La benzina trascina l’inflazione
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fonte:
- Il Secolo XIX
Tutta colpa della benzina. O quasi. Mentre nel resto d’Europa l’inflazione continua a fare retromarcia, restando sotto lo zero (-0,2%), in Italia è il costo maggiorato del carburante a far ripartire l’aumento dei prezzi, da un anno in caduta libera. La crescita, nel mese di agosto, è risultata dello 0,4% rispetto allo scorso luglio, e dello 0,2% se comparata all’agosto del 2008. Un segno "più" che preoccupa, vista la crisi ancora in corso, e che segna un’inversione di tendenza dopo dodici mesi di rallentamento che avevano portato il tasso di inflazione a calare di oltre quattro punti. I dati diffusi da Eurostat sono però inequivocabili e parlano di un’Italia in fuorigioco rispetto agli altri membri dell’Europa a 16, che restano in uno stato di deflazione. Che sia un bene o un male resta da vedere: certo è, in momenti così difficili per l’economia reale, che fare parte di un gruppo di 15 Paesi pone meno problemi che viaggiare soli come sta accadendo all’Italia. Il gasolio è aumentato del 3%: un dato stratosferico se rapportato a un mercato stagnante. La benzina verde costa l’1,8% in più di un mese fa. Due rialzi che hanno impattato sull’intero comparto dei trasporti, in rialzo dell’1,8% su base mensile. Nel mese di agosto, infatti, la verde è viaggiata intorno agli 1,3 euro di media, mentre il gasolio sopra gli 1,11 euro al litro. Rialzi consistenti rispetto a luglio, quando la benzina era intorno agli 1,27 euro ed il gasolio a 1,08 euro. Più confortante il quadro su base annuale, dove la benzina scende dell’11% e il gasolio del 22,5%. In entrambi i casi, però, i ribassi sono di molto inferiori rispetto al -36% fatto segnare dal prezzo del petrolio, che all’agosto del 2008 veleggiava intorno ai 113 dollari al barile (dopo il record storico di 147 dollari fatto segnare a luglio) mentre nel mese di agosto 2009 si è attestato mediamente poco sopra i 70 dollari. Anche se i prezzi del petrolio e dei carburanti non sono direttamente confrontabili è comunque evidente una discrepanza fra l’andamento del greggio e i carburanti. È proprio questo aspetto a preoccupare i sindacati. «Con un prezzo del petrolio sopra gli 80 dollari, l’inflazione potrebbe schizzare al 2,5%», spiega Agostino Megale, segretario confederale della Cgil. L’Unione Petrolifera ribadisce però che l’andamento del prezzo dei carburanti in Italia è del tutto coerente con le cifre del mercato internazionale: cifre che verranno portate per difendere la propria posizione nell’incontro fissato per venerdì col ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola. L’inflazione in lieve crescita «conferma i sintomi di ripresa dell’economia e allontana i rischi di deflazione», ha detto lo stesso Scajola con un ottimismo rispedito subito al mittente dall’opposizione e dai sindacati, che invitano alla prudenza e a mettere in campo politiche di sostegno ai redditi fissi. Preoccupate anche le associazioni dei consumatori, che temono già una nuova stangata a settembre per le famiglie e chiedono di "sterilizzare" i rialzi sia sul carburante sia sulle bollette energetiche. Il Codacons, in pieno allarme, ha spiegato ieri che la ripresa dell’inflazione costerà alle famiglie italiane 110 euro a partire da settembre. Un pedaggio davvero troppo esoso al rientro dalle vacanze. Per questo, ha aggiunto Scajola «sarà necessario tenere sotto controllo i prezzi, per evitare nei prossimi mesi fiammate inflazionistiche. A ciò sono finalizzate le indagini del Garante dei prezzi sulle imprese petrolifere e di telecomunicazioni». Secondo Antonio Foccillo, segretario confederale Uil, «non è detto che sia in atto un’inversione di tendenza». «Il lieve incremento potrebbe essere dovuto a un aumento dei consumi, sintomatico della stagione estiva, nonché all’aumento della benzina». Per adesso «non bisogna trarre conclusioni affrettate. Il vero problema resta quello dei bassi salari e delle basse pensioni». Secondo Foccillo, «bisognerebbe intervenire con un vero piano per rilanciare i consumi e difendere il potere d’acquisto. difendendo anche i molti posti di lavoro a rischio con la ripresa dell’attività produttiva delle aziende».
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