La benzina va alle stelle: spunta l’ ipotesi di truffa
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fonte:
- Il Giornale
L’ inchiesta riguarda 7 compagnie petrolifere: Shell, Tamoil, Eni, Esso, TotalErg, Q8 e Api I reati ipotizzati sono rialzo e ribasso fraudolento dei prezzi a danno del consumatore Pierluigi Bonora Il caro carburanti, che insieme all’ insostenibile pressione fiscale e alla pesante recessione ha contribuito ad accentuare la crisi del mercato dell’ auto e a svuotare i portafogli degli italiani, è finito nel mirino della Procura di Varese. Sotto osservazione, in particolare, sono i rialzi dei prezzi di benzina e gasolio, praticati da alcune compagnie petrolifere, denunciati dal Codacons in un esposto. L’ inchiesta riguarda,in particolare: Shell, Tamoil, Eni, Esso, Total Erg, Q8 e Api. L’ attività investigativa, spiega un comunicato, è nata da una denuncia del Codacons «riferita a possibili manovre speculative su prodotti petroliferi atte a determinare, indebitamente, il rincaro di benzina e gasolio al dettaglio sul mercato nazionale, e ha portato ad accertare l’ esistenza di un rialzo fraudolento dei prezzi dei carburanti attraverso manovre speculative in danno degli utenti finali». La Guardia di finanza di Varese, dopo un anno di accertamenti insieme all’ autorità giudiziaria locale, ha ora annunciato che gli atti saranno trasferiti alle Procure di Milano e di Roma per competenza territoriale. Sempre il Codacons, a proposito dell’ ipotesi di truffa sui prezzi dei carburanti, nei giorni scorsi aveva lanciato sul proprio sito una class action alla quale possono aderire oltre 34 milioni di automobilisti italiani. Gli sviluppi della vicenda potrebbero, a questo punto, ingigantirsi. Ecco allora scendere in campo, a difesa del settore, l’ Unione petrolifera: «Nella consapevolezza di avere sempre pienamente rispettato le norme di legge vigenti – recita una nota le aziende esprimono incredulità e profondo sconcerto relativamente sia alle gravi accuse, sia al travisamento del reale stato di avanzamento delle indagini ».Secondo l’ Up, «dal provvedimento del Gip di Varese emergerebbero semplici ipotesi investigative che dovranno essere verificate. Ne consegue che, allo stato, ogni affermazione in merito alla presunta esistenza di reati accertati è del tutto infondata ». Fin qui l’ arringa dell’ Unione petrolifera. Le investigazioni degli inquirenti hanno comunque riguardato l’ intera filiera distributiva, al fine di individuare eventuali ostacoli allo sviluppo degli impianti cosiddetti «no logo», e di verificare l’ esistenza di meccanismi studiati per impedire un corretto stimolo concorrenziale. Sotto la lente, quindi, le modalità di determinazione dei prezzi – dal costo della materia prima ai costi applicati dalla rete distributiva – attraverso un confronto delle tariffe tra i vari distributori e servizi. I finanzieri hanno proceduto anche al raffronto con i listini praticati nel resto dell’ Ue, rilevando prezzi medi in Italia maggiori della media di quelli europei (ciò a causa,perlopiù,dell’ inadeguatezza della rete). Gli accertamenti sono quindi proseguiti con l’ intento di verificare se le compagnie petrolifere avessero posto in essere una particolare forma di trasfer pricing , attuata attraverso operazioni intracomunitarie di cessione e riacquisto di prodotti petroliferi, avendo, come controparte, proprie imprese consociate, in modo da consentire loro di ottenere una forma di risparmio fiscale che determinerebbe, parallelamente, un innalzamento dei prezzi alla pompa praticati in Italia. Intanto, la rete carburanti italiana non ha ancora recepito le conseguenze – positive per i consumatori – derivanti dal crollo della quotazione internazionale della benzina: il prodotto in due giorni ha perso 21 euro per mille litri. Anzi, c’ è qualcuno che ha deciso di praticare un leggero ritocco all’ insù. I BIG DEL GREGGIO «Le aziende esprimono sconcerto davanti alle gravi accuse» IL CONFRONTO I costi medi italiani sono maggiori rispetto a quelli in Europa.
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