27 Gennaio 2012

La grande frenata dei salari   

La grande frenata dei salari 
  l’ istat: a dicembre un aumento di appena l’ 1,4%, il più basso dal 1999. l’ inflazione corre al 3,3%
 

Tra bassi stipendi e inflazione in continuo aumento, per gli italiani diventa sempre più costoso fare la spesa Frenata sui salari. In dicembre l’ indice delle retribuzioni contrattuali orarie ha registrato una variazione nulla rispetto al mese precedente e un aumento dell’ 1,4% rispetto a dicembre 2010: si tratta del valore tendenziale più basso dal marzo del 1999, secondo quanto riferisce l’ Istat. In media nel 2011 la retribuzione è cresciuta dell’ 1,8% rispetto all’ anno precedente. Se si pensa che nel 2010 la crescita delle retribuzioni contrattuali orarie si era attestata al 2,2%, la frenata registrata nel 2011 è forte. Un altro dato che fa comprendere la difficoltà del momento è il differenziale su base annua tra l’ aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,4%) e il livello d’ inflazione (+3,3%) è all’ 1,9%, il livello più alto dall’ agosto del 1995. Sono aumentati un po’ di più gli stipendi di chi lavora nel privato, il 2%, mentre invariati appaiono gli stipendi pubblici. I più fortunati sono stati militari e forze dell’ ordine, come appare dalle differenze tra comparti pubblicata dall’ Istat. I settori che a dicembre presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono gomma, plastica e lavorazioni minerali non metalliferi ma anche i vigili del fuoco (per entrambi +3,1%), militari e difesa (3,3%), forze dell’ ordine (3,1%). I più sfortunati, invece, sono coloro che lavorano nei ministeri e nelle scuole: per entrambi l’ aumento è dello 0,2%. Ma anche chi lavora nelle regioni e nelle autonomie locali o nel servizio sanitario nazionale deve accontentarsi di un aumento dello 0,3%. A incidere sul risultato dell’ indagine anche il fatto che nel mese di dicembre non sia stato ratificato alcun accordo nei settori considerati. La novità negativa è l’ aumento del tempo di attesa per il rinnovo dei contratti: dai 14,5 mesi del dicembre 2010 si è passati, infatti, a 24,9 mesi, circa due anni mentre l’ attesa media, calcolata sul totale dei dipendente è di 7,8 mesi contro i 5,4 del 2010. Alla fine di dicembre la quota dei dipendenti in attesa di rinnovo è del 31,4% nel totale dell’ economia e del 10,7% nel settore privato. L’ attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è in media, di 24,9 mesi nel totale e di 27,6 mesi nell’ insieme dei settori privati. Nel settore privato la quota dei dipendenti in attesa di rinnovo è pari al 10,7%, i mesi di attesa per i dipendenti con il contratto scaduto sono 27,6, mentre l’ attesa media è di tre mesi considerando l’ insieme dei dipendenti del settore. «I salari si stanno impoverendo sempre di più, e c’ è il rischio che il sistema vada in tilt», commenta Paolo Pirano, segretario confederale della Uil. Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl chiede un «patto per la crescita»: «Per alzare i salari e far ripartire i consumi, che come sottolinea oggi l’ Istat sono fermi, occorre un patto sociale per la crescita, il lavoro e l’ equità», sottolinea aprendo i lavori del Comitato esecutivo del sindacato. «Le previsioni per l’ Italia, sia della Banca d’ Italia sia quelle del Fondo Monetario internazionale, rilevano una situazione di recessione con pesanti implicazioni in termini di redditi di famiglie e di occupazione», avverte. Allarmate le associazioni di consumatori. Il Codacons vorrebbe la possibilità di introdurre i saldi liberi. «La realtà è che i salari, gli stipendi e le pensioni non sono state salvaguardate dall’ aumento del costo della vita dal 2002 ad oggi e che l’ aumento dell’ Iva ha dato il colpo di grazia finale a chi era già ridotto sul lastrico, facendo salire l’ inflazione dal 2,8 di agosto al 3,3% di dicembre, nonostante sia in atto un crollo della domanda e dei consumi», spiega l’ associazione. E se la prende con Monti: «ha fatto dietrofront proprio nella lotta al carovita, eliminando, caso strano, le liberalizzazioni che maggiormente incidono nella spesa quotidiana dei pensionati e delle massaie italiane, ossia quelle del commercio al dettaglio, facendo saltare i saldi liberi e non inserendo l’ eliminazione dei vincoli alle vendite sottocosto». «Sempre più gravi i dati diffusi dall’ Istat sulla fiducia dei consumatori, che si attesta ai livelli minimi dal 1996», ricordano in una nota congiunta Adusbef e Federconsumatori.

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