5 Gennaio 2007

LA FINE VIOLENTA DEI MAYA Tutti contro Apocalypto

In lingua yucateca con sottotitoli in inglese. Cinquanta milioni di budget e niente divi. Gibson affronta un altro tema scomodo: il plagio delle masse da parte dei capi Il film di Mel Gibson sull`impero Maya è un concentrato di violenze e sacrifici umani. Si spacca la commissione di censura. Il ministro Rutelli: “Vietarlo ai minori non accompagnati“. Unica voce a favore quella di Freccero: “Eppure abbiamo visto impiccare Saddam Hussein“. E mentre un regista messicano accusa: “Mel ha copiato“, il Ft lo promuove a pieni voti “ Foto dal set Al centro delle polemiche, a quanto pare, Mel Gibson sta bene. Ne scoppiarono molte per il suo The Passion: l`aramaico come lingua originale, il sangue e il dolore di Cristo, l`accusa di un velato antisemitismo… Ne stanno scoppiando altrettante per Apocalypto (in uscita nelle sale italiane il 5 gennaio): troppa violenza nelle scene. Ambientato nel Quindicesimo secolo, prima dell`arrivo dei bianchi, il film racconta il declino dell`impero Maya. Il più romantico dei protagonisti della storia è Jaguar Paw, che viene scelto dai capi del suo villaggio come vittima sacrificale e strappato alla moglie Seven e al figlio. Riuscirà a riunirsi alla famiglia e a vendicarsi dei suoi sanguinari capi, riportando pace e giustizia nel suo villaggio? TROPPA VIOLENZA Ma non è questo che preoccupa. A far storcere il naso a molti sono invece teste mozzate, sgozzamenti, stupri, torture, massacri, sacrifici umani e cuori pulsanti strappati dal petto delle vittime in offerta a divinità crudeli. L`Italia, però, dice l`ufficio stampa del film Saverio Ferragina, è l`unico paese al mondo che abbia ritenuto la pellicola adatta a tutti, bambini compresi. Ecco il punto. Nonostante la pellicola sia stata promossa a pieni voti (cinque stelle) dal solitamente schizzinoso Finalcial Times (la cui recensione ha passaggi veramente lusinghieri nei confronti del film: “Prende alla gola lo spettatore… le scene sembrano uscire dallo schermo…“), secondo alcuni la censura italiana è stata troppo morbida rispetto agli altri stati: il Canada e la Germania l`hanno vietato ai minori di 18 anni. Gli Stati Uniti gli hanno applicato la R, ovvero l`obbligo che i minori di 17 anni siano accompagnati. L`Olanda s`è limitata a proibirlo ai minori di 16. L`Irlanda a quelli di 15. D`accordo con la “stretta“ si è detto il ministro per i Beni culturali, Francesco Rutelli, che annuncia di aver chiesto alla Eagle, la società che distribuisce il film, di “invitare gli esercenti a impedire l`ingresso nelle sale ai minori non accompagnati“. “Gli esercenti – ha aggiunto il ministro – si sono impegnati a non far entrare i bambini e i ragazzi e ad avvisare il pubblico della particolare crudezza di alcune scene del film“. E la presidente della commissione bicamerale per l`Infanzia, Anna Serafini, chiede alla commissione censura di rivedere la decisione. CENSURA RICHIESTA Già subito dopo la presentazione in anteprima del film, sono cominciate le reazioni. Maurizio Paniz, deputato di Forza Italia e membro della Commissione Bicamerale per l`Infanzia, nonché Riccardo Villari della Margherita si sono chiesti come mai la “censura“ non abbia funzionato. “Non c`è stato un controllo adeguato“, ha detto il primo. “E` evidente che qualcosa non va nel controllo“, ha aggiunto l`altro. E Tajani di Forza Italia ha ribadito: “In certi casi è meglio adeguarsi all`Europa“. Mentre il Codacons (Coordinamento delle associazioni per la difesa dei consumatori ) ha annunciato che presenterà entro il fine settimana un ricorso al Tar del Lazio contro il mancato divieto ai minori. “Il film sarà di certo bellissimo e ben realizzato – afferma il presidente del Codacons, Carlo Rienzi – ma i minori vanno tutelati più degli interessi economici delle case di produzione cinematografica“. Non si invoca “la censura, tipo il taglio delle scene forti“, ma certe scene di violenza “sono adatte esclusivamente a un pubblico adulto, non possono essere apprezzate, anzi verrebbero fraintese, dai minori di 14 anni“. Sulle stesse posizioni anche Anna Oliverio Ferraris, docente di Psicologia dello sviluppo all`università La Sapienza di Roma: “Non è un problema di censura. Vanno date indicazioni precise ai genitori, che altrimenti sono convinti che si tratti di un film per tutti. E` inutile spaventare i fanciulli: non sono adulti in miniatura, crescono gradualmente e non vanno traumatizzati“. Anche Maria Rita Parsi, psicopedagogista e presidente della Fondazione movimento bambino, è convinta che il film “andrebbe vietato almeno ai minori di 16 anni, tanto più perché girato con le caratteristiche e la tempistica del videogioco e quindi confezionato a uso e consumo dei ragazzi“. Tirato in causa, è intervenuto anche Gaetano Blandini, il direttore generale del cinema, che ha chiarito che lo psicologo previsto in ogni commissione di “revisione“ (la parola censura è brutta e quindi è stata abolita) era stato convocato regolarmente. E se non è arrivato non si poteva fermare la commissione perché è sufficiente avere il numero legale: “I commissari“, ha concluso, “vengono pagati solo 10-15 euro a seduta: è già un miracolo trovarli. Ogni anno ci sono quattro o cinque polemiche sulla censura: occorrerebbe modificare la legge. Sono vent`anni che se ne parla. Serve una volontà forte del governo oppure del parlamento“. Unica voce di dissenso quella di Carlo Freccero, ex “enfant terrible“ della tv ed ex direttore di Raidue, il quale ha spiegato che, dopo aver visto le sevizie nel carcere di Abu Ghraib, le immagini di ogni conflitto che avvenga sulla terra, Saddam impiccato che penzola dalla forca, “avremmo dovuto spegnere la tv dal 2001“. ACCUSA DI PLAGIO Dopo le critiche per la troppa violenza, Gibson se la deve vedere con le accuse di plagio. Un cineasta messicano ha infatti detto che il regista americano gli copiato l`idea e il soggetto del film. Secondo Juan Catlett, Gibson avrebbe usato scene identiche al suo film del 1991 dal titolo Return to Aztlan. La storia, secondo il messicano, è praticamente la stessa, compresi alcuni riferimenti specifici ed alcuni personaggi. Catlett ha detto pure che Gibson gli richiese una copia del film nell`epoca in cui stava girando il suo nuovo lavoro e che alcune scene sono state riprese nella stessa maniera. Ora il regista messicano si propone di agire legalmente, anche se appare problematica la possibilità di dimostrare che Gibson, talento conematopgrafico riconosciuto anche dai suoi critici, possa essere ritenuto un “copione“.

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