La collezione Leone torni a Vibo
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fonte:
- Il Quotidiano del Sud
IL Codacons, presieduto a livello locale da Claudio Cricenti, «interviene a tutela della funzione sociale, culturale ed economica del Museo di Vibo Valentia; lo fa a supporto delle giuste aspettative dell’associazione Civitas e più in generale per la tutela del patrimonio culturale archeologico ed artistico vibonese». Oggi la cultura, l’arte e la valorizzazione del patrimonio artistico, archeologico e culturale «sono la base della rinascita, specie in piena pandemia», fa sapere l’associazione a tutela dei consumatori. In una provincia in cui Vibo è Capitale del libro, Tropea è Borgo dei borghi e l’intero territorio vive proprio grazie al turismo culturale, il Codacons sta da mesi attenzionando le istituzioni in relazione ad un fatto «che ad oggi si palesa in tutta la sua gravità: parliamo infatti dell’importantissimo giacimento di materiale litico costituente una raccolta di importantissimi manufatti preistorici». Si tratta di una raccolta di reperti collezionata e curata dal professor Leone che con MUSEO CAPIALBI Al momento si trova a Lamezia Terme: «È il momento di agire» «La collezione Leone torni a Vibo» Il Codacons denuncia il mancato rispetto di quanto stabilito dalla Soprintendenza Il museo archeologico “Vito Capialbi”, situato all’interno del Castello Normanno Svevo IMPIANTI SPORTIVI Ok la gestione, ma la riqualificazione? Le strutture abbandonate da anni. Sarà un costo per chi le vorrà sua espressa volontà donò al Museo archeologico di Vibo Valentia in occasione di una mostra organizzata e finanziata dalla associazione Civitas, presieduta dal dottor Nusdeo. Una collezione che ricevette anche un riconoscimento accademico a firma del professor Gambassini dell’Università di Siena. «Questa raccolta di reperti litici costituisce un nucleo di beni archeologici che per il Museo di Vibo, e quindi per l’intera collettività,e rappresenta una acquisizione di notevole valore storico, culturale e simbolico frutto di un’importante donazione che conferma, inoltre, l’attenzione dei vibonesi- e nello specifico del professor Leone, del dottor Nusdeo, degli eredi e quindi dell’associazione Civitas – per il proprio patrimonio storico. Ciò aiuta a comprendere meglio quale sia il ruolo delle istituzioni e quale possa essere il contributo dei privati nella valorizzazione del patrimonio locale». Per questo motivo la collezione rappresenta un vanto per Vibo Valentia, ma al tempo stesso «costituisce un patrimonio archeologico destinato alla città ed al Museo archeologico,e soprattutto un valore da proteggere e tutelare anche come forma di rinascita culturale ed economica, l’unica in grado di far fronte alle conseguenze anche della recente epidemia e crisi da Covid-19». Per il Codacons, dunque, «fa specie che in un momento in cui la cultura diviene traino per la ripresa, si debba privare il territorio di Vibo Valentia di una così importante raccolta di reperti». Ad oggi, infatti, «pare che la collezione si trovi a Lamezia». Ma è dovere del so-dalizio ricordare alcuni passaggi: con nota del 13/4/1989 la Soprintendeza archeologica, con verbale sottoscritto dalla dottoressa Iannelli e controfirmato dal professor Nusdeo, è avvenuta la donazione de materiale archeologico della collezione “Dario Leone”, con impegno dell’allora soprintendente di provvedere “immediatamente ad immagazzinare i reperti e successivamente ad esporli ad integrazione dell’esposizione già presente al Museo Capialbi”. Con nota del 28/3/1990, poi, avente ad oggetto la “Mostra sulla preistoria della Calabria dedicata a Dario Leone”, la Soprintendenza comunicava la necessità di dover “sgomberare alcune sale di Palazzo Gagliardi per lavori di rifacimento del tetto”e che pertanto era “costretta momentaneamente a spostare la Mostra in oggetto dal Museo di Vibo Valentia a quello di Reggio Calabria”. Con la medesima nota la Soprintendenza riconosceva ancora una volta che l’intera Mostra, comprensiva dei 320 reperti integrativi consegnati dal professor eone, era stata finanziata dall’associazione Civitas e che le spese di trasporto e montaggio, invece, sarebbero state a cura della Sovrintendenza che si impegnava ad informare l’associazione “dell’avvenuto ricollocamento a Vibo della Mostra in questione». «Oggi, però, tutto ciò non è a Vibo e pare che la “giustificazione” data sia stata quella derivante dalla riforma del Mibact e la nascita del sistema museale nazionale. Ma il Codacons non ci sta e vuole trasparenza e chiarezza. Vi sono impegni ufficiali circa il diritto di Vibo di riavere la collezione al proprio Museo ed è dovere di chi ha gestito negli anni l’intera vicenda porvi rimedio», ha continuato la sezione locale dell’associazione guidata da Cricenti. Il Codacons, su questo tema, ha registrato rimpalli di competenze e certamente non si fermerà. «Se oggi la cultura deve essere da traino per un rilancio locale, non è accettabile che a Vibo, nonostante ci sia la “la disponibilità dei locali” non si sia registrato l’avvenuto ricollocamento a Vibo della Mostra in questione”e che a beneficiarne sia un altro Museo. Per il Codacons è giusto e corretto che la cittadinanza sappia e conosca anche questi fatti», ha concluso.
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