La corsa dei politici a parlare
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fonte:
- Il Fatto Quotidiano
Federica Sciarelli dice che lunedì la puntata di Chi l’ ha visto? era già scalettata, completa. Ma poi quel video è arrivato in redazione. “Non si poteva far altro che cambiare programma e mandarlo in onda – spiega la giornalista -. Il viso del bambino, le urla della zia, i poliziotti che lo tiravano. Abbiamo modificato l’ audio e il video per non farlo riconoscere, poi siamo andati in diretta: cose così non si possono tacere”. Era la sera in cui i tg illustravano l’ ennesima ondata di scandali dalla Lombardia alla Calabria, dal Lazio alla ‘ ndrangheta. Ma quando quel bambino è arrivato in video contorcendosi e scalciando, il caso ha preso volume, forme e contenuti. Oltre il previsto. Il confine tra la commozione e lo sdegno s’ è perso nella foga di partecipare al rito. Il presidente della Federazione della Stampa, Roberto Natale, ha segnalato gli abusi dei media: “Chi ha mandato in onda il video senza proteggere l’ identità del ragazzo ha fatto un pessimo servizio a tutti”. LA POLITICA HA COMINCIATO a commentare e ammonire. “Le immagini proiettate dalla trasmissione hanno creato indignazione e sgomento in tutti noi italiani. I bambini hanno diritto a essere ascoltati e rispettati”, ha detto il presidente del Senato, Renato Schifani. “Un sottosegretario all’ Interno riferirà alla Camera sulla vicenda”, aggiungeva Gian-franco Fini mentre Veltroni s’ è precipitato a depositare un’ interrogazione per il ministro Cancellieri. “Ho apprezzato molto che Manganelli abbia chiesto scusa per i comportamenti inqualificabili di alcuni agenti”, ha chiosato Vendola mentre un plotone multipartisan bollava dall’ “inqualificabile” all’ “indecente” il comportamento degli agenti. “La diffusione del filmato, e il circo mediatico che ne sta seguendo, aggiungono danno al danno – dice invece il Codacons -. La vicenda avrà conseguenze negative per il bambino e per la sua famiglia. Chi li risarcirà?”. Resta il pugno nello stomaco. Resta quel “Lasciatelo stare, non si prendono così i bambini”. Resta un Paese che, di solito, dei bambini non parla mai.
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