29 marzo 2018

La difesa dei militari attacca il perito del pm

di Giusy FerreliwINVIATA A LANUSEILa querelle sui vaccini irrompe prepotentemente nel processo sui veleni di Quirra. E dà fuoco alle polveri della dialettica processuale costringendo il giudice Nicole Serra a interrompere, seppure temporaneamente, l’ udienza che si è svolta ieri di fronte al Tribunale di Lanusei. L’ atteso controinterrogatorio di Antonietta Gatti, esperta di nanoparticelle e consulente della Procura di Lanusei, è andato avanti per oltre otto ore. Le prime domande dell’ avvocato Leonardo Filippi, componente del collegio difensivo degli ex comandanti del Poligono sperimentale interforze del salto di Quirra sul banco degli imputati per non aver preso adeguate misure di sicurezza e per non aver interdetto le zone militari ai civili, sono sin da subito indirizzate a demolire l’ attendibilità del perito partendo proprio dalle sue posizioni non ortodosse in materia di vaccinazioni. Dapprima il legale parte all’ attacco delle competenze della scienziata che ha accertato la presenza delle pericolose polveri nei tessuti dei pastori di Quirra deceduti per tumore e in alcuni agnelli malformati. Le incalzanti domande sul curriculum del fisico (prima assegnista di ricerca all’ Università di Ferrara, poi professore associato a Modena e Reggio Emilia e infine consulente delle diverse commissioni parlamentari sull’ uranio impoverito ) risuonano nell’ aula strapiena di pubblico. Alla Gatti, che ha ribadito la correlazione tra la presenza di nanoparticelle e l’ insorgenza di patologie tumorali, il difensore chiede con quale strumentazione siano stati eseguiti gli esami per conto della Procura. «Ho eseguito gli esami col microscopio elettronico a scansione», risponde il perito. «Si tratta dello stesso microscopio per i quali siete stati denunciati per truffa?», incalza il difensore facendo riferimento a una vicenda giudiziaria che ha visto il computer del perito e di suo marito il farmacista Stefano Montanari, entrambi esponenti del movimento No vax, sequestrati dall’ autorità giudiziaria nell’ ambito di un’ altra indagine e poi dissequestrati. La domanda non supera lo scoglio del giudice che non la ritiene attinente al processo. Si prosegue passando al setaccio la relazione depositata dal fisico e che spazia dai teatri di guerra al poligono. Domande e risposta senza tregua tra il legale e il perito della pubblica accusa, ieri rappresentata in aula dal procuratore Biagio Mazzeo e da Daniele Loi. Filippi non demorde e chiede chiarimenti sulla consulenza della scienziata per il Codacons in tema di vaccini. «La domanda non è ammessa», tuona ancora una volta il giudice Serra. Che all’ ennesima domanda del difensore su questioni riguardante la posizione della Gatti riguardo la vaccinazione sospende l’ udienza per oltre mezz’ ora. Si riprende ancora una volta e questa volta il controinterrogatorio riguarda la validità delle tesi del fisico sulle nanoparticelle. «Sono patogene, lo afferma l’ Organizzazione mondiale della sanità, e sono prodotte dalla combustione ad altissima temperatura. Ho seguito un protocollo europeo, sviluppati all’ interno di un progetto nominato Nanopatology progetto premiato con un milione di euro dalla Comunità europea», si difende la dottoressa che rivendica la bontà dei suoi studi. Una lega di polvere sottilissime di cobalto e antimonio viene trovato in un agnello malformato così come nello sperma di un soldato di Cagliari in missione Iraq, poi deceduto. Il fuoco di fila delle domande prosegue con gli avvocati Pier Francesco Caput e Andrea Chelo, sui vari aspetti della relazione. Il processo riprende l’ 11 aprile con l’ audizione di nuovi consulenti.

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