25 Settembre 2017

La grande notte dei Rolling Stones, flop nell’ organizzazione

Quello dei Rolling Stones rimane probabilmente il miglior concerto rock che il danaro può comprare. Meno la cornice scelta da Mick Jagger & Co. per la rentrée italiana dell’ altra sera a Lucca, suggestiva finché si vuole ma inadatta ad ospitare un evento da 56 mila spettatori. Fin dalla scelta di celebrare l’ epopea di «Brown sugar» nel capoluogo toscano (invece che al Parco San Giuliano di Venezia, come ipotizzato) le poderose mura medievali hanno imposto agli organizzatori dei limiti logistici durissimi, se non addirittura impossibili, da superare. A cominciare da un avvallamento nell’ area «prato B», che ha tolto la visuale a migliaia di fan, indignati dall’ aver speso 115 euro di biglietto senza riuscire neppure a scorgere i quattro monoliti hi-tech alti una ventina di metri che sovrastano il palco di questo No Filter Tour con cui gli Stones, 293 anni in quattro, defibrillatore e stanza di rianimazione dietro le quinte, potrebbero congedarsi definitivamente dal loro popolo, nonostante l’ annuncio di un nuovo album d’ inediti renda la cosa solo una pallida eventualità. «Concerto top. Organizzazione flop» tagliano corto sul web i più risentiti titillando gli appetiti del Codacons, pronto a presentare un esposto per «l’ inadeguatezza della location, che ha reso non visibile per molti il palco, ma anche l’ insufficienza di bagni chimici, la presenza di persone arrampicate su alberi e lampioni con ripercussioni sul fronte della sicurezza». Un bollettino di guerra forse ingeneroso con uno dei più bei spettacoli offerti dalla band inglese in mezzo secolo di concerti di qua dalle Alpi. Partito con qualche problema tecnico e un Keith Richards sottotono, il No Filter formato Lucca Summer Festival è poi divenuto per gli Stones una prova del vecchio adagio picassiano secondo cui ci vuol del tempo per diventare giovani. Bastava incrociare lo sguardo estasiato di ragazzi che ai tempi di «Miss you» non erano neppure una scintilla negli occhi di papà davanti ai riff sporchi dello stesso Richards o il loro stupore per una «Midnight rambler» esaltata dalla chitarra di Ron Wood o per quella «Con le mie lacrime», versione italiana della «As tears go by» scritta nel ’64 da Mick per Marianne Faithfull, eseguita a sorpresa nella nostra lingua per riaffermare i legami con la Penisola. Un abbacinante fuoco d’ artificio, proprio come quelli piovuti nel finale su «Jumpin’ Jack Flash». Paride Sannelli.

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