21 Ottobre 2007

La “guerra“ di Corlo per i rifiuti

La “guerra“ di Corlo per i rifiuti

Come la partecipazione della gente modificò imposizione del Comune

Il caso che raccontiamo oggi è andato a buon fine. A dimostrazione che quando il cittadino vuole, può ottenere. La guerra è stata lunga e, fortunatamente, più psicologica che altro: cittadini versus amministrazione. Argomento: la raccolta rifiuti. Chi può dimenticarsi di Corlo? La frazione che si oppose al porta a porta. E vinse. La storia rimase alla ribalta per mesi: i cittadini di Corlo in rivolta contro il porta a porta. Non per indolenza, nè per scarso senso civico (prova ne sia che Formigine, il Comune a cui Corlo appartiene, era, ed è, uno dei Comuni con la percentuale più alta di raccolta differenziata) e allora perchè? Ce lo racconta uno dei cittadini che visse tutta la vicenda. “Tutto cominciò perchè la decisione ci venne imposta. Nessuna consultazione, partecipazione zero. Un giorno davanti ad ogni porta delle case di Corlo apparve un bidoncino giallo – racconta l`uomo che risiede lì da sempre – di cui nessuno sapeva cosa fare. Era chiaro soltanto che il “dono“ proveniva dalla Sat (municipalizzata per la gestione di acqua, gas e rifiuti). Dopo un paio di giorni, i più solerti di noi cominciarono a chiamare il Comune per capire cosa stava succedendo. La risposta era sempre la stessa: state tranquilli vi spiegheremo a tempo debito. E, infatti, la spiegazione non tardò ad arrivare: all`improvviso sparirono tutti i cassonetti dalle strade. Non si poteva più buttare il pattume: da un giorno all`altro i corlesi si trovarono senza un solo bidone della spazzatura e con una lettera tra le mani che dava indicazioni (vaghe per la verità) di come, a partire da quel momento, si sarebbe realizzata la raccolta porta a porta. Secondo Sat e Comune noi avremmo dovuto porre il bidoncino in strada ad orari prestabiliti, in giorni diversi e loro sarebbero passati a prenderlo. Sempre secondo le disposizioni erano, però, state previste delle multe per chi avesse inserito merce sbagliata e ogni cittadino rimaneva responsabile del proprio bidoncino per tutta la durata della sua permanenza in strada. Cioè se qualcuno vi fosse inciampato sopra, se il bidone si fosse rovesciato ed il suo contenuto si fosse sparso per la strada… la colpa sarebbe stata nostra. Decisioni non troppo meditate, forse… Comunque, non contente, Sat ed Amministrazione decisero, nello stesso momento, di compiere, nelle nostre tasche il passaggio da tassa a tariffa crescendo, di molto, le bollette. Insomma tutto sbagliato per noi e nemmeno l`ombra della partecipazione. Il porta a porta era, per Corlo, un`imposizione. E così cominciammo la nostra protesta seguiti da vicino dal Codacons: su 600 famiglie residenti nella frazione l`80% si rifiutò di fare la raccolta con il bidoncino e ci ostinammo, per due anni, a portare i rifiuti nei cassonetti della vicina Formigine. E cominciammo a presenziare, noi cittadini, a tutte le sedute di consiglio comunale che si tenevano sull`argomento e a mettere in atto una serie di dimostrazioni civili di dissenso. Una volta portammo tutti i bidoncini davanti al Comune e li posammo uno sull`altro come un alto muro, in più occasioni scendemmo per le strade a manifestare e, con cadenza quindicinale, continuammo ad incontrarci per rimanere tanti e compatti. La protesta, tanto civile, fece presa e, dopo due anni, il Comune ritrattò. La delibera fu ritirata e per le strade riapparvero i cassonetti“. “Questa esperienza ha insegnato tanto ai corlesi e, speriamo, possa insegnare tanto anche ai modenesi che vorrebbero contare di più nelle decisioni che li riguardano“.,conclude il cittadino di Corlo. Gli echi dell`esperienza di Corlo si diffusero in tutta la regione e per molto tempo quello modenese fu portato come un esempio: “La consapevolezza dei cittadini e la loro presenza reale durante le proteste possono fare molto – spiega Fabio Galli del Codacons, che all`epoca organizzò la protesta – ai cittadini che lamentano situazioni difficili diciamo sempre: con le buone maniere e la partecipazione le cose possono cambiare“.

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