La class action al debutto contro le banche
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fonte:
- La Stampa
TORINO A partire da ieri anche in Italia è possibile intentare in tribunale una «class action» in stile americano, cioè un’ azione collettiva in cui si tutelano di fronte al giudice gli interessi di un’ intera categoria di persone. Il particolare importante è che queste persone non devono farsi avanti subito: se la causa viene vinta, il risultato varrà poi per tutti coloro il cui diritto è stato leso, e ognuno (anche se non si era costituito in giudizio) potrà farsi vivo a cose fatte e ottenere i risarcimenti in modo automatico senza rifare la causa. Insomma la class action non è a tutela di una persona e neanche di tante singole persone consorziate, ma di un’ intera «classe»: per esempio, quella molto particolare dei correntisti vessati dalle banche nelle commissioni che hanno sostituito quella di massimo scoperto. E questo non è un esempio fatto a caso, perché un’ organizzazione di consumatori, il Codacons, ha bruciato tutti sul tempo costituendosi in giudizio fin da ieri (primo giorno utile) contro due istituti di credito proprio su tale questione. Il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, ha notificato per posta due citazioni contro Unicredit e Intesa Sanpaolo, rispettivamente presso i tribunali di Roma e di Torino. L’ azione poggia sulle recenti osservazioni dell’ Antitrust, secondo cui le banche avrebbero compensato l’ eliminazione della vecchia commissione di massimo scoperto introducendo delle commissioni nuove e più costose a carico degli utenti, anche 15 volte più care delle precedenti. «Se i giudici dovessero accogliere le nostre istanze – dice il Codacons – migliaia di correntisti dei due istituti potranno aderire alla class action, chiedendo di essere risarciti per le maggiori spese sostenute e senza necessità di rivolgersi al giudice. La somma che potrà essere richiesta in giudizio si calcola pari a un miliardo di euro per ciascuna banca». Al di là del fatto, molto specifico, delle commissioni bancarie contestate, la prima azione collettiva intentata in Italia mira a «disincentivare i colossi economici da scorrettezze gravi contro i consumatori, che per pochi euro non farebbero mai causa individualmente». In realtà la class action in versione italiana è molto depotenziata rispetto a quella americana resa celebre da film come «Erin Brockovich» (con Julia Roberts). Tanto depotenziata che ieri le associazioni Federconsumatori e Adusbef auguravano al Codacons di vincere ma osservavano che «serve un’ analisi approfondita di questo strumento». Invece il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, plaude al fatto che nel nostro ordinamento giuridico sia stato introdotto «uno strumento di civiltà essenziale per la tutela dei consumatori». Fra le altre debolezze, la norma permette di intentare cause collettive solo per illeciti commessi a partire dal 16 agosto scorso, quindi non vale contro i fallimenti di Cirio e Parmalat. C’ è anche la bizzarria per cui se l’ Antitrust, che ha fatto la segnalazione sulle commissioni, aprisse un’ istruttoria formale contro le banche, la class action verrebbe sospesa in attesa dell’ esito. Un bel boomerang.
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