24 Settembre 2013

la CONCORDIA IN AULA »IL PROCESSO A GROSSETO

la CONCORDIA IN AULA »IL PROCESSO A GROSSETO

 

di Pierluigi Sposato wGROSSETO La partita si riapre e l’ esito è incerto. Se la Cassazione dovesse accogliere il ricorso della Procura generale di Firenze contro i cinque patteggiamenti ratificati dal gup a luglio, il processo per il naufragio della Concordia potrebbe avere una svolta. Le posizioni di Roberto Ferrarini, Manrico Giampedroni, Ciro Ambrosio, Silvia Coronica e Jacob Rusli Bin potrebbero essere riviste: le loro pene – ritenute da «abuso edilizio» secondo l’ associazione Giustizia per la Concordia, – potrebbero cambiare. Potrebbero addirittura finire in dibattimento? È prematuro affermarlo. Quello che è certo è che il Tribunale di Grosseto ha respinto la richiesta di sospensione del processo a Francesco Schettino, unico imputato residuo, in attesa del pronunciamento della Cassazione. L’ aveva chiesto – dando notizia pubblica dell’ impugnazione – l’ avvocato Massimiliano Gabrielli per la stessa associazione, supportato dall’ avvocato di una parte civile Giuseppe Gallenca; mentre la difesa di Schettino si era dichiarata remissiva, la Procura (per bocca del sostituto Alessandro Leopizzi) si era opposta così come l’ avvocato Simona Brizzi (Costa parte civile) e l’ avvocato Marco De Luca (Costa responsabile civile): «La riunione è impossibile – ha detto quest’ ultimo – siamo in fasi processuali diverse, servirebbe una nuova udienza preliminare». E queste sono state anche le motivazioni con le quali il collegio presieduto da Giovanni Puliatti ha respinto la richiesta, anche per non compromettere la celerità del processo in corso. «Dopo aver raddrizzato la nave adesso si sta raddrizzando il processo – ha detto Daniele Bocciolini, uno dei legali delle parti civili – L’ impugnazione è una grande vittoria. Il processo sta diventando giusto, speriamo che il ricorso venga accolto così rientreranno anche altri responsabili della vicenda». In attesa di conoscere innanzi tutto le motivazioni dell’ impugnazione («è fisiologico, siamo comunque fiduciosi che sarà dimostrata la correttezza del nostro operato», si limita a dire il procuratore capo Francesco Verusio) ed eventualmente l’ esito, il processo va avanti. Con qualche colpo di scena, con qualche aggiustamento e con qualche nulla di fatto. L’ avvocato Giuliano Leuzzi, per il Codacons, è stato il contestatore più agguerrito delle conclusioni dei periti. E si è detto soddisfatto di aver “costretto” i quattro esperti a rivedere il posizionamento della nave, basato sui dati ricavati dal proprio consulente Bruno Neri e originari da un punto diverso di riferimento sulla Concordia (non il Gps ma il Dolog). «A 14,2 nodi di velocità – ha comunque ribattuto il professor Enzo Dalle Mese – in quattro-cinque secondi la Concordia avrebbe potuto percorrere 29-36 metri, non i 55 indicati da Codacons. Le conclusioni della perizia non sono influenzate da tutto ciò». «Comunque c’ è un errore, la nostra perizia è giusta», ha concluso il legale. Che ha poi aggiunto: «Su qualsiasi domanda, i periti del gip non hanno saputo rispondere. Quello che è successo oggi è di una gravità inaudita. Era evidente che l’ unico fine della Procura era quello di non rispondere ai consulenti di Codacons. Ci hanno confermato che non gli interessano i morti, ma soltanto quello che ha fatto la nave, prima, durante e dopo l’ impatto con lo scoglio». L’ attacco più pesante è però arrivato da Leuzzi quando si è parlato della ventola bloccata (si sente in una registrazione della scatola nera fatta ascoltare in aula), del collaudo e delle date apparentemente incongruenti di alcuni documenti, file non  come sostenuto dal collegio peritale ma excel: «Vuole ipotizzare una truffa processuale? – ha chiesto il presidente a Leuzzi – Non è il momento. E poi le date potrebbero essere quelle dell’ ultima apertura del file». ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

 

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