24 Aprile 2013

La crisi strozza le famiglie: tagli su cibo e sanità

La crisi strozza le famiglie: tagli su cibo e sanità

Sei nuclei su dieci ormai fanno la spesa al discount Vince il biologico, ma low cost: +25% in un anno Frigoriferi e dipense si svuotano. La crisi pesa e picchia duro sulle famiglie italiane. Con una conseguenza eclatante: oltre sette famiglie su 10 (71%) negli anni della recessione hanno modificato quantità e qualità dei prodotti acquistati, eliminando le spese per visite mediche, analisi cliniche e radiografie, mantenendo quella incomprimibile per i medicinali. È uno spaccato triste quello offerto ieri in audizione dal presidente dell’ Istat Enrico Giovannini. Tra il 2008 e il 2012, cioè da quando è iniziata la fase recessiva dell’ economia, le famiglie hanno ridotto il budget a disposizione per la spesa alimentare di oltre 12 miliardi di euro. Un fenomeno progressivo – commenta la Cia-Confederazione italiana agricoltori- che si è radicalizzato nell’ ultimo anno, con le famiglie che si sono trovate a far fronte all’ aumento esponenziale degli oneri fiscali (basti pensare all’ Imu) mentre sono crollati ancora redditi e potere d’ acquisto.Non solo. L’ Istat racconta anche di disperate strategie di risparmio nel settore alimentare, tanto che nell’ arco tra il 2007 e il 2013, la quota di famiglie che ha acquistato presso hard discount è quasi raddoppiata, superando il 21% nel 2011. Il fenomeno riguarda soprattutto i nuclei della fascia con i livelli di spesa più bassi. Famiglie che, nel confronto tra il 1997 e il 2011, hanno aumentato la spesa media del 42% ricorrendo anche a forme di indebitamento al punto che, nel 2011, il 19% di esse ha intaccato i propri risparmi e tra queste quasi la metà ha anche aumentato i debiti esistenti o ne ha contratto di nuovi. Sono gli stessi nuclei – spiega ancora l’ Istat nel documento presentato alle Commissioni speciali di Camera e Senato- che hanno sostanzialmente eliminato le spese legate a voci non strettamente necessarie aumentando, anche a seguito della dinamica inflazionistica di tali beni e servizi, le spese per l’ abitazione,combustibili e trasporti. Anche chi non rinuncia al biologico ora lo va a comprare dove costa di meno; un segmento che continua a crescere (+7,3%) a dispetto del calo dei consumi alimentari convenzionali (-3%), dove però, fa notare la Cia, cambia radicalmente la modalità d’ acquisto che si orienta sul lowcost. Negli ultimi dodici mesi, infatti la spesa bio nei discount ha fatto registrare un incremento record del 25,5%, mentre i supermercati restano a quota +5,5%. Magra conzolazione. Come fa notare il Codacons, secondo cui le riduzioni in quantità di spese necessarie come quelle alimentari e mediche provano che gli italiani vivono come nel dopoguerra, a caccia di soldi per poter comperare cibo. Il Codacons fa poi presente come «negli ultimi 5 anni più di 6 famiglie su 10 fanno la spesa al discount e nell’ ultimo anno tale quota è aumentata di quasi 9%. Ultimo dato, ancora più preoccupante e che deprime le speranze sul futuro: cresce il numero degli indigenti, in crescita del 33 per cento tra il 2010 e il 2012.
  
 

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