La crisi Cirio sul tavolo di Marzano
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fonte:
- Il Tempo
Pressing delle banche per l?uscita del finanziere. Lazio, Gheddafi junior frena
Cragnotti e l?advisor hanno incontrato il ministro. Tempi stretti per il piano industriale
MILANO ? Il salvataggio del gruppo Cirio è diventato ormai una lotta contro il tempo, mentre continuano a piovere critiche sul sistema bancario, accusato dalle associazioni dei consumatori di essersi liberato troppo facilmente di bond a rischio, collocandoli ai piccoli azionisti.
Il rappresentante degli obbligazionisti (Trustee) non ha dichiarato il temuto cross-default, ma basta un quinto dei possessori di obbligazioni per costringere Cragnotti a rimborsare immediatamente tutti i prestiti, il che equivarrebbe alla liquidazione del gruppo. Si spiega così la fretta di arrivare entro la fine della settimana a un piano di ristrutturazione e finanziamento che soddisfi le banche e le convinca a concedere un finanziamento-ponte
Sergio Cragnotti ha incontrato il ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, cui «è stato illustrata l`attuale situazione del gruppo Cirio-Del Monte anche alla luce degli investimenti industriali necessari per mantenere, anche attraverso un recupero di efficienza, l`integrità di questo importante gruppo agro-alimentare». L`advisor Ubaldo Livolsi – che secondo indiscrezioni del`altro ieri, ha inviato una lettera alle principali banche creditrici del gruppo (Capitalia-Mcc, Ubm-Unicredito, Bipielle, IntesaBci e Abaxbank) – era presente alla riunione e ha confermato che il nuovo piano arriverà «in tempi brevi», mentre Sergio Cragnotti, a proposito di un`eventuale richiesta delle banche di fare un passo indietro, ha chiarito: «Non conosco le loro intenzioni, perché non ho fatto ancora nessuna riunione».
A Piazza Affari, il titolo Cirio ha chiuso invariato a 0,16 euro, mentre ha invertito la tendenza rialzista degli ultimi giorni la Lazio (-17,73% a 0,7651), che, all`indomani della mancata certificazione dei conti da parte dei revisori, deve incassare il passo indietro di Gheddafi junior sull`ipotesi di rilevare la società, insieme a un interesse dell`imprenditore italo-canadese Carlo Baldassarra.
Il gruppo Cirio ha fatto sapere che non prenderà in considerazione alcuna offerta per le sue attività in dismissione prima della presentazione del piano alle banche. «Solo allora la Cirio potrà considerare le offerte ricevute» per gli asset ritenuti non strategici – Ss Lazio, Del Monte Pacific e Bombril – ma anche per alcune appetibili divisioni, come quella passate e conserve, che ha attirato l`attenzione di uno dei leader europei del settore, Conserve Italia.
Mentre hano smentito qualsiasi interessamento Granarolo e Parmalat.
Intanto, l`Intesa dei Consumatori ha inviato un esposto a Consob e Bankitalia per chiedere di verificare «con urgenza se i comportamenti posti in atto dalle banche nel collocare i bond Cirio ai risparmiatori siano stati corretti e trasparenti».
Adoc, Adusbef, Codacons, Federconsumatori sono decisi ad andare fino in fondo e fare chiarezza sul disastroso sviluppo della crisi. «In caso di default – dichiarano – l`Intesa dei Consumatori citerà le banche in tribunale a tutela dei risparmiatori».
L`Intesa si è anche domandata «come mai né il collegio sindacale né le società di revisione si siano accorti delle difficoltà finanziarie di Cirio, emettendo regolare certificazione di bilancio». Infine, viene chiesto di sapere «quali sanzioni saranno eventualmente inflitte a chi non avesse informato preventivamente i clienti sull` alta rischiosità dell` investimento».
Intanto Gheddafi junior frena sulla Lazio e la borsa inizia a preoccuparsi.
Così dopo che martedì il titolo era sensibilmente salito pur davanti alla bocciatura evidentissima del revisiore dei conti, Deloitte e Touche, che si è rifiutato di certificare il bilancio, ieri il mercato sembra essersi improvvisamente accorto che in effetti la situazione è seria. La Lazio è in vendita, l`azionista di riferimento (Cirio) rischia un cross default (dichiarazione di insolvenza su tutti i titoli emessi) che sarebbe l`anticamera del fallimento e ha messo a punto un piano di salvataggio che ha fra i cuoi pilastri proprio la vendita della società calcistica, e se fino a due giorni fa sembrava che El Saadi Gheddafi, figlio del leader libico, fosse molto interessato a rilevare il club di Sergio Cragnotti ieri ha fatto una repentina marcia indietro.
Risultato: il titolo in Piazza Affari ha lasciato sul terreno il 17,73%, un vero e proprio tonfo, con un prezzo di riferimento a 0,765. La giornata sul mercato è stata di quelle da dimenticare; prima un rinvio in apertura per eccesso di ribasso a causa di un prezzo teorico in caduta del 21%, poi il tentaivo fallito di rientrare in contrattazione alle 11,15, quindi una lunga serie di sospensioni per ecesso di ribasso per arrivare alla debacle finale. La borsa ha così scontato la brutta notizia rappresentata dalla bocciatura del bilancio, che martedì era passata in secondo piano davanti all`ipotesi dell`acquirente libico.
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