2 Agosto 2003

La crisi del gruppo Cirio




Nella crisi del gruppo Cirio l`unica certezza, a questo punto, è l`avvio delle procedure per l`amministrazione controllata. Per il resto, soltanto ipotesi più teoriche che pratiche e flebili speranze che per il gruppo in crisi possa ancora essere individuato un percorso di salvataggio. Ieri, come deliberato dall`assemblea dei soci mercoledì sera, Cirio Del Monte Italia Spa (la controllata da Cirio Finanziaria cui fanno capo le attività produttive) ha presentato al Tribunale di Roma istanza per l`ammissione all`amministrazione straordinaria con la conseguente nomina, da parte del ministero delle Attività produttive, di uno o più commissari (come previsto dalla “Legge Prodi“). Sempre ieri, anche i liquidatori di Cirio Finanziaria hanno presentato al Tribunale istanza per l`ammissione all`amministrazione straordinaria.
Strade obbligate, queste, tenendo conto della crisi finanziaria che sta strangolando il gruppo Cirio (bilancio 2002 chiuso con perdite per 550 milioni di euro e con un patrimonio netto della società in negativo per 182 milioni di euro). Un tentativo, anche di trovare una strada “accettabile“ per disinnescare la mina rappresentata dalle sette serie di obbligazioni per un valore totale di 1,12 miliardi di euro (nelle mani per la quasi totalità di circa 30 mila privati risparmiatori) che la Cirio non è più in grado di onorare. Le prospettive più critiche sono proprio quelle dei risparmiatori: la “legge Prodi“ è finalizzata infatti a salvaguardare le grandi aziende in crisi, a garantire l`occupazione e la continuità produttiva, non a tutelare gli obbligazionisti.

«La procedura di amministrazione straordinaria richiesta da Cirio Del Monte Italia e Cirio Finanziaria -ha ammesso ieri il presidente della Cirio, Giovanni Fontana- riduce le garanzie per gli obbligazionisti, ma è una nuova situazione giuridica che può essere più idonea a raggiungere l`obiettivo di risanare la società». L`applicazione al gruppo -ha aggiunto Fontana- della legge Prodi-bis «un domani può dare al sistema bancario o a un gruppo industriale la possibilità di intervenire».

E proprio le banche (Banca Intesa, SanPaolo Imi, Capitalia e Unicredit) si sono fatte vive mercoledì sera, dopo aver bocciato l`ultimo possibile progetto di salvataggio (quello presentato dalla “cordata“ di Carlo Ronchi di Euroconserve) e quando l`ormai inevitabile decisione di porre la Cirio in liquidazione era stata adottata dal Cda della società, per prospettare una “disponibilità condizionata“ ad intervenire nella crisi Cirio. Le quattro banche si sono dette infatti «pronte ad intervenire nel gruppo alimentare in crisi, con l`obiettivo di concorrere a salvaguardare un bene di interesse per il sistema economico e per il Paese, qualora emerga un progetto imprenditoriale valido e meritevole di essere sostenuto».

E mentre ieri un sondaggio Cirm bocciava il sistema bancario (il 64,3\% degli intervistati afferma di aver poca o punta fiducia nelle banche e il 68\% afferma che le crisi finanziarie di alcune grandi aziende quali Fiat e Cirio «influenzano negativamente il «senso di sicurezza nei confronti del risparmio»), sono scese in campo le associazioni di difesa dei consumatori. L`Intesa dei consumatori (che rappresenta migliaia di possessori di obbligazioni nelle cause già intraprese contro le banche “corresponsabili nel disastro Cirio“, avendo contribuito a scaricare sulle spalle dei privati risparmiatori “l`irresponsabile indebitamento del gruppo alimentare“) ha chiesto al Governo di nominare nel Comitato di sorveglianza uno o più membri nominati dall`Intesa stessa. Analoga richiesta da parte di Assorisparmiatori. Obiettivo delle due associazioni è quello di tentare il recupero (praticamente impossibile) dei capitali investiti dai privati risparmiatori nei bond Cirio o almeno di limitarne le perdite. Presa di posizione anche da parte di Federconsumatori che promette battaglia contro le banche sul fronte giudiziario per ottenere in favore del singolo risparmiatore possessore di obbligazioni Cirio «il risarcimento del danno per omessa o fuorviante informazione».

Infine Lanfranco Turci, capogruppo dei senatori Ds, denuncia la «manomissione delle risorse Cirio operata da Sergio Cragnotti» e adombra l`esigenza di una Commissione di inchiesta parlamentare: «La vicenda Cirio -afferma- ha assunto ormai gli aspetti di uno scandalo finanziario nazionale di portata analoga a quelli, come il caso-Enron, che hanno sconvolto il mercato finanziario Usa».

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