7 Febbraio 2011

La class action non affonda i colpi

La class action non affonda i colpi

La class action stenta a decollare.
A un anno dall’ introduzione in Italia dell’ azione di classe sono ancora scarsi i risultati e gli effetti.
Tante le minacce delle associazioni dei consumatori, ma poche le cause avviate.
Sms truffa, bollette energetiche gonfiate, disservizi postali e informatici erano l’ oggetto delle prime battaglie promesse in vista dell’ entrata in vigore della legge.
Nei fatti poche le azioni presentate, pochissime quelle che hanno ricevuto il via libera dai Tribunali che ne devono vagliare l’ ammissibilità.
Ma dallo scorso dicembre qualcosa sembra essere cambiato.
E’ stata ammessa la prima causa collettiva contro una società che pubblicizzava in modo errato il test sull’ influenza A, una società ha invece preferito accordarsi prima di essere attaccata con migliaia di cause per disservizio e poi il 25 gennaio c’ è stata la prima udienza tra risparmiatori e una sgr immobiliare.
Delle prime class action nessuna traccia. Pistole puntate in primis su compagnie telefoniche, utility fornitrici di energia elettrica e gas, Alitalia, Poste italiane, Ebay e Paypal, Sky, notai e case automobilistiche.
Il valore complessivo delle prime richieste di risarcimento e indennizzo paventate durante il 2008 si aggirava intorno ai 200 milioni di euro.
Poi le pretese delle associazioni dei consumatori, che fanno da collettore delle istanze dei cittadini che decidono di agire, sono aumentate dopo l’ entrata in vigore della legge toccando (virtualmente) miliardi di euro.
Ma tutto si è spesso fermato all’ effetto annuncio.
Nessuna delle azioni pronte a essere messe in cantiere non appena fosse entrata in vigore la legge ha poi prodotto alcun risultato per rinuncia anticipata delle stesse associazioni dei consumatori o per inammissibilità stabilita dai tribunali.
Avviso di chiamata (in causa).
Depositato in Tribunale a Milano (e notificato a Microsoft) l’ atto di citazione della class action di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori) per il rimborso dei software Windows preinstallati sul pc.
L’ Associazione dei consumatori aveva vinto una prima causa «pilota» contro un produttore di pc, presso il Tribunale di Firenze.
In seguito a questa si è rivolta direttamente contro Microsoft presso il Tribunale di Milano, sfruttando il mezzo della class action, messo a disposizione in Italia dall’ art.
140 bis del Codice del consumo.
Altra causa possibile quella per la restituzione della tassa di concessione governativa sulla telefonia mobile in abbonamento.
A dicembre gli enti locali valdostani erano pronti per agire contro l’ Agenzia delle entrate, in base a un consolidato un nuovo orientamento giurisprudenziale secondo il quale la tassa in questione non è più dovuta a seguito dell’ entrata in vigore del nuovo codice delle comunicazioni.
La scuola è invece nel mirino del Codacons , che ha raccolto le adesioni per presentare udienza al Tar del Lazio per denunciare lo stato delle classi sovraffollate.
E in pochi giorni si è già avuta la prima sentenza a favore dei cittadini.
I ministeri dell’ Istruzione e dell’ economia sono stati condannati a emanare entro 4 mesi il piano generale di edilizia scolastica (Pronuncia 552/2011).
Infine, nelle morse dell’ azione collettiva potrebbero finire i lunghi tempi di attesa per il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno agli immigrati, «frutto spesso di disorganizzazione degli uffici e della complessità della burocrazia», affermano da Cittadinanzattiva, «con la conseguente lesione di diritti fondamentali come quello di circolare, di lavorare e di studiare».
Prima class action a essere discussa in tribunale è quella intentata da 247 investitori contro la sgr immobiliare del gruppo Bnp Paribas, Bnl Crescita, e tenutasi il 25 dicembre a Milano.
Ancora lontana però la definizione della causa.
Altre azioni ancora sono state annunciate in materia di credito al consumo, trasporti ferroviari, telefonia e alcuni prodotti pericolosi per la salute dei consumatori.

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