13 Giugno 2021

La famiglia: “Camilla stava bene, nessuna malattia ereditaria”

dal  nostro  inviato  Massimo  Calandri  SESTRI  LEVANTE.  — “Camilla  stava  bene:  era  una  ragazza  sana,  sportiva”,  ripetono  Roberto  Canepa  Barbara  Spoto,  genitori.  Lo  avevano  raccontato  Repubblica  lo  ribadiscono  tramite  il  loro  avvocato:  “Non  c’era  nessuna  malattia  ereditaria”.  Ma  la  piastrinopenia  autoimmune,  che  sarebbe  in  relazione  con  la  trombosi  il  decesso  della  18enne  di  Sestri  Levante  vaccinata  con  Astrazeneca?  Non  era  stata  dichiarata  al  medico  che  il  25  maggio  inoculato  la  prima  dose  all’open  day  organizzato  nella  struttura  di  viale  Dante  Alighieri,a  Sestri  Levante.  Non  risulta,  ed  è  tutto  terribilmente  strano.  Camilla  sapeva  della  sua  patologia  lo  aveva  detto?  Qualcuno  ne  aveva  preso  nota?  La  giovane  si  stava  anche  sottoponendo  ad  una  cura  ormonale  per  via  di  una  costi  ovarica,  giorni  dopo  il  vaccino  ha  preso  la  pillola:  anche  questo  era  un  aspetto  sconosciuti  ai  sanitari  perchè?Per  la  Procura  di  Genova,  la  verità  sulla  tragica  fine  della  ragazza  è  tutta  qui,  in  queste  domande  ancora  in  attesa  di  una  risposta.  “Siamo  sconvolti  per  quanto  è  accaduto,  ma  anche  sereni  nei  confronti  dell’impegno  dell’attenzione  che  mostrano  quotidianamente  medici  vaccinatori  che  questa  situazione  di  allarme  che  si  è  generata  stanno  rispondendo  con  perizia  competenza”,  dicono  all’Asl4Asl4.  Però  magistrati  vogliono  pure  fare  chiarezza  sulle  eventuali  responsabilità  dei  medici  del  pronto  soccorso  di  Lavagna,  dove  Camilla  aveva  chiesto  aiuto  una  prima  volta  la  notte  del  giugno:  in  questo  caso,  diversamente  dalla  settimana  prima,  aveva  fatto  cenno  alla  piastrinopenia,  che  sarebbe  di  origine  ereditaria.Ed  aveva  anche  parlato  della  cura  ormonale  cui  si  stava  sottoponendo.  Per  questo  motivo  era  stata  oggetto  di  una  serie  più  approfondita  di  accertamenti:  dopo  una  notte  in  ospedale  l’avevano  dimessa,  con  la  raccomandazione  di  eseguire  nuovi  esami  nel  giro  di  settimane.  Rimandarla  casa  è  stata  forse  una  imprudenza?  La  sintomatologia  sembrava  evidente:  chissà  se  poteva  essere  salvata.  E’  questo  il  dubbio  degli  inquirenti.  Di  sicuro,  quando  è  tornata  al  pronto  soccorso  la  notte  di  sabato  maggio  le  condizioni  erano  ormai  disperate:  il  trasferimento  al  San  Martino,  le  due  delicatissime  operazioni.  Tutto  inutile,  purtroppo.  Si  riparte  insomma  dalla  scheda lato  a  Sestri  Levante  prima  di  fare  il  vaccino,  che  in  questo  momento  è  sotto  sequestro  negli  uffici  dell’Asl  4  e  solo  domani  mattina  darà  ufficialmente  acquisito  dai  carabinieri  del  Nas.  Contiene  alcuni  passaggi  fondamentali,  tipo:  “Soffre  di  malattie  cardiache  (…) o  altre  malattie  del  sangue?”.  “Riferisca  eventuali  altre  patologie  o  notizie  utili  sul  suo  stato  di  salute”.  Ecco.  Forse  perché  all’oscurooscuro,  magari  perché  non  credeva  fosse  importante,  la  ragazza  potrebbe  non  aver  detto  nulla.  Chissà.  Secondo  indiscrezioni,  non  ci  sarebbe  alcun  riferimento  alla  malattia.  Tutta  la  documentazione  recuperata  in  questo  giorni  dai  militari  è  finita  negli  uffici  dei  pm  del  tribunale  del  capoluogo  ligure.  Ma  per  saperne  di  più  sull’inchiesta  bisognerà  soprattutto  aspettare  gli  esiti  dell’autopsìa  in  programma  martedì:  è  stata  affidata  a  Luca  Tajana  di  Pavia,  noto  anatomopatologo  che  sarà  affiancato  dall’ematologo  Franco  Piovella.  Nel  frattempo,  il  Codacons  ha  presentato  un  esposto  alla  Procura  di  Genova  chiedendo  di  iscrivere  nel  registro  degli  indagati  il  Ministro  della  Salute  Roberto  Speranza,  il  Commissario  Francesco  Paolo  Figliuolo  e  la  Asl  competente.  “Si  tratta  di  un  atto  dovuto,  volto  ad  accertare  il  ruolo  svolto  nella  vicenda  dagli  enti  competenti”,  ha  spiegato  l’associazioneassociazione.  “Vogliamo  capire  se  vi  siano  responsabilità  per  aver  autorizzato  una  vaccinazione  potenzialmente  pericolosa  per  gli  under  60,  e  il  ruolo  della  Asl  nella  gestione  della  somministrazione  del  vaccino  alla  ragazza  e  nella  raccolta  di  informazioni  sulla  sua  situazione  clinica  prima  dell’iniezione.

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