La Capitale prigioniera di scioperi e monnezza
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fonte:
- Libero
l’ agitazione dei
netturbini riduce la città a una discarica con cumuli di rifiuti dal
centro alla periferia. e oggi si fermano i mezzi pubblici
BRUNELLA BOLLOLI ROMA Non si sono visti ancora i maiali in strada, ma poco ci manca. Allora, era il 26 dicembre 2013, l’ immagine dei suini che grufolavano tra i cassonetti di Roma nord era stata il simbolo tangibile che qualcosa non andava più nella Città Eterna: quella foto ha fatto il giro del mondo, si sono scatenati commenti sdegnati sulla gestione della Capitale, è nato il sito Romafaschifo e il problema monnezza non è stato più solo associato ai roghi di Napoli di anni fa. Dal 2013 ad oggi non è cambiato nulla, anzi la situazione è peggiorata. Lo sciopero di ieri ha fatto ripiombare i romani nell’ incubo dei maiali in strada (che poi si è scoperto fossero stati strumentalizzati dalle coop rosse di mafia capitale), ma se è raro vedere suini pascolanti nel centro città, lo stesso non si può dire dei topi avvistati in gran quantità perfino a Castel Sant’ Angelo, zona di pregio a due passi da San Pietro, e quantificati secondo recenti statistiche in circa 6 milioni, cioè il doppio della popolazione residente nella Capitale. Senza contare, poi, gabbiani, piccioni e altri esemplari animaleschi di città che, come dire, amano banchettare tra i rifiuti. A Roma, in questi giorni, è così: bidoni stracolmi, totale assenza di raccolta differenziata, sporcizia disseminata senza discriminazione dal centro alla periferia. Non ci sono abbastanza netturbini a svuotare i cassonetti e a pulire le strade e se quei pochi che ci sono si astengono dal lavoro per un giorno intero, com’ è accaduto ieri, è la fine. Dolce vita addio, dalla grande bellezza all’ immane schifezza. Da vacanze romane a discariche a cielo aperto, solo che questo non è un film. Fetore insopportabile in certi vicoli del centro dove all’ olezzo dei rifiuti organici si unisce l’ odore di chi orina senza vergogna contro il muro. Inciviltà alle stelle, desiderio di cambiare lo status quo non pervenuto. Lo sciopero dei lavoratori del comparto igiene ambientale è stato indetto a livello nazionale, ma chissà come mai a Roma e nel Lazio c’ è stato il picco delle adesioni: oltre il 70 per cento a Roma, l’ 80 in Ciociaria. I dipendenti dell’ Ama, l’ azienda municipalizzata dell’ Ambiente, hanno deciso d’ incrociare le braccia perché da due anni non hanno un contratto e ieri mattina hanno manifestato in piazza Cola di Rienzo, a Prati, di fronte alla sede di Utilitalia, l’ associazione di rappresentanza delle imprese idriche energetiche e ambientali. Il loro sit-in ha mandato in crisi il traffico in tutta la zona a ridosso del lungotevere. In piazza, tra le bandiere di Cgil, Cisl e Uil, anche il candidato sindaco di Sinistra Italiana, Stefano Fassina, ma un po’ tutti i candidati hanno espresso solidarietà ai dipendenti pubblici in sciopero giusto a sei giorni dal voto. Un’ agitazione che non finisce qui, assicurano i sindacati, ma che anzi è solo la prima di una lunga serie. In una nota chiedono «un contratto che chiuda il ciclo integrato dei rifiuti in chiave industriale, garantisca i diritti e il salario dei lavoratori, aumenti la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, elimini il dumping contrattuale e le esternalizzazioni selvagge». Oggi toccherà al trasporto pubblico, ma già domenica 5 giugno, giorno del primo turno delle Amministrative, ci risiamo con lo stop degli spazzini: in mille, infatti, saranno impiegati ai seggi come scrutatori o rappresentanti di lista. Tradotto: il caos rifiuti nella Capitale durerà tutta la settimana e anche di più, visto che il 2 giugno è festivo e dunque molti degli impianti che devono accogliere il pattume di Roma si fermeranno. Ama ha lanciato un appello: «I romani collaborino in questo momento di emergenza», è scritto in una nota che rischia tanto di diventare carta straccia, «non abbandonino in nessun caso sacchetti di rifiuti su strada o ai piedi dei cassonetti, separino scrupolosamente cartone, plastica e metallo, vetro e scarti organici. Si ricorda inoltre che è vietato depositare sul suolo pubblico tutti quei rifiuti particolari e ingombranti che vanno a recupero e per i quali è previsto il ritiro gratuito». Ma basta vedere le foto e i reportage postati sul profilo Facebook #giornalismospazzatura, creato ad hoc da Vincenzo La Manna e arricchito da oltre 3mila «mi piace» per accorgersi che la realtà è ben diversa: divani, materassi, fiaschi di vino, lavatrici, sedie e poltrone mal ridotte, perfino water posizionati lì, fuori dal cassonetto sul marciapiede. Di fronte allo scempio e alla schifezza che sta sommergendo la Capitale, le associazioni dei consumatori non possono che farsi sentire e così il Codacons ha presentato alla procura di Roma un esposto chiedendo di «aprire un’ indagine in relazione a possibili reati sul fronte sanitario e ambientale e per il rischio di diffusione di epidemia». Il commissario straordinario, Francesco Paolo Tronca, che presto lascerà il Campidoglio al nuovo sindaco, ha telefonato al presidente dell’ Ama, Daniele Fortini, per chiedergli «uno sforzo straordinario» per ripulire la città dopo lo sciopero. Senza maiali e topi in strada. riproduzione riservata Cumuli di rifiuti a Borgo Pio, a ridosso di San Pietro \
brunella bolloli
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