La cura di “Monti” e la crisi riportano l’economia indietro di 27 anni
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fonte:
- La Padania
La cura di “Monti” e la crisi riportano l’economia indietro di 27 anni
Consumi indietro di
15 anni e reddito
disponibile che
torna indietro di
27 anni. Rete Imprese Italia
fa un’analisi impietosa
della crisi che ha colpito il
nostro Paese: il reddito disponibile
reale pro capite è
passato dai 18.216 euro
del 2011 ai 17.337 euro
del 2012, ovvero il 4,8% in
meno, mentre i consumi
reali pro capite sono passati
dai 16.650 euro del
2011 ai 15.920 euro del
2012, il 4,4% in meno.
E il 2013 rischia di andare
anche peggio. Secondo
Rete Imprese il reddito disponibile
reale pro capite
potrebbe scendere a
16.955 euro, mentre i consumi
reali pro capite potrebbero
scendere a
15.695 euro.
Ma a fare riflettere è anche
il dato sulla “scomparsa”
di migliaia di aziende. Secondo
Rete Imprese Italia,
infatti, nel periodo 2011-
2012, sono chiuse 100
mila aziende. Il saldo – tra
nuove iscrizioni e cessazioni
– di aziende nei servizi
di mercato nel periodo
gennaio-settembre 2011 ,
è negativo per -41.347.
Stessa sorte nel periodo
gennaio-settembre 2012,
qui, il saldo negativo sale a
-53.234. A questo si aggiungono
le aziende
dell’artigianato: nel periodo
gennaio-settembre
2011 il saldo è negativo
per -10.179 imprese,
mentre nel periodo gennaio-
settembre 2012 il
saldo negativo è -16.912.
Durissimo il commento
delle associazioni dei consumatori.
Il Codacons osserva
che il crollo «deve
diventare la priorità del
prossimo Governo. Per
uscire da questa situazione
occorrono due cose:
modificare il sistema della
tassazione in modo che, a
parità di gettito, sia rispettato
l’art. 53 della Costituzione,
ossia il criterio
della capacità contributiva
e, quindi, sia ad esempio
scongiurato l’aumento
dell’Iva di luglio, imposta
proporzionale».
«Ad esempio – continua
l’associazione dei consumatori
– si potrebbe raddoppiare
la Tobin tax ed
estendere il contributo di
solidarietà ai redditi superiori
ai 90.000 euro, invece
degli attuali
300.000. In secondo luogo
bisogna che il Governo
si interessi anche allo
spread che pagano le famiglie
e le imprese italiane
rispetto a quelle europee,
ossia il fatto che gli italiani
pagano l’energia, il gas, i
telefoni, la benzina, i mutui
i conti correnti e le assicurazioni
più care d’Europa.
I nsomma – conclude –
il costo delle imprese non
è solo quello del lavoro su
cui tutti si concentrano.
Ma anche e soprattutto
quello di un Paese fatto di
oligopoli e di mancate liberalizzazioni
in quei settori
chiave che costituiscono
spese obbligate sia per
le famiglie che per le aziende
».
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