13 Giugno 2004

La disfida degli affitti

La replica alla lettera dei firmatari del primo patto inviata al Comune. E interviene il Codacons

La Confedilizia: “Il giudice deciderà quale accordo applicare“

La disfida degli affitti




“E chi l`ha detto che spetta al Comune decidere quale accordo applicare?“ E` questo l`interrogativo lanciato da Confedilizia di Pesaro, una delle associazioni che ha siglato la seconda intesa in materia di locazione insieme a Conia, per gli inquilini, e da Asppi e Appc dalla parte dei proprietari.

E` la risposta alle critiche lanciate dai firmatari del primo accordo (sottoscritto dalle associazioni degli inquilini Sunia, Assocasa, Sicet e Uniat e da Union casa e Uppi in rappresentanza dei proprietari). Tra i due gruppi di associazioni, quindi, non corre buon sangue: entrambi si contendono la capacità di sottoscrivere un accordo mirato ad abbassare il canone di locazione rispetto ai prezzi di mercato (a fronte di agevolazioni fiscali per il proprietario che decida di applicare i termini dell`intesa).

I firmatari del primo accordo, a seguito della firma del secondo patto, avevano inviato al sindaco, all`ufficio tributi e all`agenzia sostenendo l`inefficacia del secondo patto in quanto, secondo un decreto ministeriale, l`accordo deve essere stipulato fra organizzazioni della proprietà edilizia e dei conduttori maggiormente rappresentativi a livello locale. Al Comune era stata demandata la scelta su chi potesse rappresentare su più vasta scala le categorie chiamate in causa.

A questa provocazione, però, Confedilizia ha risposto esponendo le proprie ragioni circa l`infondatezza delle tesi degli avversari. “La legge non attribuisce ai Comuni alcun potere (tanto meno di far da giudice fra più accordi o di stabilirne la validità) al di fuori di quello di ricevere in deposito gli accordi che vengano consegnati – si legge in una nota inviata da Confedilizia -. Nessuno può sindacare la rappresentatività delle organizzazioni (tanto più di quelle già giudicate rappresentative in sede nazionale) al di fuori dei giudici amministrativi, per cui è chiaro che gli accordi rimangono comunque validi fino al loro eventuale annullamento in sede giurisdizionale“.

Comunque, la questione centrale, in un mercato degli affitti “drogato“, nel quale nonostante il calo della domanda il prezzo delle locazioni continua ad aumenta (per un monolocale in centro a volte non bastano 500 euro al mese), è che non si tiene conto degli accordi firmati dalle associazioni di categoria nell stipula dei contratti (come ha dimostrato una nostra verifica presso gli operatori del settore).

Nel frattempo, in materia di affitti agli studenti universitari, il Codacons regionale ha chiesto il sequestro di migliaia di vani tra cui numerosi anche ad Urbino. Il prezzo di affitto mensile di una camera singola va dai 300 ai 500 euro: per effettuare le sue ricerche, il Codacons si è servito dell`aiuto di una legale che si era finta una studentessa.

Nell`indagine condotta dal Codacons non è emersa Pesaro, neo città universitaria, in cui il canone di affitto chiesto agli studenti si aggirerebbe, secondo stime indicative rilevate nelle agenzie della città, intorno ai 200 euro a posto letto.


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