3 Novembre 2013

La Cgia lancia l’ allarme stangata Oltre un miliardo di tasse in più

La Cgia lancia l’ allarme stangata Oltre un miliardo di tasse in più

di Massimo Greco TRIESTE Se la Cgia mestrina non ha sbagliato i conti, nel 2014 gli italiani pagheranno 1,1 miliardi di tasse in più. Nell’ abituale “editto” di fine settimana, l’ associazione degli artigiani mestrini ha esaminato i provvedimenti previsti dal disegno di legge di Stabilità, facendo la differenza tra nuove entrate tributarie e riduzione di balzelli da versare all’ erario. In complesso, i soldi da dare in più ammontano a 6,2 miliardi, mentre i quattrini “risparmiati” vengono stimati in 5,1 miliardi. Quindi il saldo, a sfavore del contribuente italico, assomma, come annunciato all’ inizio, a 1,1 miliardi. Ma si corre il serio rischio che questa cifra sia sottostimata, per le ragioni che lo stesso segretario della Cgia mestrina Giuseppe Bortolussi argomenta: «Il governo sostiene che con la Trise, il nuovo tributo sui servizi, risparmieremo un miliardo rispetto a quanto sborsavamo di Tares e Imu. Ma per l’ applicazione della Trise viene lasciata ampia discrezionalità ai Comuni, sappiamo che purtroppo non tutte le civiche amministrazioni sono ben gestite e che molti sindaci potrebbero profittare della discrezionalità affidatagli per sistemare qualche bilancio che invece avrebbe avuto bisogno di tempestive manutenzioni. Ci sono poi tasse, come la Tasi, che sono estrapolazioni da imposte già esistenti, che i cittadini già pagavano». «Questa Legge di Stabilità non è certamente un punto di svolta, ci sembra più una manovra di assestamento. Comunque non ce l’ abbiamo con questo esecutivo che in questo momento è l’ unico possibile – riprende Bortolussi – ma riteniamo che i conti vanno fatti correttamente. Anche l’ ex premier Monti disse che le tasse non sarebbero aumentate, invece documentammo una differente realtà. La vera perversione è questa “clausola di salvaguardia”, per cui, se non si riesce a contenere i conti della Pubblica Amministrazione e non si riescono a fare i tagli necessari, è il contribuente a pagare “piè di lista” attraverso l’ incremento della pressione fiscale. La “clausola” diventa così l’ alibi illogico all’ incapacità dei burocrati». Tra le maggiori entrate previste nel 2014 la Cgia ricorda i 2,6 miliardi correlati alle svalutazioni dovute alle persdite dei crediti, i 940 milioni relativi all’ incremento del bollo sui titoli, gli 804 milioni garantiti dalla rivalutazione dei beni delle imprese. Rubricati nelle minori entrate sono l’ 1,5 miliardi per il taglio del cuneo fiscale, un miliardo in meno di premi Inail, il miliardo in meno della Trise, su cui però abbiamo registrato le forti perplessità di Bortolussi. Secondo il quale la situazione fiscale dovrebbe teoricamente migliorare nel 2015 (-2,7 miliardi) e nel 2016 (-5,6 miliardi), sempreche il governo provveda a tagliare la spesa pubblica: altrimenti scatteranno le inauspicate riduzioni delle agevolazioni fiscali. «Le amministrazioni virtuose o comunque più diligenti debbono farsi sentire – provoca – prendiamo proprio il caso del Friuli Venezia Giulia, l’ unica regione a statuto speciale che, a livello fiscale, versi più di quanto riceve: encomiabile nello sforzo solidale, ma le confinanti Austria e Slovenia hanno forme di fiscalità che le rendono molto concorrenziali». Sui numeri elaborati dalla Cgia deflagra subito la polemica politica. Pdl all’ attacco con Daniele Capezzone, Giancarlo Galan, Elisabetta Alberti Casellati, Anna Maria Bernini unanimi nel rilevare come l’ inasprimento fiscale, contenuto nella Legge di Stabilità, smentisca lo spirito del governo di larga intesa: ragion per cui, o il provvedimento deve essere modificato nelle sedi parlamentari. Critici anche i consumatori del Codacons, che temono ripercussioni dirette sulla spesa e sui consumi delle famiglie, ricordando come il potere d’ acquisto degli italiani sia calato del 6,4% nel primo semestre. Replica atrettanto polemica da parte del vice-ministro dell’ Economia Stefano Fassina (Pd): «L’ aumento complessivo delle imposte per il 2014 è dovuto a 2,6 miliardi di maggiori entrate dalle banche. Un aumento “una tantum” che si tradurrà negli anni successivi in una riduzione di imposte per le perdite su crediti inesigibili a famiglie e imprese». «I loquaci esponenti del Pdl – conclude – dovrebbero evitare polemicye strumentali». ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
 

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