24 Gennaio 2009

La crisi travolge il commercio Vendite al dettaglio in picchiata dati istat di novembre

Roma. Il commercio accusa la crisi. A farne le spese soprattutto i piccoli negozi, ma anche per ipermercati e hard discount la vita si è fatta più dura. In base ai dati Istat, lo scorso novembre le vendite al dettaglio sono scese in picchiata, con una perdita complessiva del 3% rispetto allo stesso mese 2007. Per gli alimentari la diminuzione è stata dell’1,3%, per i non alimentari del 4%. A ottobre la lancetta si era fermata a -0,7%. Su base mensile novembre ha fatto registrare una flessione totale dello 0,2%. La contrazione degli affari pesa soprattutto sulle piccole imprese commerciali, le botteghe di quartiere, i negozi a conduzione familiare e con pochi addetti. Le imprese che operano su superfici limitate, infatti, hanno venduto il 4,3% in meno. Un dato a cui fa da corrispettivo quello misurato sul numero di addetti: per le imprese fino a due, il calo è stato del 4,8%, per quelle da 3 a 5 del 3,9%. La debolezza, all’interno del sistema distributivo, delle strutture più piccole non è una novità. Il fenomeno si osserva da tempo, ma si è intensificato e cresce, così, il numero di imprese fortemente esposte in una fase di crisi economica. Anche per le tipologie commerciali che, nei mesi scorsi, avevano dimostrato una tenuta, il vento sembra però essere cambiato. Nell’insieme, la grande distribuzione arretra dello 0,8% e tutte le tipologie, all’interno di quest’area, perdono terreno: le vendite sono calate dello 0,2% negli ipermercati, dello 0,8% nei supermercati, dell’1,4% negli hard discount e del 2,5% nei grandi magazzini. In quest’ambito l’unico segno positivo è dato dalle vendite degli alimentari negli iper (+0,3%), indice che i consumatori preferiscono acquistare quel che mettono in tavola dove più facilmente possono usufruire di sconti e promozioni. Cibo a parte, si acquistano anche meno prodotti di profumeria e per la cura della persona (-4,8%) e meno libri, giornali e riviste (-5,2%). «La crisi è pesante, la flessione dei consumi senza fine», commenta il presidente della Confesercenti, Marco Venturi, che chiede al governo di non dirottare tutte le attenzioni sul settore dell’auto. «Rischiamo di veder chiudere altre migliaia di imprese dopo le 52 mila del 2008 – avverte Venturi – La previsione è di 150 mila posti di lavoro perduti, ma in assenza di interventi rapidi questa cifra rischia di gonfiarsi drammaticamente». I consumatori puntano il dito contro i commercianti.  «Devono abbassare i prezzi del 20%», incalza il Codacons, mentre sostiene che «considerato che i dati sul commercio al dettaglio incorporano sia la dinamica delle quantità che dei prezzi e che a novembre l’inflazione era stata del 2,7%, si tratta di una situazione ancora peggiore rispetto a quella che appar». Il calo dei prodotti a domanda meno rigida «dimostra che gli italiani, avendo finito i soldi, hanno deciso di rinviare il consumo di beni superflui, modificando le proprie abitudini di acquisto», chiude l’associazione.
 

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