La doppia cremazione con la bara bianca? Nessun video la prova
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fonte:
- Il Biellese
La si aspettava dal 15 gennaio l’oror-dinanza del Giudice per le indagini preliminari in ordine alla vicenda delle più di 500 querele/denunce presentate dai familiari di chi ha avuto un proprio caro cremato nel tempio crematorio di Biella, gestito dalla So.cre.bicre.bi. della famiglia Ravetti nel periodo compreso dall’apertura fino al settembre del 2018 quando iniziarono le indagini che avrebbero portato alla chiusura e al sequestro dell’impianto a seguito di alcuni episodi di cremazioni multiple accertate nell’ottobre dai carabinieri dell’aliquota di polizia giudiziaria. Disattese le speranze delle famiglie. Il giudice Arianna Pisano ha ordinato l’archiviazione del procedimento. Clamorose appiano le motivazioni che hanno portato a questa scelta e che sicuramente potrebbero giocare a favore dei fratelli Alessandro e Marco Ravetti, condannati in primo grado, rispettivamente a 5 anni e 4 mesi il primo a cinque anni il secondo per i reati di vilipendio e dispersione di ceneri. Il giudice in un passaggio mette in discussione la credibilità di uno dei principali testi dell’accusaaccusa, quel dipendente che aveva fornito video e immagini alla Procura e che poi aveva accusato i Ravetti, comparendo di schiena e con voce resa irriconoscibile, nel servizio proposto da “Le Iene” su Italia1 e che tanto scandalo aveva suscitato. Il giudice scrive:«Occorre ricordare che si tratta pur sempre di persona indagata e che aveva questioni di lavoro irrisolte con gli odierni indagati, ragion per cui le relative dichiarazioni devono essere sottoposte ad un vaglio ancor più penetrante».A chi si ricorda il servizio della iena Andrea Agresti verrà in mente il passaggio in cui si faceva vedere uno spezzone di video che mostrava una bara bianca sopra un altro feretro. Quelle immagini erano state un pugno allo stomaco e facevano sottintenderne che la prassi delle cremazioni multiple non risparmiasse neppure i bambini. Il giudice scrive: «Dalla fotografie in atti risulta che la bara del feto è posta nella stanza del forno ma non all’interno dello stesso e, infine, il teste si riferisce genericamente a un filmato relativo a un contenitore con il cadavere di un bamI ino». Credibilità dei testi che passa anche dal tentativo di uno di questi di accusare Marco Ravetti di essere un consumatore di sostanze stupefacenti. Lo stesso avrebbe infatti introdotto dell’hashish con lo scopo di farlo poi ritrovare dagli inquirenti per minare ancor più l’immagine del datore di lavoro. Il giudice poi smonta ogni possibilità di provare la sistematicità della prassi delle doppie cremazioni che si sarebbero, secondo le accuse, svolte con la cremazione di defunti e con i feretri estumulati o esumati, giacché nei mesi caldi non è possibile estumulare ed esumare. Interessanti i passaggi sul DNA. Il giudice dice chiaramente che le conclusioni dei consulenti delle famiglie la maggior parte affidatesi a Codacons – tra cui l’ex Ris, Garofano, non provano nulla di più di quello che già si sapeva. «Basti considerare che l’unico DNA estrapolato con ragionevole certezza è quello riferibile a una defunta cremata e ciò nulla aggiunge alle indagini già svolte dal Pm, potendosi semplicemente concludere che all’interno dell’urna della signora è stato ritrovato il suo DNA». Il gip inoltre conclude affermando come la contaminazione delle cremazioni sia un fatto da dare per inevitabile. Per il gip quindi l’unica strada che possono adire le parti,a questo punto, non può che essere quella della giustizia CIVILE.
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