24 Gennaio 2015

La Camera mantiene la mensa per salvare i dipendenti

La Camera mantiene la mensa per salvare i dipendenti

ROMA La Camera non rinuncia più alla mensa di Palazzo Marini: fino alla fine di febbraio l’ amministrazione di Montecitorio pagherà un’ indennità alla società dell’ immobiliarista Sergio Scarpellini Milano 90, proprietaria dell’ immobile. Per il futuro si cercherà di strappare un affitto più vantaggioso. La decisione è stata presa dall’ ufficio di presidenza di Montecitorio, che ha voluto mettere in salvo il posto di lavoro dei dipendenti della Milano 90, che in caso di addio definitivo della Camera sarebbero licenziati. Regolarmente restituiti alla Milano 90 gli altri due palazzi Marini, che ospitavano gli uffici dei deputati e per i quali la Camera pagava un affitto spropositato: secondo l’ ufficio di presidenza, dal trasloco dai due edifici si genera un risparmio di circa 25 milioni all’ anno. Secondo Scelta Civica, però, continuare a pagare l’ affitto per la mensa dei dipendenti è una follia: per il deputato Mariano Rabino per 34 giorni di «occupazione temporanea» di palazzo Marini la Camera dovrà sborsare la bellezza di 991.291,14 euro; inoltre, sempre secondo Rabino, un pasto medio alla mensa verrebbe a costare all’ amministrazione ben 73 euro. Cifre contestate dal questore della Camera Paolo Fontanelli: «Sono gonfiate, non rispondono alla realtà». Secondo la Camera il costo totale dell’ operazione è di 752mila euro e non di 991mila, e il costo medio dei pasti alla mensa non è 73 euro ma solo 17.56. Il Codacons ha preso di mira Laura Boldrini per un soggiorno privato in un hotel di Grottammare, risalente al dicembre del 2013. La presidente avrebbe chiesto alla Camera di anticiparle il pagamento, per poi restituire l’ intera somma in un secondo momento. Il portavoce della Boldrini precisa che la presidente della Camera non ha usato «soldi pubblici» e che la cifra di cui si parla è di 150 euro.

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