La febbre del gioco inghiotte i pochi risparmi
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fonte:
- Gazzetta del Sud
«È figlio dell’ avidità, fratello dell’ iniquità, padre del male». Da George Washington alla quotidianità: il demone del gioco d’ azzardo travolge i cosentini, danarosi ma non solo, casalinghe e pensionatiche non riescono a venire a capo della febbrile ansia della “giocata”. Agenzie di scommesse sportive, gratta e vinci, sale slot, poker room, vere e proprie bische legalizzate assorbono copiosi i frutti delle fatiche dei cosentini. Enormi locali dislocati nel centro città si prestano ad accogliere “gli incalliti della macchinetta” e non è possibile scrutare al loro interno senza entrarvi: maestose vetrofanie multicolorate, allettanti messaggi indicanti “montepremi” e “jackpot” celano un cosmo complesso, dove dimorano solitudine, attesa e, il più delle volte, sconfitta. L’ avventore di questi luoghi è l’ individuo di mezza età, robusto e stempiato, fumatore, nervoso che non ama la vicinanza di altri simili: è lui stesso a rivolgersi al prossimo con brevi stoccate di gioia o rabbia per la puntata andata a male o per la temporanea vincita. Ma è breve quell’ attimo di condivisione: il giocatore è pronto a riparare nuovamente nel proprio limbo fino alla perdita del senso della realtà. La Cosenza biscazziera ama le scommesse sportive, fenomeno in ascesa soprattutto trai giovani (+ 30% secondo i dati forniti da alcuni gestori di agenzie), molti dei quali confessano di seguire il calcio in maniera funzionale alla cosiddetta “bolletta”: dieci euro è la cifra che mediamente sono disposti a spendere settimanalmente. I gratta e vinci da 3 a 20 euro spadroneggiano negli ipermercati, laddove appositi erogatori collocati in prossimità delle casse, “consigliano” al passante come investire quel poco resto che si ritrova in mano dopo la spesa. La lotta alle cosiddette “ludopatie” imperanti in città si è infittita a partire dal 2008, nel momento in cui un rapporto del Codacons evidenziò per la provincia di Cosenza una spesa annua pro capite di 579 euro. Ma la battaglia alla “droga del secolo” nell’ ultimo anno ha visto un dispiegamento massiccio di forze da parte delle amministrazioni provinciale e comunale, della Caritas e di associazioni come “Libera” che dedicano mediante appositi osservatori ampio spazio alla conoscenza delle dinamiche del gioco d’ azzardo. Secondo i dati diramati da quest’ ultima, in Calabria sarebbero circa 20 mila i “dipendenti”, dei quali quasi 7 mila nella provincia di Cosenza. Un fenomeno in costante ascesa, del quale emerge soltanto una minima parte disposta nell’ anonimato a farsi aiutare ed indagare: al numero verde istituito dalla Provincia per arginare l’ aumento dei ludopati, sono giunte soltanto 53 richieste di assistenza da uomini di età compresa tra i 30 e i 50 anni e soltanto in un caso di una donna. Più frequente il ricorso allo stesso servizio da parte dei congiunti, con richiesta di informazioni e consigli sull’ individuazione di centri per il trattamento e la cura della patologia, sulla possibilità diaccedere ad apposite misure di sostegno economico per le famiglie in difficoltà a causa del fenomeno, infine sui comportamenti da adottare e le azioni da intraprendere riguardo alla tutela dei beni e del patrimonio familiare. Costante la parola dei vescovi impegnati a instradare il “gregge peccatore” sulla strada del buonsenso e della normalità. Ultimo in ordine di tempo l’ intervento di monsignor Santo Marcianò, vescovo della diocesi Rossano-Cariati.3.
matteo dalena
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