1 Marzo 2002

La disfida del paniere

La disfida del paniere


I movimenti per la difesa dei consumatori vogliono portare l?Istat davanti al Tar. L?accusa: prende in esame prodotti sbagliati e non misura la vera inflazione. Perché di fronte agli aumenti di alimentari, tariffe pubbliche e servizi…




Noi speriamo che ce la caviamo. Eccola la sintesi delle associazioni dei consumatori in vista del dopo 1° marzo, mese iniziale del regno dell?euro e pietra tombale per la vecchia, cara liretta. Giorni di caos e, soprattutto, di rincari, prevedono Codacons, Federconsumatori, Adusbef, Adoc e le altre sigle minori, da tempo impegnate in un?aspra battaglia contro i rialzi ingiustificati dei prezzi.

Applicati proprio approfittando dell?introduzione della moneta unica. «Ormai ci siamo» scuote la testa Carlo Rienzi, avvocato nonché presidente del Codacons. «È in arrivo la terza ondata di aumenti». E giù con le tappe di questa corsa al massacro del portafoglio degli italiani: a novembre-dicembre i ritocchi dei prodotti in lire, giocando in anticipo sul cambio di valuta; poi, da gennaio, l?uso spregiudicato degli arrotondamenti (ovviamente verso l?alto); si arriva quindi a oggi, quando sparirà ogni forma di comparazione matematica fra lira ed euro e di conseguenza sarà facile rivedere all?insù i listini.


Allarmismo eccessivo? Certo, dall?Istat, dai vari centri di ricerca e, naturalmente, dal governo, arrivano ampie rassicurazioni: l?inflazione è sotto controllo, nessun effetto perverso derivato dall?avvento della moneta europea, e se qualcuno ha fatto il furbo, tranquilli, verrà presto punito dal mercato. Come dire, per esempio, che il barista sotto casa è libero di vendere il cappuccino a 2 euro, ma che alla fine si ritroverà con il locale deserto.

Sarà. Eppure, dalle prime misurazioni riferite a febbraio, provenienti dalle città campione, l?inflazione sembra avere avuto un ulteriore, piccolo sussulto, arrivando al 2,5 per cento. E già a gennaio aveva registrato una crescita dello 0,5 per cento, che proiettato su base annua portava a un livello tendenziale del 2,4.

«Il rallentamento arriverà, ce ne sono tutte le condizioni» sostiene Donato Berardi, economista dell?istituto Ref-Irs. «A dicembre, secondo le nostre previsioni, scenderemo all?1,7». Peccato che l?inversione di tendenza sia rinviata di mese in mese. Ma non basta. Perché una serie di dubbi si sta insinuando nelle famiglie. Il rialzo dei prezzi ufficiale corrisponde alla realtà che osserviamo ogni giorno quando andiamo a fare la spesa? I dati sono attendibili? E come mai abbiamo la sensazione che, per diretta colpa dell?euro o semplicemente con il suo arrivo, la vita sia diventata molto più cara?


Nel mirino delle polemiche è finito dritto dritto il paniere dell?Istat.
Obsoleto, superato, non veritiero, attaccano le associazioni dei consumatori. «Non prende in considerazione quei beni che effettivamente incidono sull?andamento economico della famiglia italiana media» scrive il Codacons in una lettera inviata sabato 23 febbraio al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) e, appunto, ai vertici dell?Istat. Tanto che «la determinazione del tasso di inflazione può essere falsata o comunque non veritiera». Risultato, una minaccia clamorosa: quella di impugnare il paniere davanti al Tar del Lazio. L?avvocato veneziano Francesco Acerboni ha cominciato a studiare le censure che accompagneranno il ricorso.

L?elenco delle «assenze ingiustificate» appare lunghissimo. È contenuto in uno studio ancora in fase di ultimazione, che tuttavia Panorama è in grado di anticipare. Completamente mancanti le tasse (a partire dalle variazioni delle aliquote Irpef o iva), il bollo auto, il canone di abbonamento a Internet.
Oppure, per alcuni servizi, si tengono in considerazione offerte ormai in disuso, come i treni espresso e la posta ordinaria, anziché dare il giusto peso ai biglietti degli Eurostar e ai francobolli prioritari. Fino al dettaglio minuzioso di yogurt, sughi, merendine, mobili e così via, trascurati o sottovalutati dal sistema di monitoraggio dell?Istat. I cui risultati, va ricordato, sono insindacabili per il governo.


Luigi Biggeri, presidente dell?Istituto di statistica, si difende a spada tratta: «I dati, scientificamente rilevati, portano lì, a quel fatidico 2,5 per cento. In pratica, non esistono margini di errore». Persino Biggeri, però, ammette che la percezione dell?inflazione è soggettiva. Insomma, un conto sono le cifre medie, un altro quello che noi sborsiamo davvero, sulla base del nostro tenore di vita e delle nostre abitudini di spesa.

In altre parole, se aumentano (molto) i generi alimentari, le tariffe pubbliche, i servizi, hai voglia a compensare con la diminuzione dei costi dei prodotti petroliferi: l?impatto psicologico (e forse anche quello reale, sulle tasche di milioni di cittadini) non può che essere traumatico.


Qui sta la verità, decifrabile anche spulciando per benino gli stessi dati Istat. I prodotti alimentari sono cresciuti a gennaio dell?1,1 per cento, una percentuale altissima, generata per la massima parte dai rincari ortofrutticoli (erano i giorni in cui molti abusavano della scusa delle gelate): su base tendenziale annua, l?inflazione del settore si attesterebbe addirittura al 4,8 per cento. Quanto alle tariffe, l?incremento è stato dell?1,7 per cento, ma qui è impossibile parlare di fenomeni eccezionali, dal momento che gennaio è tradizionale mese di rialzi (erano stati dell?1,8 nel gennaio 2001).
Un discorso a parte meritano, infine, i servizi, che viaggiano al 3,7 per cento. Con punte del 6,5 per la sottocategoria dei servizi finanziari (comprendente la gestione dei conti correnti) e del 4,2 per i trasporti (dove hanno grande peso le assicurazioni). Di più: alcune situazioni appaiono decisamente fuori controllo. A Venezia alberghi, ristoranti e pubblici esercizi hanno registrato un balzo dei prezzi a febbraio del 2,4 per cento, che, rapportato con il febbraio 2001, significa un clamoroso più 7,9 per cento. Se ci si limita a un confronto su base mensile, cioè rispetto a gennaio, il tramezzino è aumentato del 9,2, il cappuccino del 4,9, la pizza del 4,8, la camera d?albergo del 4,2.



Avrà senz?altro ragione l?Istat a sottolineare che, per contro, i prodotti energetici viaggiano a un tasso di meno 5 per cento.

«Altrimenti l?inflazione sarebbe più alta di 3-4 decimi» assicura Berardi. Sia benedetto il calo-petrolio. Ma in ogni caso, povero portafoglio.

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