20 Settembre 2018

La Lega ci prova, referendum e legge «Riaprire le case e incassare le tasse»

Gabriella BellucciRoma. Nel contratto di governo non ce n’ è traccia, ma in campagna elettorale Matteo Salvini ne ha parlato eccome di regolamentare la prostituzione, issando una bandiera che viene da lontano e che punta a demolire la Legge Merlin con tutti gli effetti collaterali sviluppati nel tempo. Una proposta di legge è già stata deposita dalla Lega a inizio legislatura, nel silenzio degli alleati grillini che su questo tema faticano a prendere posizione.Fin dagli anni Ottanta ci hanno provato in tanti a “riaprire le case chiuse” o, quanto meno, a superare le rigidità di una normativa per certi versi datata. Ma finora nessuna iniziativa è andata in porto, tra le asprezze di un dibattito in cui non trovano rappresentanza neanche le rivendicazioni del Comitato per i Diritti civili delle prostitute, intenzionato a legalizzare il fenomeno a tutti gli effetti, anche a livello fiscale. Perché, al di là dei giudizi morali sul commercio del sesso (sfera che non dovrebbe interessare il legislatore), il giro di affari tutto in nero è imponente (circa quattro miliardi di euro, secondo le stime più recenti), e il controllo della criminalità pressoché illimitato, almeno sulle strade.Senza contare che il settore non conosce crisi. Secondo il Codacons, tra il 2007 e il 2014 la prostituzione avrebbe aumentato il fatturato del 25,8%, con un incremento di almeno ventimila unità tra le addette, che al 60% esercitano ancora per strada, nonostante lo sviluppo delle soluzioni domestiche attraverso annunci e contatti via internet. “Fare l’ amore fa bene, per questo sì al controllo dello Stato sulla prostituzione”, ha dichiato Salvini nel gennaio scorso, proponendo nel programma elettorale della Lega la riapertura delle case chiuse (“due miliardi di entrate fiscali”) sul modello di Paesi come l’ Austria, la Svizzera e la Germania. A sostegno della proposta ci sono ancora le firme raccolte nel 2014 dal Carroccio per un referendum abrogativo della Merlin, che però è finito su un binario morto: al pari del disegno di legge contro la prostituzione in strada, presentato nel 2008 da Mara Carfagna (Fi), allora ministro delle Pari opportunità, e della successiva proposta legislativa (2014) depositata al Senato da Maria Spilabotte (Pd), mai approvata nonostante un ampio consenso trasversale. Adesso ci riprova la Lega di governo. “Togliere la prostituzione dal controllo della mafia e dello sfruttamento sarebbe un’ opera di civiltà”, ha rilanciato Salvini, mercoledì scorso, forte di un sostegno femminile al quale ha dato voce l’ avvocato Giulia Bongiorno quando presentò a gennaio la sua candidatura. “Non sarei favorevole ad abolire la normativa che sanziona penalmente lo sfruttamento delle donne – disse – ma, se una donna liberamente fa una scelta per svolgere quella attività, una disciplina a mio avviso è doverosa”.Strada spianata, dunque? Non proprio, visto che nel contratto con il M5s, anche detto “la bibbia” dagli alleati di governo, il tema non è neppure menzionato. Fuori sacco, per così dire, qualche legge potrebbe pure prendere il via, ma in questo caso bisognerà capire prima come la pensino i grillini nel loro insieme. In passato qualche tentativo di aprire il confronto è stato fatto. Nel 2016, per esempio, la riapertura delle case chiuse è stata una delle prime proposte votate sulla piattaforma Rousseau, ma non ebbe seguito. Nel 2017, poi (ma a settembre, sul finire della scorsa legislatura), Maria Edera Spadoni presentò alla Camera la proposta “Disciplina dell’ esercizio della prostituzione”, che però rimase lettera morta. Nel M5S se ne discute, insomma, ma una linea unitaria ancora non c’ è. Non sarà facile per Lega, quindi, portare avanti la causa senza il sostegno dell’ alleato di maggioranza. A meno che i voti non li mettano gli altri alleati, quelli del centrodestra, sempre disponibili a rafforzare la coalizione a scapito del M5S. Che il partito di Salvini intenda fare sul serio, del resto, si è capito subito dopo le elezioni, quando il governo Conte non era neppure alle viste. Il 24 marzo, infatti, a firma (tra gli altri) di Giancarlo Giorgetti, Massimiliano Fedriga e Nicola Molteni, è stata depositata alla Camera la legge “Disposizioni in materia di disciplina dell’ esercizio della prostituzione”. Proposta ritirata il 9 aprile, ma solo perché quattro giorni prima aveva provveduto il collega Massimo Bitonci a presentarne un’ altra con la stessa titolazione. Si vedrà nei prossimi mesi se sia destinata a restare chiusa nel cassetto.

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