24 Aprile 2007

La fabbrica esplode come una bomba

NAPOLI, TRE MORTI E QUATTRO FERITI. IL LOCALE ERA GIÀ STATO CHIUSO PER IRREGOLARITÀ
La fabbrica esplode come una bomba

NAPOLI Una deflagrazione terribile, tanto che il boato è stato udito nel raggio di una decina di chilometri. Chi abita a poca distanza dal luogo dell`esplosione addirittura ha temuto che si fosse risvegliato il Vesuvio. Lo scoppio di una fabbrica di fuochi di artificio in una zona di campagna di Gragnano, in provincia di Napoli, che ha provocato ieri pomeriggio tre morti e ha creato panico tra gli abitanti di numerosi comuni della zona, ripropone in maniera drammatica la questione della sicurezza sul lavoro e fa riflettere sull`opportunità di adottare misure più rigorose di controllo per questo genere di attività. Una tragedia probabilmente evitabile: la fabbrica, una piccola azienda a conduzione familiare con un organico di cinque persone tra titolari e dipendenti, era stata infatti chiusa per irregolarità e riaperta da poco meno di un anno. E venti anni fa il figlio 16enne del proprietario morì per lo scoppio che distrusse i locali, poi ricostruiti negli anni successivi a non molta distanza dal luogo dell`esplosione di ieri. Lo scoppio ha ucciso le tre persone che si trovavano nella struttura: il titolare Alfonso Novellino, 57 anni, il nipote Aniello Novellino, 43, e l`operaio Alberto Tartaglione, 38. I corpi sono stati bruciati, ridotti a brandelli e alcuni resti sono stati trovati sparsi nella campagna su un`area di circa duemila metri quadrati. Qualcuno si è salvato per miracolo, come Gennaro Novellino, parente delle vittime, che si era appena allontanato. Era in auto quando è stato investito dallo spostamento d`aria prodotto dallo scoppio: è stato colpito al volto dalle schegge dei vetri andati in frantumi. Una trentina le persone sono finite al pronto soccorso, ma solo per lievi contusioni o perchè in stato di shoc. Di loro, solo quattro sono rimaste ferite piuttosto seriamente. Per gli artificieri è stato impossibile stabilire la causa della deflagrazione. La fabbrica aveva il deposito pieno, perchè era stato ultimato un ordine di un comune pugliese per una festa patronale che si sarebbe celebrata il 28 aprile prossimo. Secondo alcuni testimoni l`esplosione, che si dice sia stata multipla, è stata avvertita anche nel comune di Angri, nel Salernitano, a decine di chilometri in linea d`aria. E` la seconda tragedia che si abbatte sulla famiglia Novellino a distanza di venti anni. Nel 1987 infatti a perdere la vita fu un ragazzo di 16 anni, Ferdinando Novellino, figlio del titolare della fabbrica a conduzione familiare. Altri due componenti della famiglia allora rimasero gravemente feriti. L`intera area coinvolta nell`esplosione è stata posta sotto sequestro dal pm della procura di Torre Annunziata, Barbara Trotta, che ha avviato gli accertamenti sull`autorizzazione che avrebbe consentito la riapertura della fabbrica a luglio 2006. Il Codacons ha lanciato un appello al sindaco di Napoli , Rosa Iervolin, “per vietare i botti a Napoli durante tutto l` anno“. “L` incidente di oggi è l`ennesima tragedia provocata dai fuochi d`artificio, di cui, come noto, nel napoletano si abusa con facilità, provocando ogni anno vittime e numerosi feriti“, ha affermato il presidente del Codacons, Carlo Rienzi. “Ancora una volta si ripete la tragedia dell`esplosione di una fabbrica di fuochi d`artificio. Solo in Campania, negli ultimi cinque anni, si sono verificati 7 di questi incidenti, causando 18 morti e il ferimento di decine e decine di persone“, ha ricordato il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino. “Alla scia di sangue delle morti bianche – ha aggiunto – si somma purtroppo la non più tollerabile pericolosità delle fabbriche di fuochi d`artificio. Molte di queste, più che luoghi di lavoro, sono delle vere e proprie bombe disseminate sul territorio“.

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