25 Maggio 2021

La doppia cremazione con la bara bianca? Nessun video la prova

La  si  aspettava  dal  15  gennaio  l’oror-dinanza  del  Giudice  per  le  indagini  preliminari  in  ordine  alla  vicenda  delle  più  di  500  querele/denunce  presentate  dai  familiari  di  chi  ha  avuto  un  proprio  caro  cremato  nel  tempio  crematorio  di  Biella,  gestito  dalla  So.cre.bicre.bi.  della  famiglia  Ravetti  nel  periodo  compreso  dall’apertura  fino  al  settembre  del  2018  quando  iniziarono  le  indagini  che  avrebbero  portato  alla  chiusura  al  sequestro  dell’impianto  seguito  di  alcuni  episodi  di  cremazioni  multiple  accertate  nell’ottobre  dai  carabinieri  dell’aliquota  di  polizia  giudiziaria.  Disattese  le  speranze  delle  famiglie.  Il  giudice  Arianna  Pisano  ha  ordinato  l’archiviazione  del  procedimento.  Clamorose  appiano  le  motivazioni  che  hanno  portato  questa  scelta  che  sicuramente  potrebbero  giocare  favore  dei  fratelli  Alessandro  Marco  Ravetti,  condannati  in  primo  grado,  rispettivamente  anni  mesi  il  primo  cinque  anni  il  secondo  per  reati  di  vilipendio  dispersione  di  ceneri.  Il  giudice  in  un  passaggio  mette  in  discussione  la  credibilità  di  uno  dei  principali  testi  dell’accusaaccusa,  quel  dipendente  che  aveva  fornito  video  immagini  alla  Procura  che  poi  aveva  accusato  Ravetti,  comparendo  di  schiena  con  voce  resa  irriconoscibile,  nel  servizio  proposto  da  “Le  Iene”  su  Italia1  che  tanto  scandalo  aveva  suscitato.  Il  giudice  scrive:«Occorre  ricordare  che  si  tratta  pur  sempre  di  persona  indagata  che  aveva  questioni  di  lavoro  irrisolte  con  gli  odierni  indagati,  ragion  per  cui  le  relative  dichiarazioni  devono  essere  sottoposte  ad  un  vaglio  ancor  più  penetrante».A  chi  si  ricorda  il  servizio  della  iena  Andrea  Agresti  verrà  in  mente  il  passaggio  in  cui  si  faceva  vedere  uno  spezzone  di  video  che  mostrava  una  bara  bianca  sopra  un  altro  feretro.  Quelle  immagini  erano  state  un  pugno  allo  stomaco  facevano  sottintenderne  che  la  prassi  delle  cremazioni  multiple  non  risparmiasse  neppure  bambini.  Il  giudice  scrive:  «Dalla  fotografie  in  atti  risulta  che  la  bara  del  feto  è  posta  nella  stanza  del  forno  ma  non  all’interno  dello  stesso  e,  infine,  il  teste  si  riferisce  genericamente  un  filmato  relativo  un  contenitore  con  il  cadavere  di  un  bamI ino».  Credibilità  dei  testi  che  passa  anche  dal  tentativo  di  uno  di  questi  di  accusare  Marco  Ravetti  di  essere  un  consumatore  di  sostanze  stupefacenti.  Lo  stesso  avrebbe  infatti  introdotto  dell’hashish  con  lo  scopo  di  farlo  poi  ritrovare  dagli  inquirenti  per  minare  ancor  più  l’immagine  del  datore  di  lavoro.  Il  giudice  poi  smonta  ogni  possibilità  di  provare  la  sistematicità  della  prassi  delle  doppie  cremazioni  che  si  sarebbero,  secondo  le  accuse,  svolte  con  la  cremazione  di  defunti  con  feretri  estumulati  esumati,  giacché  nei  mesi  caldi  non  è  possibile  estumulare  ed  esumare.  Interessanti  passaggi  sul  DNA.  Il  giudice  dice  chiaramente  che  le  conclusioni  dei  consulenti  delle  famiglie la  maggior  parte  affidatesi  Codacons  – tra  cui  l’ex  Ris,  Garofano,  non  provano  nulla  di  più  di  quello  che  già  si  sapeva.  «Basti  considerare  che  l’unico  DNA  estrapolato  con  ragionevole  certezza  è  quello  riferibile  una  defunta  cremata  ciò  nulla  aggiunge  alle  indagini  già  svolte  dal  Pm,  potendosi  semplicemente  concludere  che  all’interno  dell’urna  della  signora  è  stato  ritrovato  il  suo  DNA».  Il  gip  inoltre  conclude  affermando  come  la  contaminazione  delle  cremazioni  sia  un  fatto  da  dare  per  inevitabile.  Per  il  gip  quindi  l’unica  strada  che  possono  adire  le  parti,a  questo  punto,  non  può  che  essere  quella  della  giustizia CIVILE.

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