11 Aprile 2021

La difficile scelta del Cts. Tifosi all’Olimpico, ma che fare coi concerti?

di Fulvio Bianchi Fra poco più di una settimana, il 19 aprile, il Cts sarà in grado di garantire almeno 15.000 spettatori all’Olimpico per gli Europei di giugno? Il tempo a disposizione non è molto, i dati della pandemia sono ancora allarmanti in Italia. L’Uefa, criticata da chi non conosce le regole, non poteva fare diversamente: ha dato il via libera (ieri) a 8 città, ha consentito ad altre quattro (Roma, Monaco di Baviera, Dublino e Bilbao) di comunicare la loro decisione più avanti, entro il 19. Un chiaro ultimatum. A porte chiuse, lo ha spiegato Ceferin tempo fa, non si può giocare. Le Federazioni di Spagna e di Irlanda avevano già fatto sapere che non erano in grado di ospitare pubblico e si erano ritirate. E’ stato consentito loro di ripensarci per riguarda le sedi di Bilbao e Dublino (le gare verrebbero spostare in Inghilterra). Roma e Monaco si trovano nella stessa situazione: devono decidere in fretta.

L’Uefa in un primo tempo aveva stabilito di tenere una riunione con tutte le 12 Federazioni interessate ai primi di marzo: poi, vista la situazione, il summit è slittato ai primi di aprile. L’Uefa è venuta incontro alla Figc fissando la data del 19 aprile, quando ci sarà il congresso a Montreaux. Oltre non può più aspettare perché se qualche città non ce la fa, a Nyon devono rifare tutto il calendario e non è una cosa semplicissima.

Il governo italiano, tramite il ministro Speranza, ha garantito a Gabriele Gravina, n.1 della Figc: “Sì, ci sarà il pubblico ma al momento non possiamo sapere quanti tifosi potranno entrare a giugno, lo decide il Cts”. In Figc temono che ci siano una decina di esponenti del Comitato tecnico scientifico contrari ad aprire le porte dello stadio (i timori riguardano soprattutto flusso e deflusso del pubblico). Altri vorrebbero una quota minima (5-10.000 tifosi), lontana però dalle richieste dell’Uefa. Gravina tieni contatti costanti con Speranza, la Vezzali, il Cts. Un pressing a tutto campo perché lunedì 19 è davvero vicino. Roma come noto dovrebbe ospitare quattro gare (tre degli azzurri, fra cui l’inaugurazione Italia-Turchia l’11 giugno, e una quarto di finale). Nel caso saltasse la sede italiana, l’inaugurazione potrebbe essere Inghilterra-Croazia, fissata per ora al 13 giugno, a Wembley, dove è stata già garantita una capienza del 25 per cento che potrebbe essere aumentata per semifinali e finale.

Ma è chiaro che la Figc non vuole arrendersi: Gravina sentirà anche Draghi la prossima settimana. La decisione è politica: perché se il Cts consente di fare entrare all’Olimpico 15.000 spettatori per il calcio, allora deve dire di sì anche a chi organizza concerti o altri eventi. Non si possono fare discriminazioni (e difatti il Codacons ha già minacciato esposti). Il calcio è importante, d’accordo, anche dal punto di vista sociale ed economico: ma ci sono anche giovani che a Belotti preferiscono magari Vasco Rossi, perché negare loro di andare all’Olimpico e a San Siro per un concerto? E’ una scelta non per niente facile quella che aspetta il governo, anche perché va presa adesso, non si può aspettare magari metà maggio quando, ci si augura, la situazione sarà migliore di quella attuale. Ecco, perché, purtroppo, Roma rischia grosso.

Lo sport è ancora in uno stato di totale incertezza: gli stadi sono chiusi da ottobre (prima solo mille tifosi…), non si sa quando riapriranno palestre e piscine, non si sa se gli Internazionali di tennis a maggio avranno spettatori (improbabile) e se per la finale di Coppa Italia il 19 maggio potranno entrare 2-3000 tifosi a Reggio Emilia. Incertezza totale. La Figc ha previsto per gli Europei una app che tenga conto dei vaccini e dei tamponi. Ma sui vaccini c’è poco da sperare: per giugno ci saranno over 70 che dovranno ancora fase la seconda dose, e soprattutto i tifosi giovani (25-30 anni) saranno ben lontani dalla possibilità di potersi vaccinare. Più logico quindi puntare su un risultato negativo del test Covid, come hanno previsto di fare già in alcuni Paesi. Martedì 13 è previsto un consiglio federale della Figc, dove si stanno interrogando, giustamente, anche sulle cause che hanno portato a 27 casi di positività (ultimo quello di De Rossi) in occasione della spedizione azzurra. Che è successo? Il protocollo è stato rispettato?

Un centro Var unico a Milano, addio Coverciano? Questione di costi…
La Lega Serie A valuta l’idea di creare un Centro Var unico. È l’ipotesi sul tavolo dell’assemblea dei club che si svolgerà il prossimo martedì 13 aprile, in videoconferenza. All’ordine del giorno della riunione ci sono le discussioni riguardo il correttivo per la quota abbonamenti e biglietti per la stagione in corso (con riferimento alla ripartizione delle risorse tra i club) e riguardo gli accordi con El Towers per “attività e servizi in esecuzione dei contratti di licenza dei diritti audiovisivi” e per la “realizzazione del Centro Var”. Il progetto della Lega è quello di creare un unico centro di produzione televisiva a Milano, con al suo interno la possibilità di creare una centrale unica per il Var. In un primo tempo si era pensato al centro tecnico di Coverciano: ma fare le centrale Var a Milano costerebbero meno. Il prossimo consiglio di Lega inoltre dovrebbe decidere le date del prossimo campionato: il via è previsto per il 22 agosto. Ma con quanti spettatori? Dal Pino e De Siervo, più avanti, andranno anche loro all’assalto del Cts…

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