19 Agosto 2010

La Germania mette il turbo all’ Ocse “Ma in Italia la ripresa è lenta”

La Germania mette il turbo all’ Ocse «Ma in Italia la ripresa è lenta»
 

– MILANO – FRA INCERTEZZE e ricadute, l’ economia dei paesi industrializzati dell’ area Ocse continua a crescere. Nel secondo trimestre il Pil ha fatto un balzo del 2,8% rispetto allo stesso periodo di un anno fa e dello 0,7% sui primi tre mesi del 2010. A dare sprint alla ripresa è stata la Germania dove l’ economia è cresciuta in un anno del 3,7%, mai così bene dai tempi della riunificazione. Grazie alla performace di Berlino l’ economia europea nel secondo trimestre fa un passo avanti dell’ 1% rispetto ai primi tre mesi e dell’ 1,7% su un anno fa. Bene anche la Gran Bretagna, mentre – come già aveva rilevato l’ Istat – più lenta è la ripresa in Italia che registra una crescita tendenziale dell’ 1,1%, la più bassa fra i grandi Paesi del G7. In frenata anche Stati Uniti e Giappone dopo lo slancio del primo trimestre. I DATI diffusi ieri dall’ Ocse preoccupano i consumatori del Codacons secondo cui «l’ Italia è la cenerentola d’ Europa». Adusbef e Federconsumatori temono in autunno «una nuova stangata per le famiglie» valutata fra gli 886 e i 1.100 euro annui. «Con questo tasso di crescita l’ Italia tornerà ai livelli di consumo pre-crisi non prima del 2015». Sostanziali benefici a lungo termine per la stabilità finanziaria e per la crescita dovrebbero invece venire dai nuovi standard sul capitale delle banche previsti da Basilea 3 e che saranno sottoposti al summit dei capi di stato del G20 in programma a novembre. Lo sostiene il doppio rapporto elaborato dal Financial Stability Forum e dal Comitato di Basilea diffuso ieri. I banchieri sono da tempo in allarme per l’ impatto che avrà la stretta sul capitale e sulla liquidità delle banche: l’ istituto di ricerca che riunisce i grandi istituti mondiali teme che la stangata sul sistema del credito possa avere effetti pesanti sull’ economia e tagliare del 3% in cinque anni la crescita di Stati Uniti ed Eurozona con la perdita di 10 milioni di posti di lavoro. IL GOVERNATORE della Banca d’ Italia, Mario Draghi (nella foto Ap) , nella sua veste di presidente del Financial Stability Forum, smentisce queste previsioni catastrofiche e sostiene che le nuove regole di Basilea avranno costi «modesti». Soprattutto se i nuovi requisiti più restrittivi saranno introdotti con gradualità, «l’ impatto sarà di appena lo 0,04% all’ anno sulla crescita del Pil per un periodo di quattro anni e mezzo». Quindi – calcola Draghi – «i costi macroeconomici di Basilea 3 sono gestibili, mentre i benefici a lungo termine per la stabilità finanziaria e per la crescita sono sostanziali». A patto però – sottolinea il rapporto della Bank of International Settlement – che le nuove regole siano introdotte con molta gradualità. Infatti se il periodo fosse troppo breve, «il rischio è che le banche scelgano di ridurre l’ offerta di credito per alzare i requisiti di capitale». In questo modo il sistema produttivo si troverebbe a corto di credito e l’ economia si fermerebbe.

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