6 Luglio 2010

La crisi cambia il menù delle famiglie

– MILANO – LA CRISI costringe gli italiani a tirare la cinghia e a risparmiare persino sul carrello della spesa, dal pane alla frutta. E così, per la prima volta negli ultimi dieci anni, secondo il rapporto Istat sui consumi 2009, la spesa media mensile delle famiglie ha subito una variazione nominale negativa dell’ 1,7% a 2.442 euro al mese. E se il valore nominale è diminuito, le uscite in termini reali, che tengono conto dell’ aumento dei prezzi (cresciuti dello 0,8% nel 2009) sono crollate. Del resto se a soffrire di più restano gli anziani soli (con una spesa media di 1.415 euro contro i 3.238 di chi ha tre o più figli) anche le famiglie con redditi medio-alti hanno dovuto fare sacrifici. Dovendo fare i conti con la crisi e l’ aumento delle uscite per la casa (voce che copre circa un terzo del bilancio mensile) le famiglie hanno ridotto la spesa alimentare a 461 euro al mese con un meno 3% (calo su cui ha pesato soprattutto il Sud: da 482 a 463 euro) e il 35,6% ha dichiarato di avere diminuito la quantità e/o la qualità dei cibi. Il 63% ha ridotto la quantità mentre il 15% anche la qualità. La crisi, ricorda la Cia-Confagricoltura, ha portato sei famiglie su dieci a modificare i consumi alimentari con il 30% che compra solo prodotti in offerta. In particolare oltre al pane (da 82 euro al mese la spesa è scesa a 80 e il taglio ha riguardato una famiglia su due) si è risparmiato su carne (da 107 a 105 euro), patate, verdura e frutta (da 87 a 83), latte, formaggi e uova (da 65 a 63,50) e bevande (da 43 a 41,50 euro al mese). D’ altra parte il capitolo spesa alimentare pesa soprattutto sui nuclei più deboli e rappresenta il 21% del bilancio per le famiglie con a capo un over 64. Sempre in tema di tipologie familiari grossi divari emergono anche tra i nuclei dove il capofamiglia ha una posizione sociale redditizia, come quella di imprenditori e liberi professionisti (3.493 euro) e quelli guidati da un pensionato (2.104) o da un operaio (2.406). A livello territoriale si accentua il divario Nord-Sud. Con la Lombardia (2.918) che sottrae al Veneto (2.857) il primato per la disponibilità maggiore mentre la Sicilia (1.721 euro) si conferma fanalino di coda lontana quasi 1.200 euro dalla prima. I DATI ISTAT hanno fatto scattare l’ allarme dei consumatori. Per il Codacons «è un segnale grave che dimostra lo stato di disagio economico in cui versano i cittadini» e nel 2010 andrà peggio con un calo dei consumi del 2%. Tesi confermata da Federconsumatori e Adusbef che stimano in 886 euro la perdita del potere d’ acquisto quest’ anno e chiedono al Governo una manovra di rilancio. Del resto, aggiungono, la riduzione dei consumi è peggiore di quanto certifica l’ Istat e per pensionati e lavoratori è del 3%. Preoccupati anche sindacati e imprenditori. La Cisl rilancia l’ urgenza di una riforma fiscale per sostenere i redditi delle famiglie mentre di «gravissimo problema» parla la leader di Confindustria Emma Marcegaglia che esorta tutti a impegnarsi per «ritornare a crescere». Infine, il Pd sottolinea come «la manovra peggiori la situazione» e l’ Idv accusa il governo di «tartassare le famiglie».
 

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