23 Gennaio 2013

La cura di “Monti” e la crisi riportano l’economia indietro di 27 anni

 

La cura di “Monti” e la crisi riportano l’economia indietro di 27 anni

 

Consumi indietro di

15 anni e reddito

disponibile che

torna indietro di

27 anni. Rete Imprese Italia

fa un’analisi impietosa

della crisi che ha colpito il

nostro Paese: il reddito disponibile

reale pro capite è

passato dai 18.216 euro

del 2011 ai 17.337 euro

del 2012, ovvero il 4,8% in

meno, mentre i consumi

reali pro capite sono passati

dai 16.650 euro del

2011 ai 15.920 euro del

2012, il 4,4% in meno.

E il 2013 rischia di andare

anche peggio. Secondo

Rete Imprese il reddito disponibile

reale pro capite

potrebbe scendere a

16.955 euro, mentre i consumi

reali pro capite potrebbero

scendere a

15.695 euro.

Ma a fare riflettere è anche

il dato sulla “scomparsa”

di migliaia di aziende. Secondo

Rete Imprese Italia,

infatti, nel periodo 2011-

2012, sono chiuse 100

mila aziende. Il saldo – tra

nuove iscrizioni e cessazioni

– di aziende nei servizi

di mercato nel periodo

gennaio-settembre 2011 ,

è negativo per -41.347.

Stessa sorte nel periodo

gennaio-settembre 2012,

qui, il saldo negativo sale a

-53.234. A questo si aggiungono

le aziende

dell’artigianato: nel periodo

gennaio-settembre

2011 il saldo è negativo

per -10.179 imprese,

mentre nel periodo gennaio-

settembre 2012 il

saldo negativo è -16.912.

Durissimo il commento

delle associazioni dei consumatori.

Il Codacons osserva

che il crollo «deve

diventare la priorità del

prossimo Governo. Per

uscire da questa situazione

occorrono due cose:

modificare il sistema della

tassazione in modo che, a

parità di gettito, sia rispettato

l’art. 53 della Costituzione,

ossia il criterio

della capacità contributiva

e, quindi, sia ad esempio

scongiurato l’aumento

dell’Iva di luglio, imposta

proporzionale».

«Ad esempio – continua

l’associazione dei consumatori

– si potrebbe raddoppiare

la Tobin tax ed

estendere il contributo di

solidarietà ai redditi superiori

ai 90.000 euro, invece

degli attuali

300.000. In secondo luogo

bisogna che il Governo

si interessi anche allo

spread che pagano le famiglie

e le imprese italiane

rispetto a quelle europee,

ossia il fatto che gli italiani

pagano l’energia, il gas, i

telefoni, la benzina, i mutui

i conti correnti e le assicurazioni

più care d’Europa.

I nsomma – conclude –

il costo delle imprese non

è solo quello del lavoro su

cui tutti si concentrano.

Ma anche e soprattutto

quello di un Paese fatto di

oligopoli e di mancate liberalizzazioni

in quei settori

chiave che costituiscono

spese obbligate sia per

le famiglie che per le aziende

».

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