31 Gennaio 2005

La farfalla di Zaccaria e i fans del vecchio simbolo

CI AVEVA visto giusto l?ex presidente Roberto Zaccaria, quando scelse la farfalla. Come si fa a mettere sotto sequestro uno svolazzante lepidottero? Eppure la sua decisione di ignorare il cavallo nell?indicare il simbolo dell?azienda pubblica televisiva suscitò scandalo e indignazione. Oggi Zaccaria potrebbe chiedere conto di quelle ingiuste accuse. Quattro impiegati hanno smosso la giustizia che, lenta e inesorabile, è arrivata a segno: reintegro e riconoscimento dei danni. Ottantamila euro che la Rai si guarda bene dallo sganciare per una pura ragione di fiducia (e se poi in appello vinciamo chi ce li ridà i soldi?). Il sequestro, a questo punto, è diventato inevitabile.
Semmai, il problema deve essere stato: a che cosa mettiamo i sigilli? Tempo fa, qualcuno provò a mettere le mani sulla poltrona del direttore generale. L?idea fu del Codacons che avanzava un credito (con l?avallo dell?ufficiale giudiziario Rita Cuscino: ?nomina sunt consequentia rerum?, dicevano gli antichi). Seguì una trattativa (le battute sul direttore generale che perde la poltrona si sprecarono), ma Flavio Cattaneo si salvò e i sigilli vennero messi a un vecchio proiettore. L?azione simbolica, però, raggiunse il suo effetto: foto e titoli sui giornali. Stavolta la mira ha puntato un bersaglio più grosso: i 25 quintali di bronzo che sono davanti al palazzo di viale Mazzini da 38 anni e mezzo immobili e imprendibili. A renderli tali, la mole della scultura. Quando, a metà dei felici anni ?60, Ettore Bernabei, allora direttore generale, commissionò a Francesco Messina una statua equestre, per trasportarla a Roma da Milano (dove era stata realizzata) andò in tilt l?ancora fresca Autostrada del Sole a due corsie. Al monumento venne tagliata la coda che poi fu risaldata a viale Mazzini. Da quel momento ha simbolizzato la Rai e le sue vicende nel bene e nel male (la statua raffigura un cavallo ferito a morte ?come un cigno nel suo canto più bello prima di morire? disse l?artista).
Non c?è dubbio, il pignoramento (in linea teorica, se la Rai insistesse a non pagare, si potrebbe arrivare allo sradicamento e a un?asta: la cifra del contenzioso è di 80 mila euro) ha l?evidente significato del colpo studiato per fare colpo. Il cavallo della Rai è come la Madunina per Milano, il cavallino rampante per la Ferrari, la M di McDonald, la pantera per la Jaguar, il ciuccio per il Napoli. Nell?atto simbolico c?è la garanzia del debito accompagnato da sigilli, foto e titoli. La Rai viene ferita nel suo orgoglio aziendale senza contare che, vista la situazione (a denunciarla è Roberto Natale dell?Usigrai che, sostiene, le cause di risarcimento intentate contro la Rai sono migliaia), il pignoramento del cavallo potrebbe diventare uno sport assai praticato. L?ufficiale giudiziario lo sa. Ma forse ha sbagliato i tempi. Lo sa che la Rai ha deciso di disfarsi del suo palazzo cavallo compreso per trasferirsi altrove e che, forse, non è più tempo di simboli?

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