28 Gennaio 2012

La colpa? Tutta del comandante Schettino

La colpa? Tutta del comandante Schettino

GROSSETO La colpa è del comandante Francesco Schettino. Il primo ufficiale di plancia, Ciro Ambrosio, 28 anni, addossa le responsabilità su chi, mentre la nave Concordia si stava avvicinando all’ Isola del Giglio, lo ha «esautorato», prendendo il suo posto al timone e decidendo «autonomamente» come proseguire. Ambrosio, che è accusato di naufragio e omicidio colposo in concorso con Schettino, è stato interrogato per quasi cinque ore da uno dei pm titolari dell’ inchiesta, Stefano Pizza. Davanti al magistrato e al capo della sala operativa della Capitaneria di porto di Livorno, Gregorio De Falco (quello che gridò «Torni a bordo» a Schettino), Ambrosio ha percorso di nuovo le fasi dell’ impatto con lo scoglio. Con gli investigatori lo aveva già fatto poche ore dopo il naufragio: lui era al timone da Civitaveccchia, poi «a circa 4,5 miglia – ha raccontato in quell’ occasione – il comandante disse di mettere il timone manuale, ordine che eseguii. La navigazione proseguì come da tracciato precaricato sino a quando io, nella qualità di capo guardia, ad 1,9 miglia dall’ isola iniziai ad accostare a dritta». Pochi minuti dopo, Schettino urlò: «Master take the com», stabilendo «il passaggio di consegne al comandante». Qualche giorno fa, i carabinieri hanno ascoltato almeno altre quattro persone che, la sera del 13 gennaio, erano in plancia con Schettino. Loro sono testimoni, ma anche loro avrebbero sottolineato le responsabilità del comandante, attribuendo a lui la decisione della rotta che ha portato la Concordia sullo scoglio delle Scole. La linea della difesa di Ambrosio appare chiara. «Siamo abbastanza tranquilli, abbiamo armi per difenderci con molta onorabilità», ha annunciato il difensore, Salvatore Catalano, prima dell’ incontro in procura. Poi, all’ uscita, ha chiarito: «Il mio assistito è primo ufficiale di coperta. Prima di lui ci sono tre ufficiali suoi superiori», fra cui Schettino. Insomma: Ambrosio esegue, sono gli altri che comandano. E anche sul ruolo avuto dalla compagnia Costa nelle fasi del naufragio, Ambrosio non può dire molto: «I rapporti con l’ armatore non ce li ha lui», ha spiegato il suo avvocato. In ogni fase della tragedia, Ambrosio ha fatto solo quello che doveva fare, ha sostenuto la difesa davanti al pm. «È sceso quando dalla sua parte non c’ era più nessuno – ha detto l’ avvocato. Ha raggiunto gli scogli a nuoto e là ha trovato Schettino». All’ uscita dalla procura, Ambrosio ha evitato le domande dei giornalisti. L’ espressione cupa, il volto provato. «Come sto? Perché, non si vede?», si è limitato a rispondere a chi gli si è avvicinato. Con lui c’ era il padre. Che è apparso fiducioso: «Mio figlio è abbastanza sereno. Certamente ne uscirà». Intanto, un indennizzo pari a 14mila euro, di cui 11mila a copertura di tutti i danni patrimoniali e non e circa 3mila di rimborsi spese, a favore dei passeggeri che non hanno riportato problemi fisici a seguito del disastro del Giglio. È quanto prevede l’ accordo raggiunto tra la Costa Crociere e le associazioni aderenti al Comitato Naufraghi Concordia. Una cifra che il Codacons definisce «elemosina», invitando gli interessati a non accettarla. Con l’ accordo è stato anche convenuto che la Compagnia offrirà l’ opportunità di cancellare senza penali le crociere prenotate prima del drammatico evento, su tutte le proprie rotte, entro il 7 febbraio. Le associazioni dei consumatori non percepiranno alcun tipo di remunerazione per tutte le attività legate all’ accordo raggiunto. I numeri.

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