22 Dicembre 2013

La crisi non si ferma nemmeno a Natale

La crisi non si ferma nemmeno a Natale

A fine anno si esprimono i desideri. Per milioni di lavoratori e famiglie italiane il primo auspicio è che il 2014 porti davvero l’ agognata ripresa. E, con essa, un po’ più di soldi nelle tasche dei papà e delle mamme che continuano a dover tirare la cinghia. Perché – a guardare i numeri – i 12 mesi che ci apprestiamo a lasciarci alle spalle hanno il sapore amaro del carbone, altro che pandoro natalizio. Il lavoro, primo problema. A fine 2013 si supererà il miliardo di ore di cassa integrazione. Dopo 11 mesi, infatti, siamo già a quota 990milioni, e dunque il taglio del traguardo è scontato: sarà la terza volta dall’ inizio della crisi, successe già nel 2010 e nel 2012. Il numero di aziende coinvolte – soprattutto al nord, in Lombardia, Piemonte e Veneto – sfiora le 6000 unità, oltre il 56% delle richieste è dovuto alla crisi. Il settore più colpito è la meccanica, con oltre 334 milioni di ore. Il taglio sulla busta paga di ognuno dei 520mila lavoratori a zero ore ammonta in media a 7.300 euro, secondo i calcoli dell’ Osservatorio Cgil. «Un ben triste primato – commenta il segretario confederale della Cgil, Elena Lattuada -. La crisi si fa più violenta, e la Legge di Stabilità non mette in campo ricette adeguate per invertire la tendenza». Un altro pessimo indicatore riguarda le tredicesime, tradizionale serbatoio peri regali di fine anno: nella sola Lombardia, sono oltre 600mila i lavoratori che rischiano di vedersele accreditare in ritardo. La Camera di commercio di Monza e Brianza ha sondato circa 700 imprese: l’ 8,6% nel 2013 potrà pagare solo lo stipendio, e il 14,4% chiuderà l’ anno senza erogare l’ ultima mensilità e la tredicesima. Tra i casi singoli, la Firem di Formigine (Modena), il cui titolare nell’ agosto scorso aveva tentato di trasportare i macchinari in Polonia, durante la chiusura estiva: dopo il braccio di ferro, una parte della produzione (con 40 dipendenti) è rimasta in Italia, ma i lavoratori sono di nuovo in presidio e temono per il pagamento degli arretrati, tredicesima compresa. Una goccia nel mare dei disagi vissuti in tutti i settori. Ritardi e paghe decurtate si riflettono a cascata sui consumi. Quelli che dovrebbero riprendersi grazie al fondo taglia cuneo fiscale nella Stabilità. Condizionale d’ obbligo, visto che il punto di partenza molto negativo: in 6 anni la spesa delle famiglie è calata di oltre 5.000 euro (dati Confindustria), e le festività 2013 saranno improntate al risparmio. Secondo la ricerca Codacons, a resistere è più che altro il Natale a tavola, per il quali gli italiani metteranno sul piatto 2,6 miliardi di euro. E se pure i regali non mancheranno – Confe sercenti segnala un aumento del budget per i doni di 170 euro a famiglia -, una cosa è certa: i nostri concittadini preferiranno la tranquillità lowcost della propria casa a una vacanza più lunga. È la scelta di oltre 43 milioni di italiani (il 91% degli adulti) secondo quanto riportato da Confesercenti. E se c’ è chi rinuncia a un cotechino in più, ostriche e champagne continueranno a scorrere a fiumi, in banchetti certo più selezionati: lo squilibrio tra ricchi e poveri si è allargato. La ricchezza liquida delle famiglie italiane – al netto di attività reali, titoli di Stato e partecipazioni – ammonta a 2.400 miliardi di euro: Nomisma stima che quasi la metà di questo tesoro, ovvero 1.130 miliardi (il 47,5%) sia nelle mani del 10% più ricco. Basta guardare l’ elenco dei Paperoni della Borsa che, nel corso del 2013, hanno portato a casa guadagni enormi: più 7% rispetto all’ anno precedente. In perdita è lo Stato italiano, che ha lasciato sul campo quasi 2 miliardi di euro (-6%), ma che resta in testa alla classifica perché possiede 30 miliardi di azioni tra Eni, Enel, Terna e Finmeccanica. Sul secondo gradino c’ è Leonardo Del Vecchio (Luxottica) che, dal 2006, ha raddoppiato il valore (da 7 a 14 miliardi) nel listino. Terzi Miuccia Prada e Patrizio Bertelli, con 13,8 miliardi. E poi ancora la famiglia Rocca (ramo siderurgico), con 10,9 miliardi, l’ impero De Agostini dei Boroli-Drago (3,9 miliardi), la Lactalis (Parmalat) dei Besnier (3,7 miliardi), lo stilista Salvatore Ferragamo (3,6 miliardi), gli Agnelli (3,5 miliardi), Silvio Berlusconi (3,2) e Diego Della Valle (2,2 miliardi). Basterebbe una tassa patrimoniale una tantum del 10% sulle famiglie più ricche – chiudono il ragionamento gli analisti di Nomisma – e si potrebbero redistribuire 113 miliardi a famiglie povere e imprese, 7 punti percentuali di Pil. Sarebbe buon senso. Ma con i tempi che corrono, sembra un regalo troppo bello persino per Babbo Natale.

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