1 Luglio 2014

La Concordia torna a Genova per essere rottamata

La Concordia torna a Genova per essere rottamata

ROMA – Lo smaltimento del relitto della Costa Concordia avverrà a Genova. Lo ha deciso il Consiglio dei ministri, secondo quanto annunciato dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Soddisfazione per la scelta è arrivata sia dal ministro dell’ Ambiente Gianluca Galletti, sia dal governatore della Liguria Claudio Burlando. Ma se si chiude un capitolo, altri restano ancora aperti. Forse l’ ultimo dubbio della Concordia sembra risolto dalla perizia supplementare che per due volte nei mesi scorsi riportò a bordo della nave anche Francesco Schettino: il generatore d’ emergenza – che doveva supplire alla mancanza di energia, essendo tutte le sale motori allagate – funzionò poco tempo, a bassa potenza e male. Ma questo “default” non fu decisivo sul destino del naufragio, secondo i periti del tribunale, e non incise né sull’ illuminazione interna, né sulle pompe di sentina, né sulla manovrabilità della nave visto che i timoni erano già diventati inefficaci di per sè. Il suo funzionamento corretto avrebbe salvato qualche vita umana delle 32 vittime? «Onestamente – ha detto il capo dei periti chiamati dal tribunale, ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone – non so dire cosa sarebbe successo se il generatore d’ emergenza avesse funzionato. Non so dare risposte su che impatto avrebbe dato in termine di vite umane perse. È un’ ipotesi soggetta a tantissime variabili». La nuova perizia non ha lasciato le parti remissive, ci sono stati battibecchi, intense richieste di chiarimenti, il pm ha protetto i risultati della sua inchiesta dando un peso marginale alla nuova perizia, il presidente Giovanni Puliatti ha dovuto fare richiami per tenere l’ udienza in ordine. Anche la difesa di Francesco Schettino ha tentato una sortita energica: è successo alla fine, quando ha contestato le conclusioni dei periti, sostenendo che il generatore per un po’ funzionò e consentì a Schettino di virare i timoni a destra, evitando un secondo impatto con le rocce e portando la nave a scarrocciare verso il porto. Le parti civili, però, non sono convinte del «sovraccarico» come causa del guasto e domani attaccheranno la perizia coi loro consulenti. Come farà anche il Codacons che già oggi ha fatto emergere un’ altra cosa: i file di manutenzione depositati da Costa spa al processo sarebbero stati modificati il 13 marzo 2012, cioè due mesi dopo il naufragio.

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