27 Dicembre 2011

La crisi sotto l’ albero. Un Natale così non si vedeva da dieci anni  

La crisi sotto l’ albero. Un Natale così non si vedeva da dieci anni
 

ROMA Natale 2011: non è tempo di grandi abbuffate. O meglio, per il cenone e il pranzo di Natale – secondo i dati forniti da Coldiretti – gli italiani hanno pur sempre speso , complessivamente, 2,3 miliardi di euro in cibi e bevande. Ma il calo rispetto al 2010 è stato del 18%. Il taglio più alto sul budget per le tavolate natalizie degli ultimi dieci anni. Nel 2001, l’ anno del crollo delle Torri gemelle, si registrò un 28% in meno rispetto al Natale precedente. Quest’ anno, dicono sempre i dati di Coldiretti, sono stati spesi 850 milioni di euro per pesce e carni, compresi i salumi; 490 milioni di euro per spumante, vino e altre bevande; 400 milioni di euro per i dolci;, 270 milioni per ortaggi, conserve, frutta fresca e secca; 190 milioni per formaggi e uova. E circa un quarto di tutto questo (per un valore di circa mezzo miliardo) non sarebbe stato consumato. Per quanto riguarda i regali e gli addobbi, ogni italiano, in media, ha ridotto la spesa di 48 euro, secondo il Codacons. Il settore che ha più risentito della crisi – dice l’ associazione dei consumatori- è quello dell’ abbigliamento e delle calzature e il Codacons prevede pure che i saldi saranno un flop, con il 30-40% in meno di acquisti. In base allo studio realizzato dalla Federconsumatori, la spesa totale per il Natale si è attestata a 4 miliardi di euro, rispetto ai 4,4 stimati. La spesa media a famiglia è stata di 166 euro, al di sotto di previsioni che già erano negative. L’ unico settore che ha registrato un lieve incremento (dell’ 1%) è stato quello dell’ elettronica di consumo; regge anche l’ editoria. Giù abbigliamento e calzature (-18%), mobili, arredamento ed elettrodomestici (-24%), profumeria e cura della persona (-7%). Il turismo non va meglio: spesa in calo dell’ 8%. E si è speso di meno anche per i giocattoli (-3%). La crisi si fa inevitabilmente sentire, ed è tutta colpa del governo Monti. La pensa così il berlusconiano Osvaldo Napoli: «Il calo dei consumi del periodo natalizio – dice – è causato dalla mancanza di fiducia determinata dalla manovra economica». E «se si pensa che le famiglie italiane, ad eccezion fatta per il rincaro della benzina, non hanno ancora subito l’ aumento di tassazione prevista per l’ anno entrante, c’ è da chiedere di quanto sarà l’ ulteriore flessione quando il prelievo fiscale maggiorato entrerà in vigore, il prossimo anno». Quindi occorre «far ripartire i consumi». Anche il leader dell’ Italia dei valori Antonio Di Pietro critica la manovra lacrime e sangue ignorata dai mercati. «Siamo già in recessione – commenta l’ ex pm – e, dopo la mazzata inflitta alla gente comune con questa manovra, le cose peggioreranno ancora. Se molti milioni di italiani non hanno un euro in tasca, come faranno a rilanciare la crescita?». Conclusione di Di Pietro: bisogna andare alle elezioni al più presto, quindi «aspettiamo fiduciosi la decisione della Consulta sui referendum elettorali, poi si vada al voto. Prima sui referendum e poi per scegliere un nuovo governo per il paese, decidere una vera maggioranza e un vero programma di risanamento». Anche nel Pd si segnala che «il calo dei consumi a Natale è solo la punta dell’ iceberg». Il senatore Roberto Di Giovan Paolo chiede quindi di introdurre il reddito minimo, «perché con più reddito ci sono più consumi, più commercio e più Pil».

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