La commedia degli equivoci e la senesità ritrovata
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fonte:
- La Nazione
«QUI sembra di stare a teatro, con in scena una commedia dell’ assurdo», dice il socio Gabriele Corradi in assemblea: la critica culturale è per il soggetto dell’ opera e i suoi attori, ovvero quei «manager che decidono al posto dei proprietari». Se questo sia assurdo non si sa, certo sa tanto di commedia degli equivoci: almeno su quali siano gli interessi in questione. A parte qualche voce controcorrente (il genovese Barile annuncia «solidarietà a Profumo») è un’ assemblea della senesità. Ad aprire il copione il senesissimo Paolo Emilio Falaschi che, giusto a marcare le distanze, rivendita il titolo di ?avvocato’ e il suo uso da parte del presidente Profumo, «perché tutti a Siena lo sanno chi sono». E la posizione è chiara: «Possiamo dare fiducia a chi non ha guardato non nella cassaforte dell’ uscere della banca ma dell’ ex direttore generale?», dice l’ avvocato, che poi chiederà ad amministratori e azionisti di «andare a Roma e dire che a Siena non siamo disposti a chiudere il pentolone delle responsabilità». La senesità è di casa per Pierpaolo Fiorenzani che pone la riflessione su cosa «c’ è dietro la fretta dell’ aumento di capitale» e ribadisce il male peggiore della «nazionalizzazione, con uno Stato interlocutore più disponibile di qualche disinteressato straniero». Rimarca la sua presenza in assemblea da dieci anni e i tanti ?avevo detto’ Romolo Semplici : «Ho dovuto cambiare il mio discorso per la piacevole sorpresa della Fondazione che ha parlato per prima e ha cambiato sostanza e immagine, recuperando finalmente il suo ruolo». Come dirà poi il voto sono tutti con Antonella Mansi. Tiziana Vigni del Codacons sostiene che l’ aumento «si può fare in altri tempi. La missione della Banca torni ad essere ?glocal’ quando la globalizzazione è perdita di valori, come dice Papa Francesco». «La proposta della Banca è contraria a chi ha un’ azione e a chi ha il 33% – aggiunge il socio Bivona -. Questo non è un aumento ma una sostituzione di capitale». Il socio Perferi , poi, si unisce al generale apprezzamento per Mansi: «Dimostra capacità e determinazione e credo che potrà non dire mai ?ho fatto quello che mi hanno detto’». E la senesità è nelle parole del socio Angelini : «I piccoli azionisti hanno investito più per affetto che per tornaconto. Ora oltre al danno si rischia anche la beffa di una marginalizzazione della città». Con Corradi si era aperto e con lo stesso finiamo, perché il suo appello sintetizza il tutto e la senesità per prima: «Presidente Mansi vada avanti, sapendo che la città è con lei». p.t.
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