8 Gennaio 2010

La benzina vola a 1,35 euro Catricalà: cartello? Non ho prove

 

MILANO – Non si ferma la corsa dei prezzi della benzina. E il carburante dopo gli aumenti decisi dall’ Agip martedì scorso, vola a 1,35 euro al litro. A metter mano ai listini sono tutti imarchi, con Shell in cima alla classifica che porta il costo della verde sopra la quota di 1,35 (con un aumento di 1,5 centesimi) mentre la Esso vende il carburante a 1,336 euro al litro (+1,2). In corsa anche il prezzo del gasolio con il marchio Shell sempre in pole position a 1,199 euro al litro. A pesare, come sempre, è il prezzo del petrolio sotto tensione dall’ inizio dell’ anno quando ha superato quota 80 dollari. Ma rimane l’ eterna questione della doppia velocità di adeguamento dei prezzi dei carburanti con i corsi del greggio. E le domande che si rincorrono sono sempre le solite: perché i rincari del petrolio scattano quasi in simultanea sui listini di benzina e gasolio, mentre i ribassi sono più lenti a manifestarsi. Anche secondo l’ Antitrust i prezzi della benzina che «scendono con la velocità della piuma e salgono con quella del razzo, hanno qualcosa di distorto» anche se il presidente Antonio Catricalà ammette però di non essere «riuscito a provare il contrario di quello che dimostrano le aziende con studi alti quanto un bambino di 19 anni, quindi circa due metri». Catricalà ha ricordato che l’ Antitrust «ha aperto un’ istruttoria sul prezzo della benzina e l’ ha chiusa con degli impegni delle aziende, perché non siamo riusciti a trovare la prova dell’ intesa dei petrolieri». Sulla cosiddetta doppia velocità dei prezzi le aziende «sono riuscite a dare una prova da un punto di vista scientifico della bontà delle loro azioni. Da un punto vista razionale, comunque, non riesco a capire, ma da un punto di vista tecnico, giuridico ed economico non ho la prova che questo sia un illecito». Tra i possibili interventi da mettere in campo per andare incontro ai consumatori, Catricalà ha parlato di «un’ iniziativa ministeriale buona che vuole distinguere la distribuzione dalle case produttrici» con un aumento delle pompe bianche (senza marchio) «che hanno dieci punti di meno del costo della benzina per litro». Meno convincente invece il prezzo settimanale, pur giudicato un «buon progetto». Intanto sui rincari di questi giorni fanno due conti le associazioni dei consumatori che non sono però le sole a lanciare accuse di speculazione nei confronti dei petrolieri. Il leghista Sergio Divina ha parlato di «arrembaggio non più tollerabile» verso le tasche dei consumatori che pagano il «bello e cattivo tempo» dei petrolieri quanto degli enti che ritoccano «in modo disinvolto» le tariffe. Secondo Adusbef e Federconsumatori i rincari di questi giorni, «fuori controllo», costeranno 171 euro in più all’ anno a famiglia. L’ Adoc reclama in incontro urgente con Mr Prezzi per far fronte a quella che sta diventando « un’ emergenza nazionale, mentre il Codacons chiede le dimissioni del ministro Claudio Scajola, «incapace di far fronte allo strapotere delle compagnie petrolifere». Una buona notizia arriva dal mercato: il greggio ieri a New York ha ceduto lo 0,6% a 82,66 dollari al barile.

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