27 Dicembre 2017

La città del sesso a pagamento

 

Schiave, costrette o «libere prostitute», le tante anime del sesso a pagamento in cui sta aumentando il numero delle donne italiane dell’ Est e delle italiane . È un mondo molto vasto che abbraccia stili di vita e situazioni molto differenti tra loro. A Bari il fenomeno è strettamente legato a quello della tratta di esseri umani. Non è una scelta libera nella maggior parte dei casi, si tratta di vero e proprio sfruttamento. Ben oltre la metà delle puttane che si trovano nel barese sono infatti straniere, e sono schiave sessuali, portate in Italia contro la loro volontà e «impiegate» nel mercato del sesso con l’ inganno, a volte con la promessa di un lavoro o di una relazione sentimentale. Nuove indagini e controlli da parte delle forze dell’ ordine sullo sfruttamento stanno interessando quella specie di grande bordello a cielo aperto che comprende lo stadio San Nicola, le complanari della Statale 16, e poi ancora la zona di Carbonara. I luoghi del «meretricio» si stanno lentamente espandendo e giorno dopo giorno, stanno fagocitando nuove zone come l’ area compresa tra viale Pasteur, via Matarrese, via Tatarella, via Bellomo e via Bitritto. Le proprietà ed i terreni compresi tra strada Santa Caterina e via Bruno Buozzi. Quì si compra e si vende sesso a cielo aperto. La notte prende il posto del giorno e cambiano i volti, le storie. La domanda e l’ offerta si incontrano in tutte le sfumature possibili. Qui bazzicano soprattutto le prostitute romene. Qui vivono in vecchie villette e casolari, presi in fitto di recente dai loro protettori. In questi anni è cresciuto un indotto composto da appartamenti affittati con regolare contratto che diventano bordelli in subaffitto; attività di assistenza e accudimento, previo compenso. Servizi catering a domicilio, trasporto e assistenza logistica. Una nuova realtà che si trova ora al centro di ulteriori attività di verifica e di indagine. Nel business delle romene, gestite da protettori nomadi, a quanto pare starebbero poi entrando i «gade» (come i rom chiamano gli altri, i non rom). E si tratterebbe di gente di gente del posto, «quasi» al di sopra di ogni sospetto. I baresi non si limiterebbero più a fornire sostegno, complicità, accoglienza, accompagnamento, logistica. L’ ipotesi alla quale stanno ora lavorando gli investigatori è che alcune delle romene siano uscite dal giro gestito sulla strada da alcuni rom, passando sotto la gestione e il controllo di «gade» italiani, gente di Bari e provincia che avrebbero inserito nelle loro scu derie anche ragazze italiane, anche loro baresi. Gli sfruttatori romeni avrebbero soppiantato gli albanesi, una volta padroni incontrastati delle piazze del meretricio. Anzi, in base a un dossier del Ministero dell’ Interno, le bande di romeni e nomadi «sembrano ripercorrere, in modo più rapido, le tappe evolutive che hanno caratterizzato l’ escalation della malavita albanese». Alcune delle loro specialità: sfruttamento della prostituzione, tratta di esseri umani, riduzione in schiavitù. Alcune di queste ragazze, si legge in una relazione investigativa, sono minorenni, vengono comprate per 300-400 euro in Romania e picchiate dai loro protettori se non guadagnano abbastanza. Lavorano soprattutto in strada e si dividono i marciapiedi soprattutto con le nigeriane. Schiave senza diritti: obbligate a prostituirsi senza preservativo per far pagare di più i clienti (l’ 80 per cento degli uomini chiede di farlo senza condom), costrette a vendersi anche incinte, lasciate sul marciapiede 12 ore al giorno con la pancia che cresce. Secondo uno studio dell’ associazione consumatori Codacons la crisi economica non solo sembra non aver scalfito il mercato della prostituzione, ma addirittura lo avrebbe alimentato, determinando una forte crescita del giro d’ affari del settore (3,6 miliardi di fatturato l’ anno in tutta Italia con una ricca quota parte barese) e un incremento del numero di soggetti coinvolti nel fenomeno (più di 3 milioni di clienti in Italia e oltre 90.000 operatrici del sesso). Del totale delle donne che vendono il proprio corpo, oltre il 55 per cento è costituito da ragazze straniere, provenienti principalmente dai paesi dell’ Europa dell’ est (Romania, Albania, Bulgaria, Ucraina) e dall’ Africa (Nigeria in testa). Vi è inoltre una fortissima crescita di prostitute cinesi, che svolgono prevalentemente la propria attività al chiuso (case, centri massaggi, ecc.). Dalla Nigeria proverrebbe il 36 per cento delle vittime di tratta straniere, dalla Romania il 22 per cento e dall’ Albania il 10,5 per cento. Nel caso della prostituzione da strada il cliente generalmente ha un’ età media compresa tra i 35 e i 50 anni, un livello di istruzione basso o molto basso, sposato o con partner regolare, uno o più figli. Mediamente la spesa dei clienti abituali è pari a 100 euro al mese. I costi delle prestazioni sono assai diversificati a seconda del servizio. Per una escort si possono pagare anche 500 euro per poche ore e il servizio include anche il ruolo di accompagnatrice. Per un rapporto consumato in strada le tariffe possono scendere invece fino a 20-30 euro, specialmente con prostitute straniere.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this