16 Febbraio 2014

la crisi. pignoramenti di beni e casa per i debiti.

la crisi. pignoramenti di beni e casa per i debiti.

Un’ atmosfera tesa. È quella che si respira allo Sportello antiusura, in funzione da settembre a Casale, al Centro ascolto della Caritas di via Trino (dalle 15 alle 19 di venerdì. tel. 0142 421015), rappresentato da don Gigi Cabrino e dall’ associazione Codacons, con l’ avvocato Paolo Missineo, con il patrocinio del Comune. Una ventina i casi più eclatanti, con l’ immediato blocco dei pignoramenti e il tentativo di impostare piani di rientro.Mario (nome di fantasia) è un imprenditore alessandrino con figli da 16 a 21 anni con esigenze a cui i genitori scivolati nella povertà fanno fatica a rispondere. Mario ha accumulato crediti, impossibili da incassare perché la crisi colpisce anche i creditori: «Ho chiesto aiuto a banche e finanziarie e quando non ho più pagato le rate, ipoteca sulla casa e pignoramento sono diventate realtà». Circa 400 mila euro il debito. Per il momento, il pignoramento è stato bloccato. Remo (altro nome fittizio) è un funzionario pubblico. La figlia aveva acceso un mutuo, poi condizioni lavorative peggiorate l’ hanno obbligata a chiedere aiuto al padre e 1/5 dello stipendio è stato impegnato. «Quando non ho più potuto farvi fronte – dice Remo – ho chiesto l’ intervento di una banca, poi di una finanziaria e di un’ altra ancora». Ed un debito di circa 60 mila euro si è trasformato in una catastrofe. Impossibile chiedere un anticipo sul Tfr, «la legge – dice l’ avvocato – infatti non lo consente».Aldo è un casalese, lavora per un’ azienda. Tre figli di cui uno all’ Università. «Le spese sono tante per la famiglia e lo stipendio invece di aumentare cala. Il mutuo della casa a un certo punto non ho più potuto pagarlo». Anche in questo caso è scattato il pignoramento «un percorso vietato a Equitalia – commenta l’ avvocato Missineo – per la prima casa, ma non alle banche». Lo Sportello tratta per un piano di rientro e una rinegoziazione del mutuo. La Caritas è intervenuta nei casi più gravi per le spese giudiziarie. «E’ gente che intende pagare – dice Missineo – le banche dovrebbero tenerne conto e dare più tempo». [F. N.]

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