30 Marzo 2013

La crisi frena il carrello della spesa

La crisi frena il carrello della spesa

 

Giusy Franzese Roma. Frena l’ inflazione a marzo. Siamo all’ 1,7% rispetto al marzo 2012, il tasso più basso da novembre 2010. A febbraio scorso il raffronto anno su anno era all’ 1,9%. L’ inflazione acquisita per il 2013 è pari all’ 1%. Potrebbe essere una buona notizia perché significa che il cartellino dei prezzi dei beni al consumo è fermo, praticamente senza aumenti (il raffronto mensile, marzo su febbraio, è pari a +0,3%). E in effetti lo è: secondo il Codacons, una delle associazioni dei consumatori, da marzo 2012 ad oggi «il risparmio per una famiglia di tre persone è stato di 874 euro». Ma c’ è anche un’ altra faccia della medaglia: la frenata dell’ inflazione è l’ ulteriore sintomo di una crisi economica che porta la gente a non comprare più, o comunque a limitarsi all’ indispensabile. A spendere il meno possibile perché i soldi non ci sono o perché in ogni caso il futuro è così incerto che è meglio essere prudenti. Indipendentemente dai prezzi. E se i consumi crollano, cala la produzione e le aziende riducono il personale oppure chiudono del tutto. E la gente perde il lavoro e quindi consuma sempre meno, in un circolo vizioso che ci risucchia in un vortice dal quale non riusciamo a uscire. È il sesto mese consecutivo che l’ inflazione è in rallentamento. A settembre 2012 era al 3,2%. In pratica nel giro di un semestre si è quasi dimezzata. Sul dato di marzo – spiega l’ Istat – ha contribuito in modo significativo la frenata dei prezzi su base annua dei carburanti, che invece nel primo trimestre 2012 avevano preso il volo. La Confcommercio ribatte: non è più solo questo il motivo. C’ è anche «la dinamica dei consumi assolutamente negativa» che sta spingendo «le imprese della distribuzione commerciale a contenere i prezzi a ogni costo». Il problema è: fin quando si potrà andare avanti così? Anche perché, a bocce ferme, nelle casse delle famiglie, con effetti quindi sui consumi, a partire da giugno si abbatteranno nuovi eventi negativi: l’ acconto Imu e il debutto della Tares, la nuova tassa sui rifiuti che dai primi calcoli sarà una bella stangata; e poi da luglio l’ aumento dell’ Iva di un punto. Una decisione, quest’ ultima, che commercianti e consumatori chiedono assolutamente di rivedere. In caso contrario – sostiene il Codacons – si vanificherebbe «l’ unica cosa positiva che questa crisi ha portato: l’ attenuazione dell’ inflazione». Lo 0,3% di aumento congiunturale (marzo su febbraio), è dovuto – spiega l’ Istat – «a fattori di carattere stagionale». Ovvero all’ inizio della primavera e soprattutto alla Pasqua. Gli unici rialzi dei prezzi significativi, infatti, sono relativi al comparto trasporti (+1,7% in media, che diventa +19,5% nel solo trasporto aereo passeggeri) e a quello dei servizi ricreativi e culturali (+0,7% che arriva a +5,6% per i pacchetti vacanza all’ estero). Ha inciso anche la fine dei saldi invernali. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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