La bomba a orologeria dello Scudo Crociato
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fonte:
- la Repubblica
Il Consiglio di Stato dando ragione alla Dc introduce un nuovo principio
Un caso complicato, un vero e proprio intrigo giuridico dove si mischiano scontri sull’uso di vecchi simboli, conflitti di competenze, vuoti legislativi, interessi di bottega. La decisione del Consiglio di Stato di riammettere la Dc guidata da Giuseppe Pizza ha terremotato il sistema politico impegnato nel rush finale della campagna elettorale. Uno sforzo che potrebbe essere vanificato da un rinvio di qualche settimana. Ma rinviare, così come non rinviare, non risolve i problemi perché nel merito non c’è stato ancora un pronunciamento. E, in via teorica, le elezioni potrebbero rischiare l’annullamento in un caso come nell’altro. Ecco un "vademecum" dei quesiti chiave riguardanti la vicenda-Pizza. IL CASO Come nasce la questione? Il 4 marzo l’Ufficio elettorale del Viminale chiede a Pizza di cambiare il suo simbolo elettorale. E’ troppo simile a quello dell’Udc. Pizza il 6 marzo ricorre in Cassazione. L’8 marzo l’Ufficio centrale elettorale della Cassazione esclude la Dc di Pizza perché "crea confusione". Stessa sorte per la Dc di Angelo Sandri. Pizza annuncia il ricorso al Tar. Il CONSIGLIO DI STATO Perché la vicenda approda al Consiglio di Stato? La Dc di Pizza ricorre a tutti i Tar, che hanno tempi di reazione diversi. Il primo a pronunciarsi, dietro richiesta del candidato Paolo Del Mese, è quello della Campania. L’esito è negativo: la Dc di Pizza non viene riammessa alle elezioni. Ma ricorsi pendono in tutto il paese. E non solo quelli della Dc. Oggi per esempio il Tar del Lazio si pronuncerà sul ricorso della Sinistra Arcobaleno contro l’ammissione delle liste del Mpa di Lombardo al Senato. La Dc, sconfitta al Tar, decide di fare ricorso al Consiglio di Stato. NUOVA GIURISPRUDENZA Perché l’ordinanza del Consiglio di Stato cambia le carte in tavola? L’ordinanza del Consiglio di Stato che in via cautelativa riammette la Dc alle elezioni è importante perché segna una novità nella giurisprudenza amministrativa in materia di procedura elettorale. I giudici scrivono infatti che "la questione in esame attiene non alla verifica dei titoli di ammissione dei componenti riservata ai competenti organi delle Camere, ma alla ammissione delle liste", e che "le controversie relative alla fase antecedente le elezioni non trovano disciplina specifica come desumibile dalla decisione della Corte costituzionale n.117/2006". Dunque, conclude la V sezione del Consiglio di Stato, "tali controversie, in quanto aventi ad oggetto atti amministrativi, devono ritenersi nella giurisdizione del giudice amministrativo". E si fa riferimento ad una sentenza del Consiglio di Giustizia amministrativa, il Consiglio di Stato siciliano del 2006. Il RUOLO DEL PARLAMENTO Perché la giustizia amministrativa cambia giurisprudenza? Nella sentenza con cui il Consiglio di Stato rinvia gli atti al Tar della Campania, potrebbe avere pesato una decisione della Camera del 13 dicembre 2006. In quella circostanza, respingendo in quanto inammissibile un ricorso della Lista consumatori-Codacons-Democrazia cristiana, si stabilisce che il Parlamento deve conoscere le fasi di presentazione delle liste, ma "resta estraneo alle istituzioni parlamentari la valutazione di mera legalità degli atti privi di rilevanza sulla verifica dei titoli di ammissione dei deputati proclamati". Qualcosa che il Consiglio di Stato avrebbe interpretato come un via libera all’intervento. I TEMPI Quando deciderà il Tar? Nel merito, e tenuto conto dei loro "ritmi" abituali, i Tar non potranno verosimilmente pronunciarsi prima della data fissata per le elezioni. LA COSTITUZIONE Cosa prevede la Costituzione sulla data delle elezioni? La Costituzione, articolo 61, prevede che le elezioni debbano svolgersi entro 70 giorni dalla scioglimento delle Camere. Un rinvio sarebbe incostituzionale. Ma incostituzionale potrebbe essere anche impedire ad un partito la partecipazione al voto. Come soluzione qualcuno propone di considerare i 70 giorni come "giorni utili", allargando ad almeno 90 giorni il tempo tra scioglimento e apertura dei seggi. I PRECEDENTI Ci sono casi di precedenti rinvii delle elezioni? Sì. Nel 2005 furono spostate le elezioni regionali della Basilicata, dal 3 al 17 aprile, a causa della riammissione di una lista. IL VOTO ANNULLATO Ci sono stati casi di elezioni annullate? Un caso recente si è verificato a Messina. Dopo un dissidio fra Bobo Craxi e Gianni De Michelis, la giustizia amministrativa diede ragione a De Michelis che si era visto escludere la lista. Il voto fu annullato ed è arrivato il commissario. LE PROSSIME MOSSE Se Pizza non demorde, che cosa può accadere? L’ipotesi è che, una volta escluso, Pizza faccia ricorso contro la legittimità del risultato. I tempi sono lunghi. La legge non prevede un organo che possa annullare le elezioni. In caso di sentenza in questo senso di un organo di giustizia amministrativa, la palla tornerebbe così alle Giunte per elezioni di Camera e Senato. Dove il giudizio è spesso "politico".
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