7 Aprile 2014

La denuncia del Codacons: con la crisi spopola la “medicina fai da te”

La denuncia del Codacons: con la crisi spopola la “medicina fai da te”
Secondo
una ricerca c’è una fetta consistente della popolazione, pari al 35,8%,
che ricorre al web per risolvere problemi di salute non gravi

La crisi economica e le lunghe lista d’attesa portano gli italiani a ricorrere alla “medicina fai da te” in caso di problemi di salute non gravi. E’ quanto emerge da una ricerca svolta dal Codacons, secondo cui il 35,8% della popolazione si affida al web, dove si moltiplicano i siti dedicati alla salute. “La pratica di cercare su internet la soluzione ai problemi può essere pericolosissima” la denuncia dell’associazione dei consumatori.
La denuncia del Codacons: con la crisi spopola la “medicina fai da te”
Dai risultati, ricavati su un campione di 2.500 persone, è emerso che a fronte di un 52,45% di italiani che individua nel medico e negli ospedali i soggetti cui fare riferimento in casi di salute non gravi, con un picco soprattutto nella fascia d’età oltre i 61 anni, vi è invece un’altra fetta consistente di popolazione che ricorre al “fai da te” Questa percentuale arriva a sfiorare il 50% tra i giovani, nella fascia d’età 18-30 anni. Poco più di un cittadino su 10 (11,6%), invece, si rivolge al farmacista.
Nel 2012 l’11% ha rinunciato alle cure mediche – Una pratica pericolosa a cui bisogna mettere un freno, anche perché nel 2012 l’11% degli italiani ha rinunciato alle cure mediche, con il record del 23% per quelle odontoiatriche”. “Alla base del fatto che il 35,8% dei cittadini cerca nel web la soluzione a disturbi fisici – spiega il Codacons – vi sono la crisi economica e le liste d’attesa nella sanità pubblica: se nel primo caso diventa impossibile il ricorso a visite specialistiche i cui costi non risultano più abbordabili, per la maggioranza degli italiani le liste d’attesa infinite sono forse anche peggiori, perché allontanano l’utente medio dalla sanità pubblica, rendendo difficoltoso e snervante l’accesso a ospedali e strutture sanitarie per le quali i cittadini pagano le tasse”.

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