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3 Agosto 2017

La concorrenza è legge dopo 30 mesi

il senato dice sì con una fiducia risicata. si cambia su assicurazioni, professioni e banche
Ci sono voluti trenta mesi, ma la norma «annuale» sulla concorrenza è diventata legge. Con il voto favorevole di ieri del Senato (anche se con margini ristretti, viste le defezioni di Mdp e di qualche esponente della maggioranza, tra cui l’ ultra-critico presidente Pd della Commissione Industria del Senato, Massimo Mucchetti), il testo entra in vigore, e il governo esulta per un risultato che sembrava problematico. Se il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni parla soddisfatto di un «impegno mantenuto», anche il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda definisce questa approvazione un «segnale di serietà» per il Paese. «Una spinta strutturale alle potenzialità della nostra economia», commenta il titolare dell’ Economia Pier Carlo Padoan. L’ ok definitivo al provvedimento è arrivato dopo tanti stop e lente ripartenze. In circa 900 giorni di iter parlamentare, nonostante i vari incagli, la legge è riuscita a vedere la luce introducendo novità su assicurazioni, professioni, energia, comunicazioni, ambiente, trasporti, turismo, poste, banche e farmacie, con l’ obiettivo, sempre secondo Calenda, «di stimolare la crescita, la produttività e consentire ai consumatori di avere accesso a beni e servizi a minor costo». Eppure, molto hanno fatto discutere le modifiche pro-aziende inserite a fine giugno dalla Camera: il ripristino del tacito rinnovo delle polizze assicurative in scadenza del ramo danni, che riguardano anche il settore automobilistico; l’ eliminazione della possibilità di mettere all’ asta la fornitura di energia elettrica per quegli utenti che non avranno optato per un operatore alla scadenza del regime di mercato tutelato; la norma introdotta sul telemarketing, che di fatto consentirà alle aziende di fare offerte commerciali anche senza il consenso di chi riceve le telefonate. Anche l’ autorità Antitrust si è mostrata soddisfatta per il via libero definitivo, sebbene – con uno sguardo più orientato al futuro – abbia consigliato per la prossima volta di riflettere sull’ utilizzo di uno strumento «più rapido e incisivo», magari mirato su singoli settori rispetto al testo «omnibus» approvato dal Senato. Non si sono invece risparmiati con le critiche le associazioni dei consumatori, quelle dei professionisti (per ragioni opposte) e qualche politico. Il capitolo del provvedimento preso più di mira è stato sicuramente quello sull’ energia. Ad aprire la pioggia di polemiche è stato appunto il presidente della commissione Industria Mucchetti, che non ha votato la fiducia definendo la legge «un favore a grandi aziende come Enel, Generali, Unipol, Walgreens Boots Alliance e Big Pharma». «Il voto di Mucchetti? Un suo diritto», ha commentato Calenda. Critica anche l’ Unione nazionale dei consumatori: basterebbe la fine del mercato tutelato nel settore dell’ energia – spiega l’ associazione – per esprimere un giudizio negativo «considerato che non vi può essere alcuna concorrenza fino a che, per la luce, i primi cinque operatori detengono l’ 87,8% del settore domestico e per il gas i primi tre gruppi controllano il 44,8% del mercato». La stessa misura secondo il Codacons porterà aggravi di costi per le famiglie, mentre per Federconsumatori consegnerà i cittadini «in pasto a un mercato libero in cui non vi è la minima ombra di competitività e convenienza». Soddisfazione, invece, anche se «sull’ energia ci sarà ancora da lavorare, introducendo tutele e garanzie a favore dei cittadini-consumatori», arriva da Carlo De Masi, presidente Adiconsum. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.
roberto giovannini

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