24 Maggio 2022

LA GIORNATA DELLA LEGALITÀ (O DELLA FANTASIA)

Se qualcuno atterrasse per caso sulla Terra da un pianeta sconosciuto, e pensasse bene – per caso o per scelta – di approdare qui da noi nel Belpaese in piena Giornata Della Legalità, penserebbe senza dubbio che l’Italia sia diventata tutto insieme un Paese mafia-free. Da tutte le parti – in TV, sui giornali, in radio e nelle dichiarazioni pubbliche dei vari protagonisti – l’accento è tutto sul “riscatto morale” del Paese; che, dopo le atroci vicende di Falcone e Borsellino, ritrovò l’unità d’intenti perduta e, scrollandosi di dosso complicità e incertezze, seppe mondarsi dalla secolare piaga mafiosa. Sintesi più o meno generale: noi italiani ne abbiamo viste tante, ma ora la mafia è solo un ricordo. Peccato solo che questa sia una fantasia, lontana dalla verità, e che le cose stiano in un altro modo.

I dati infatti dicono l’esatto contrario: confermano il tradizionale presidio del Mezzogiorno, che non è mai venuto meno – neanche dopo gli omicidi dei nostri magistrati – ma anche una crescente presenza delle mafie in molte aree del Centro e del Nord. Mafia S.P.A., nei fatti, è un colosso economico: i volumi di affari legati alle attività illegali – attraverso le quali la criminalità organizzata si finanzia e si arricchisce – sono ingenti e si può stimare che rappresentino oltre il 2 per cento del PIL italiano (Transcrime 2015, Istat 2021). A tali valori occorre poi aggiungere i proventi delle mafie ottenuti attraverso l’infiltrazione nell’economia legale: e chissà quanti sono. Secondo Transcrime (2015), i ricavi dalle attività illegali raggiungerebbero un totale di circa 26 miliardi di euro, derivanti principalmente da droghe (7,7), estorsioni (4,8), prostituzione (4,7), contraffazione (4,5) e usura (2,2). E i numeri sono confermati anche dagli osservatori sul campo: la percentuale di imprese che ritiene abbastanza o molto probabile che si siano verificati fenomeni legati alla criminalità organizzata nel mercato in cui operano è in crescita, passando dal 9 per cento nel 2019 al 16 nel 2020.

Altro che “riscatto morale”: le organizzazioni criminali, in Italia, prosperano. Magari non piazzano granate sull’autostrada, ma incassano e fatturano. Tanto che la propensione a inquinare l’economia legale trova conferma nell’incremento delle segnalazioni di operazioni sospette, 49.104 nel primo semestre 2019, 54.228 nel primo semestre 2020 e 68.534 nello stesso periodo del 2021, e delle interdittive antimafia, rispettivamente 279, 384 e 455.

Tutto questo, a quanto pare, per certi nostri compatrioti non esiste. Lo stanco rituale della Giornata della Legalità si ripete anno dopo anno, tra slogan triti e ritriti, parole d’ordine soporifere e già sentite, incomprensibili e poco ispirate iniziative pubbliche, orribili celebrazioni nelle scuole e nelle piazze. Ma è ora di dire le cose come stanno, almeno il giorno dopo, e di accorgersi che qualcosa – nel discorso pubblico sulla mafia, che infatti quasi non esiste – non torna. La criminalità è sparita dall’agenda politica e giornalistica. E se la magistratura si riduce a perquisire la sede di Report per scoprire qualcosa sui rapporti tra organizzazioni criminali ed eversione, se l’omaggio ai nostri più grandi magistrati è affidato a chi li definisce “incredibilmente punk”, è ora che qualcuno spezzi il coro unanime: no, la mafia non è sconfitta. E in molti casi sta anche vincendo la partita.

Carlo Rienzi

Il Blog del Rompiscatole

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