12 Ottobre 2019

La certificazione antimafia all’ Asp diventa obbligatoria

prima di firmare i contratti i dirigenti devono consultare la banca dati documenti necessari «indipendentemente dal valore economico»
Gaetano Mazzuca La costituzione di parte civile in un processo penale ma soprattutto regole rigide in tema di certificazioni antimafia. Sono questi i primi provvedimenti firmati dalla terna commissariale che guida l’ Asp di Catanzaro dopo lo scioglimento dell’ ente per infiltrazioni mafiose. Domenico Bagnato, Franca Tancredi e Salvatore Gullì, nelle delibere pubblicate sull’ albo pretorio, spiegano innanzitutto come funzionerà la catena di comando: «Le deliberazioni verranno adottate dall’ intero consiglio a maggioranza, nei casi di assenza o impedimento di uno dei componenti della Commissione le stesse potranno essere adottate da due componenti su tre, sempre che vi sia il voto favorevole di entrambi». Ma la delibera più importante approvata dai tre commissari è la 1001 che ha come oggetto “Atto di indirizzo in materia di documentazione Antimafia”. Un provvedimento reso necessario e urgente proprio alla luce dei rilievi contenuti nella relazione che ha portato allo scioglimento. La Commissione d’ accesso aveva verificato che alcune delle ditte affidatarie sono risultate destinatarie di «informative interdittive o del diniego di iscrizione nella white list, mentre per altre società sono emersi precedenti penali e di polizia a carico dei titolari». Gli accertamenti della commissione tramite la banca dati nazionale antimafia hanno messo in luce che l’ Asp ha richiesto solamente tre informazioni con riferimento ad un unico contratto di appalto e che per circa venti imprese affidatarie di lavori o servizi non è mai stata effettuata alcuna richiesta di informativa. È significativo, inoltre, che le imprese in argomento, alcune delle quali destinatarie di provvedimenti interdittivi ed altre riconducibili, a vario titolo, a sodalizi criminali, al momento dell’ accesso ispettivo, risultavano ancora iscritte nell’ elenco dei fornitori dell’ azienda. Viene segnalato infine che dopo l’ assegnazione ad altro ufficio dell’ unico funzionario abilitato all’ accesso alla banca dati nazionale antimafia l’ azienda non ha provveduto alla sostituzione, «circostanza che attesta il permanere di una gestione non in linea con i principi di trasparenza e legalità». Davanti a questo quadro i tre commissari sono corsi ai ripari e hanno ritenuto «necessario richiamare l’ attenzione dei responsabili delle unità operative dell’ Azienda circa le cautele antimafia cui scrupolosamente attenersi nella stipulazione, approvazione o autorizzazione di qualsiasi contratto o subcontratto». D’ ora in avanti «indipendentemente dal valore economico» ogni unità operativa «deve obbligatoriamente acquisire l’ informativa antimafia attraverso la consultazione, anche in via telematica, di apposito elenco di fornitori, prestatori di servizi ed esecutori dì lavori non soggetti a tentativi di infiltrazioni mafiosa operanti nei medesimi settori». Concorsi al PuglieseLo stop del Codacons Il Codacons chiede la sospensione del concorso per la copertura, a tempo indeterminato ed a tempo pieno, per la copertura di 2 posti di Dirigente Avvocato presso l’ Azienda ospedaliera “Pugliese-Ciaccio”. Secondo il Codacons è legittimo porsi l’ interrogativo se sussistano o meno conflitti d’ interesse tali da inficiare il risultato del concorso. «Ciò in ragione di rapporti personali e professionali – sostiene Francesco Di Lieto – tali da ingenerare il sospetto che il candidato sia giudicato non in base al risultato delle prove, bensì in virtù delle conoscenze personali». Per questo motivo l’ associazione ha chiesto l’ intervento del ministro e confida che il presidente della Commissione esaminatrice voglia sospendere le prove.

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