10 Dicembre 2010

La Commissione dei “non c’ è pericolo”

La Commissione dei «non c’ è pericolo»
 

Uomini impotenti davanti alla decimazione delle loro famiglie, donne morte dentro che hanno perso figli e nipoti, anziani che hanno visto sparire la loro intera stirpe. Sono i sopravvissuti di un’ altra strage italiana, con 309 vittime e una città intera in attesa di giustizia. Per loro questo è un giorno importante perché oggi a L’ Aquila il gup Giuseppe Grieco terrà la prima udienza per decidere se rinviare o no a giudizio 7 membri della «Commissione grandi rischi» che il 31 marzo 2009, cinque giorni prima del terremoto, si riunì con «l’ obiettivo di fornire ai cittadini tutte le informazioni disponibili alla comunità scientifica sull’ attività sismica delle ultime settimane». Una seduta che durò un’ ora scarsa, il cui verbale venne firmato solo dopo la scossa del 6 aprile secondo il presidente dell’ Ingv Enzo Boschi, e che si concluse con una conferenza stampa e varie interviste per tranquillizzare la popolazione. «Dico agli aquilani che vadano pure a bere un buon bicchiere di Montepulciano», furono le parole del vice capo del Dipartimento di Protezione civile Bernardo De Bernardinis che al tavolo della Commissione portò i saluti di Bertolaso impossibilitato a partecipare perché, come ebbe a dire egli stesso, era troppo occupato a seguire i lavori del G8 alla Maddalena. L’ accusa è di omicidio colposo plurimo, lesioni colpose e cooperazione nel delitto colposo, reati che si esplicitano secondo il pm Alfredo Rossini nelle colpe per «negligenza, imprudenza e imperizia». Nel mirino degli inquirenti sono finiti De Bernardinis, Boschi, il vice presidente della Commissione Franco Barberi, Giulio Selvaggi, direttore del centro nazionale terremoti, Mauro Dolce, direttore dell’ ufficio sismico del Dpc, Claudio Eva, docente fisica terrestre, e Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre, ideatore e realizzatore delle piattaforme antisismiche delle new town. Non risultano invece indagati gli altri presenti alla seduta come Daniela Stati, assessore regionale alla Pc travolta da "rifiutopoli", che dopo aver ascoltato gli scienziati escludere la possibilità di previsione dei terremoti li ringrazia «di queste vostre affermazioni che mi permettono di andare a rassicurare la popolazione attraverso i media» (come risulta dalla trascrizione della seduta pubblicata sul sito ilmanifesto.it). Così come mancano i nomi dei rappresentanti degli enti locali e di una serie di funzionari del Dipartimento e della regione, come l’ ingegner Altero Leone intervenuto solo per comunicare che «le persone che giravano in città con megafono preannunciando forti scosse sono state individuate dalla Digos». Tra le parti civili si costituiranno i familiari delle vittime della Casa dello studente e altri singoli non riuniti in associazione, il Codacons, e il preside del Convitto Nazionale Livio Bearzi, imputato a sua volta nel processo del crollo dove morirono tre minorenni, che chiederà «per essere stato rassicurato» un maxi risarcimento di 15 milioni «da destinare ai parenti delle vittime». Va detto però che il Convitto, come la Casa dello studente e tutti gli edifici pubblici crollati erano considerati ad altissimo rischio già nelle schede redatte nel 2003 da Collabora engineering per conto della Regione. Uno studio che è rimasto chiuso nel cassetto come il «dossier Barberi» (40 mila schede di rilevamento), i numerosi scritti di Claudio Panone che inutilmente lanciava allarmi dal 1987, i progetti di prevenzione sismica dell’ università, e tutti gli altri documenti che da tempo denunciavano la vulnerabilità di edifici pubblici e privati, e la necessità di piani di Protezione civile che invece a colpi di ordinanze e circolari rinviava l’ applicazione delle norme antisismiche. Lo hanno dimostrato i familiari dell’ «Associazione 309 martiri» in una ventiquattr’ ore di confronto tra scienziati, tecnici, giuristi, giornalisti e cittadinanza organizzata ad Onna durante lo scorso fine settimana. «Cahiers de doleances, primo quaderno», lo hanno chiamato definendolo «la vera Commissione Grandi rischi»: un accurato mosaico per puntare il dito contro la mancanza di prevenzione, soprattutto quella antica «cultura del terremoto» che ha permesso ai vecchi di prepararsi in tempo alla fuga. Non a caso è stata «la strage dei giovani», di coloro che si sono fidati e si sono fatti rassicurare da un governo che solo in quell’ occasione ha avuto paura di «facili allarmismi».

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