17 Luglio 2017

La cantonata di Cantone: giudica anche se non può

RENATO FARINA Un’ Italia fuori controllo, fuori di testa, fuori dal buon senso è visibile soprattutto nei punti dov’ è essa è incoronata da un plauso universale. Esempio classico? Il magistrato a capo dell’ Anac, Autorità nazionale anti-corruzione, Raffaele Cantone. Il suo compito è tremendo, ci ha scritto un bel libro giustamente elogiato da Vittorio Feltri (“La corruzione spuzza”), ma è uscito dai binari come un Pancho Villa con il suo treno rivoluzionario. E nessuno dice nulla. La politica tace e acconsente, lei che pure spesso litiga coi giudici qualunque cosa facciano o disfino. La stampa constata e – di fatto – approva. Be’ io nel mio piccolo no. Guai a chi in nome dello spirito delle regole, ne travolge la forma per esaltare se stesso. Ecco il caso specifico. Il governo, e in particolare il ministro dello Sviluppo economico, ha nominato i commissari di Alitalia, allo scopo di dare alla fatiscente compagnia di bandiera una sistemata, per favorirne il salvataggio in vista di una vendita a un prezzo decente. Carlo Calenda, capo del dicastero citati, ha individuati tre cavalieri utili alla bisogna. Pare che non abbia scelto male: nonostante scioperi demenziali, le perdite sono scese. Un fatto anomalo. Praticamente pazzesco. Ovviamente, i nomi degli eletti a gestire il naviglio nella tempesta non sono aggradati a tutti. Il Codacons, che raduna i consumatori lanciandoli in avventure legali talvolta fantasiose, se l’ è presa per l’ insediamento ai vertici di uno dei capitani di salvamento, tale dottor Enrico Laghi. Non essendo del ramo, non sappiamo se sia un fenomeno nel tagliare spese e ottimizzare risorse o semplicemente sia uno dei soliti raccomandati. Di certo il curriculum da noi compulsato su internet depone per la sua competenza, e i risultati attuali lo confermano: è bravo. Fatto sta che il Codacons, forse perché il Tar non era sottomano, ha cercato di farlo bocciare dalla istituzione oggi più popolare, l’ Anac di Cantone. Infatti il Tar non è al massimo dei consensi, vista la fama di ragnatela burocratica dove si soffoca qualsiasi cantiere o intenzione fattiva della Repubblica. E il Codacons tiene alla sua fama di rompicoglioni meritorio. Cantone che fa? Sentenzia. E archivia. Non c’ è norma, non ci sono leggi che consentano di censurare Laghi e il suo collocamento ai vertici dell’ Alitalia. Bene. Questo deve fare un giudice o un’ Autority davvero indipendente. Dire: si,no; e il resto viene dal maligno. Invece Cantone dice sì-forse, sì-ma. Non si place del controllo di legalità. Esce dai suoi ambiti e spazia nel territorio dell’ autorità morale, come fosse un Papa o un giornalista. E dice: sì archivio, ma che peccato, mi piacerebbe tanto far revocare la nomina, ma non posso, la legge non me lo consente. Dice che le perplessità di chi sostiene la possibile “esistenza di un conflitto di interessi” sono giustificate, ma purtroppo non è questione di sua competenza. Non è soggetta alla sua giurisdizione, la corruzione non c’ entra (delibera 699 del 28 giugno). Però. Ecco Cantoni scrive un peloso “però”. E aggiunge una frase spaventosa dal punto di vista giuridico e morale: scrive che questa nomina è in contrasto con “lo spirito della normativa delle amministrazioni straordinarie”. Lo spirito! Ma c’ è qualche legge che abbia individuato in Cantone l’ infallibile interprete, anzi la indubitabile incarnazione di detto “spirito” della legge? Un modo di fare così è eversivo. Lo con coscienza di cittadino inutile e senza aureole in testa quale invece tutti attribuiscono a Cantone. Non so se riesco a spiegare la mia incazzatura. Un giudice pretende di fare il maestro di morale autorizzando se stesso a uscire immoralmente dal suo ambito. Questo è peggio di una sentenza giuridica negativa: a quella ti puoi appellare. A uno sputtanamento come quello subito da Laghi non hai armi da opporre, vista la cattedra inarrivabile su cui siede Cantone. Questa è l’ Italia fuori controllo che mi spaventa più delle zingarelle ladre alle stazione della Metro. Quelle delinquono, escono dalle regole, le si impalerebbe volentieri, ma almeno non si assidono come Zeus sopra le nuvole scagliando fulmini al di fuori della legge, e per di più prendendosi gli applausi di tutti. Gli atti delle nomadi rapinatrici hanno almeno il meriti di indignarci, e neppure ardiscono a passare per meritevoli. Invece chi scavalca i confini delle proprie prerogative suscitando le “ola” è segno persino peggiore di un’ italia uscita dai cardini della propria identità democratica. Scusi, caro presidente Raffaele Cantone, siccome siamo certi della sua retta intenzione, si controlli. Almeno quando non dà le sue decine di interviste e non parla a tavole rotonde, ma si esprime per sentenze, ricordi l’ antico motto di Plinio: “Ne sutor ultra crepidam”, che il calzolaio non giudichi più in su della scarpa. Oltre i confini cioè dei suoi doveri, dove comincia, a furor di bene, l’ arbitrio. riproduzione riservata.

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