13 Ottobre 2018

La guerra di Salvini ai negozi etnici fa male all’ economia: ecco la ricchezza prodotta dagli imprenditori immigrati

In una diretta Facebook da una terrazza del Viminale, il ministro dell’ Interno Matteo Salvini ha promesso di inserire un emendamento nel decreto sicurezza per imporre ” la chiusura entro le 21 dei negozietti etnici “. La misura è stata fortemente criticata da diversi esponenti politici e anche da alcune associazioni, che l’ hanno definita “razzista” e “discriminatoria”. Al di là del discorso etico, imporre dei limiti all’ attività di minimarket e di altri esercizi commerciali comporta un danno, per i proprietari ma anche per il paese. Soprattutto quando l’ imprenditoria immigrata cresce in Italia, contribuendo a rafforzare la nostra economia. La fondazione Leone Moressa ha calcolato che le imprese condotte da stranieri in Italia contribuiscono alla creazione del 6,9 % del valore aggiunto nazionale , per un ammontare pari a 102 miliardi . E a produrre questa ricchezza partecipano anche tutti quei negozi etnici e minimarket che popolano le piccole e grandi città del Paese, soprattutto al Centro Nord. Valore Aggiunto prodotto dalle imprese di proprietà di stranieri per Regione, anno 2016 (Fondazione Moressa)Il vicepremier ha insistito sul fatto che il provvedimento punta a colpire solo quei locali che si trasformano ” in ritrovo di spacciatori e di gente che fa casino, quasi tutti gestiti da cittadini stranieri”, sottolineando che il suo obiettivo non è danneggiare le imprese non italiane. Tuttavia le associazioni di categoria hanno subito preso le distanze.”Non si può fare una norma che discrimina determinati imprenditori rispetto ad altri”, ha commentato Mauro Bussoni , il segretario generale di Confesercenti . Che ha spiegato: “Chi ha un’ attività commerciale ha diritti e doveri: il dovere di rispettare le regole e il diritto di restare aperti, che siano esercizi gestiti da stranieri o da italiani”. Il presidente del Codacons Carlo Rienzi ha invece invitato a “non generalizzare”, facendo notare che “i negozi etnici sono utili ai consumatori, anche per gli acquisti last minute”, visto che spesso rimangono aperti più a lungo di altri esercizi e vendono diverse categorie di prodotti.Bar, ristoranti e negozi di alimentari gestiti da stranieri nascono infatti per rispondere a una domanda di servizi e beni da parte del consumatore. E oltre a soddisfare questa domanda, rappresentano uno stimolo per la crescita. Uno stimolo che aumenta di anno in anno: il valore aggiunto prodotto dagli imprenditori stranieri oggi è più alto del 5,8 per cento rispetto al 2015 . E questo trend positivo potrebbe continuare, dal momento che mentre il numero di imprenditori italiani si riduce (-6,4 per cento), quello degli stranieri aumenta (+16,3 per cento): attualmente sono circa 691 mila , pari al 9,2 per cento del totale.Una realtà che è evidente soprattutto in Lombardia, con quasi 150 mila imprenditori stranieri. Poi a seguire, il Lazio (82 mila), Toscana, Emilia Romagna e Veneto (oltre 60 mila). Imprenditori immigrati in Italia per Regione, anno 2017 (dati Fondazione Moressa)Tra l’ altro, la guerra di Salvini ai negozi etnici finisce per colpire proprio i settori in cui, più di altri, fioriscono imprese fondate da immigrati: cioè l’ area del commercio e della ristorazione. Il vicepremier ha giustificato la sua misura per contrastare gli abusi, ma ha limitato la portata della sua offensiva ai locali stranieri.Anche il sindaco di Milano Beppe Sala è intervenuto nel dibattito: “Io stesso tempo addietro avevo posto un po’ la questione della chiusura di notte di esercizi commerciali dove si vende alcool. Poi che possa essere le 21 o mezzanotte, ragioniamoci. Invece sono totalmente contrario al fatto che siano solamente i negozi etnici, c’ è una discriminazione che non esiste”. Imprenditori immigrati in Italia per Settore, anno 2017 (dati Fondazione Moressa)Il contributo dell’ imprenditoria immigrata all’ economia nazionale, in termini di produzione e di fisco, si comprende ancora meglio se lo si contestualizza nell’ ambito di quell’ inverno demografico che l’ Italia sta affrontando: un fenomeno caratterizzato dall’ aumento della popolazione anziana e una riduzione di quella in età lavorativa, che metterà a dura prova le finanze pubbliche nei prossimi anni.

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