25 Settembre 2015

La difesa di Schettino: “Chiediamo l’ assoluzione”

La difesa di Schettino: “Chiediamo l’ assoluzione”
il processo in secondo grado sarà celebrato davanti alla corte d’ appello di firenze

L’ avvocato Saverio Senese, legale di Francesco Schettino, ha depositato presso il palazzo di Giustizia di Napoli i motivi di appello contro la sentenza di primo grado: 280 pagine di memorie all’ ufficio per le impugnazioni fuori sede. Secondo lui l’ ex comandante della Costa Concordia “va assolto”. Schettino era stato condannato a 16 anni di reclusione dal Tribunale di Grosseto lo scorso febbraio. “Nonostante il grande impegno profuso dai primi giudici, che hanno svolto un lavoro eccellente – ha detto l’ avvocato all’ Adnkronos – sono portato a pensare che essi siano incorsi in gravi errori e in valutazioni molto discutibili. Sono convinto che la sentenza sia sbagliata e che quindi possa trovare ampia riforma. Pertanto chiedo l’ assoluzione”. Secondo il legale i giudici non avrebbero valutato “in maniera adeguata le prove obiettive e testimoniali a favore dell’ imputato”. Parla di “una serie di errori” che “i primi giudici” avrebbero commesso e sostiene che “la sentenza va riformata con l’ assoluzione”. E aggiunge: “Riteniamo che Schettino sia stato condannato ingiustamente, non c’ è alcun dubbio. Chiediamo l’ assoluzione piena. Crediamo di avere degli argomenti per dimostrare che la sentenza di condanna è sbagliata”. E ancora: “In una sentenza che mi permetto di considerare sbagliata, valuto la pena inflitta a Schet tino come profondamente esagerata, e chiedo che il comandante sia assolto. Bisogna smettere di considerare Schettino in base a un pregiudizio negativo che si è affermato contro di lui facendolo diventare capro espiatorio di inefficienze ed errori ascrivibili ad altri”. Dall’ altra parte, la Procura di Grosseto non è ugualmente soddisfatta della sentenza di primo grado, per ragioni Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’ Innovazione dell’ Agricoltura del Lazio evidentemente opposte: la condanna a 16 anni di reclusione non è congrua per la Procura, così Maria Navarro, Stefano Pizza e Alessandro Leopizzi, titolari dell’ inchiesta, avevano chiesto una condanna a 26 anni: “Alla responsabilità titanica di Schettino, deve corrispondere una pena esemplare”, dicono. Per questo hanno presentato ricorso. Tra l’ altro, dei sedici anni della sua condanna – cinque per disastro colposo, dieci per omicidi plurimi colposi e uno per abbandono di persone minori o incapaci – Schettino non ha scontato neppure un giorno: secondo i giudici non c’ era pericolo di fuga e questo era sufficiente a lasciarlo in libertà. Lo scorso 21 settembre la Procura della Repubblica di Grosseto ha così presentato ricorso in appello: 32 persone morte nel naufragio e 193 feriti sono troppi per una pena di sedici anni. A ricorrere in tal senso anche alcune parti civili, tra cui il Codacons e il pool legale “Giustizia per la Concordia” che evidenziano come le responsabilità della Compagnia siano, secondo loro, maggiori quanto a soccorso ai naufraghi e organizzazione della nave. Il processo in secondo grado sarà celebrato davanti alla Corte d’ Appello di Firenze e si attende di conoscere la data della prima udienza. I giudici di primo grado avevano fornito le motivazioni della sentenza precisando che “Nel momento in cui l’ imputato lasciava definitivamente la Concordia», la situazione era tale al punto da “rendere impossibile, o comunque difficile”, per i passeggeri rimasti a bordo, di “trovare la salvezza”. L’ opinione pubblica è divisa: c’ è chi difende a spada tratta l’ ex comandante, che ha al suo seguito una scia di “fans” che qualche mese fa facevano la fila per farsi autografare il suo libro. C’ è, dall’ altra parte, chi si indigna sia per la pena – che valuta non congrua -, sia per la celebrazione che è stata fatta del comandante improvvisatosi scrittore che invece di stare in galera firma autografi su un libro che racconta una tragedia scritto da colui che quella tragedia, a loro modo di vedere, l’ ha provocata o comunque non l’ ha impedita. Emma Moriconi.
 

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