8 Maggio 2017

La carica degli esorcisti «Il Diavolo vive in mezzo a noi»

La carica degli esorcisti «Il Diavolo vive in mezzo a noi»

BOLOGNA SECCHIATE di acqua benedetta sulle teste degli indemoniati, posseduti presi per i capelli, manciate di sale sulle loro facce. Spettacolarizzazioni degne del grande schermo, scene tratte dal documentario Liberami che, se da un lato l’ anno scorso ha conquistato i critici, vincendo il Premio Orizzonti per il miglior film alla Mostra del cinema di Venezia, dall’ altro ha suscitato forte dissenso in chi, con zelo pastorale e seguendo le norme canoniche, combatte Satana. Quello che per quaranta giorni ha tentato Cristo nel deserto e, duemila anni dopo, si insinua persino nella Rete per far sua la vita dell’ uomo. ISTITUITA nel 1990 dai religiosi René Chenesseau e Gabriele Amorth, quest’ ultimo scomparso l’ anno scorso, l’ Associazione internazionale degli esorcisti, approvata nel 2014 dalla Congregazione per il clero della Santa sede, raccoglie le truppe scelte della Chiesa sul fronte della lotta a Lucifero. Un battaglione di 404 preti in tutto il mondo ai quali vanno aggiunti 124 ausiliari. L’ Italia è il Paese con il più alto numero di preti esorcisti, 240 su 225 diocesi, vale a dire poco più di uno per Chiesa locale, ancora troppo pochi, a detta dell’ Aie, per rispondere a una domanda in crescendo – si parla di migliaia di richieste ogni anno -, complice la diffusione di sette e occultismo. Sì, perché sarà anche vero che sempre più italiani vivono senza porsi troppe domande sull’ esistenza di Dio – consumismo e scomparsa del materialismo storico giocano un ruolo fondamentale -, ma non per questo evitano di votarsi a Satana o simili. SECONDO uno studio del Codacons, nel 2013 erano tredici milioni i cittadini che ogni anno si rivolgevano al mondo dell’ occulto, un milione in più rispetto al 2011, oltre 3 milioni sul 2001. Internet rende tutto più facile. «Satana si può infiltrare anche via web. Sto seguendo una posseduta che ha contratto una possessione su un sito», è l’ allarme lanciato qualche giorno fa dai microfoni di Radio Cusano campus da don Antonio Mattarelli, un esorcista convinto, cum grano salis, dell’ esistenza del Diavolo. «Delle caricature del Demonio possono sembrare un po’ medievali, quindi dobbiamo liberarcene – spiega -. Tuttavia, come realtà spirituale, come creatura pervertita e corrotta, Satana esiste. Lo dice la Chiesa, lo confermano le tradizioni religiose. Dobbiamo fuggire l’ idea del Demonio onnipresente, questo sarebbe fanatismo, ma lui c’ è, opera e i giovani devono saperlo per poterlo evitare». L’ incremento della domanda di esorcismi non determina di per sé un aumento dei casi di possessione. Questi fortunatamente rimangono rari. Spesso dietro un presunto malessere spirituale si cela una malattia psichiatrica. Da qui l’ urgenza di una piena collaborazione degli esorcisti con medici e psicologi. L’ HA EVOCATA, nel marzo scorso, durante il suo intervento alla Penitenzieria apostolica, anche papa Francesco che, legato come è alla pietà popolare, senz’ altro più del suo predecessore, è solito infarcire i suoi discorsi con riferimenti a Lucifero: «Laddove il confessore si rendesse conto della presenza di veri e propri disturbi spirituali, che possono anche essere in larga parte psichici, e ciò deve essere verificato attraverso una sana collaborazione con le scienze umane, non dovrà esitare a fare riferimento a coloro che, nella diocesi, sono incaricati di questo delicato e necessario ministero, vale a dire gli esorcisti». PRETI che, va ricordato, non si improvvisano scaccia demoni. Il mandato per combattere il Maligno viene conferito dal vescovo al singolo presbitero che è chiamato «a una seria formazione permanente e alla piena fedeltà alle norme liturgiche e pastorali», fanno sapere dai vertici dell’ Aie. Sul punto dal 2004 l’ istituto Sacerdos, operante nell’ ambito del Pontificio ateneo regina apostolorum, ha attivato un corso indirizzato ai preti sul ministero dell’ esorcistato. L’ atto di liberazione da Satana è nei fatti un momento di preghiera, riservato e disciplinato da un puntuale rituale, il De exorcismis et supplicationibus quibusdam, emendato nel 2004. Un rito da cui sono banditi gli effetti speciali e in cui le liturgie sono dettagliatamente previste a seconda della gravità della situazione. L’ Aie precisa che sono quattro i segni che possono indicare un caso di possessione: parlare correttamente lingue sconosciute o capire chi le parla, conoscere realtà occulte, manifestare forze superiori all’ età o alla condizione fisica della persona, provare una forte avversione al sacro. Ecco in presenza di questi fattori la situazione va approfondita. Ma, prima di chiamare l’ esorcista, sarebbe bene rivolgersi a uno psicologo o, nel caso, a uno psichiatra. Non si sa mai.
giovanni panettiere
 

 

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